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Un disastro. E’ gravissima la crisi nell’Alto Adriatico nel settore della pesca ai molluschi con in prima fila le vongole. I numeri parlano chiaro: circa 700 partite Iva cessate, un fatturato che da 120 milioni di euro (80 per le vongole veraci e circa 40 per i lupini) è sceso a poco più di 13 milioni. Oltre 500 famiglie in grave difficoltà.

E’ un vero e proprio grido di dolore quello lanciato dai pescatori dell’Alto Adriatico (che coprono oltre il 30% della produzione nazionale di vongole) oggi una riunione con i vertici delle cooperative di pescatori e della Regione Veneto.

La crisi

Le imprese del settore – spiegano all’Associazione generale cooperative italiane (Agci) del Veneto – risultano inattive da oltre 15 mesi, senza prospettive concrete di ripresa nel 2026. Le recenti semine di vongole non hanno prodotto alcun risultato: i campionamenti non rilevano presenza di prodotto. Questo scenario – aggiungono ad Acgi Veneto – suggerisce la possibile presenza di sostanze inquinanti – come pesticidi o metalli pesanti – che non vengono attualmente monitorate dagli enti preposti, i quali si limitano a controlli stagionali sulla carica batterica.

«Fermi dal 2024»

“Siamo ormai fermi dal 2024 – spiega il responsabile di Agci (associazione generale cooperative italiane) Veneto, Gianni Stival -. Molti danno la colpa al Granchio blu ma il problema ha radici molto più profonde. Ed è legato all’inquinamento e al cambiamento climatico. Il Granchio blu certo non ci ha aiutato ma è responsabile al 20% del problema. Senza dimenticare che al Granchio blu già predatore delle vongole si è aggiunta ora un’altra specie aliena nemica dei molluschi: la noce di mare. Le specie importate sono parte del problema ma la vera emergenza è l’inquinamento. Nel nostro bacino sfociano importanti fiumi del Nord: dal Po al Tagliamento, dall’Adige al Livenza. Il cambiamento climatico ha impattato in diversi modi. Da un lato con le alluvioni è aumentata a dismisura la quantità di fango e detriti sversati in mare. Dall’altro la temperatura del mare si è alzata in modo incredibile. La scorsa estate la temperatura dell’Adriatico d’estate era di 30 gradi in superficie e di 28 in profondità. Una cosa mai accaduta”.

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I fanghi

Ma al di là delle condizioni climatiche a rendere la vita difficile ai pescatori di molluschi sono i fanghi. “I fanghi – aggiunge Stival – prodotti dalle alluvioni ma anche di quelli che tanti ritengono siano dovuti agli sversamenti industriali hanno ormai ricoperto la sabbia dei fondali. E la sabbia è invece l’habitat naturale nel quale i molluschi si riproducono. Di fatto la nostra cooperativa che in media pescava 4 quintali di vongole l’ora adesso ha l’attività quasi azzerata. Con l’aggravante che le nostre licenze che sono per le draghe idrauliche non possono essere utilizzate per effettuare altre tipologie di pesca. Non possiamo insomma riconvertirci ma dobbiamo solo fermare le nostre imbarcazioni”.