Venerdì 16 gennaio 2026, alle 21 in piazza della Motta, torna uno degli appuntamenti più amati e simbolici per i varesini: il Falò di Sant’Antonio, organizzato dai Monelli della Motta.
Le radici si perdono nel tempo e nella leggenda, con il fuoco che brucia nella notte d’inverno che rappresenta molto più di una semplice tradizione: è un rito collettivo, un atto di comunità, una carezza alla memoria, un gesto di speranza.
Lo racconta con passione Gianandrea Redaelli, portavoce dell’associazione Monelli della Motta che con un gruppo intergenerazionale di 38 volontari tiene viva questa tradizione.
«È la festa dei varesini – dice – che non si è mai fermata: né con la guerra, né con il Covid. Neppure la pioggia prevista (forse) per quest’anno potrà fermarla. Se piove, si accende lo stesso».
Falò e festa di Sant’Antonio a Varese: tutto quello che dovete sapere dell’edizione 2026
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Un fuoco costruito con amore
La pira è composta da bancali in legno certificato, accesa solo con candele in cera: niente combustibili, niente artifici. «Il falò si regge da solo – spiega Redaelli – perché è intrecciato come una grande opera artigianale. Come dicevamo scherzando: usa le stesse tecniche di Brunelleschi!».

Alle 21 in punto scatta l’accensione: un momento solenne e collettivo, in cui autorità cittadine, sportivi e cittadini si alternano in un gesto semplice e potente. Quest’anno, accenderanno il falò anche alcuni giocatori e membri dello staff della Pallacanestro Varese, ospiti d’onore della serata.
Varese si prepara alla Festa di Sant’Antonio, ad accenderlo quest’anno l’Arcivescovo Delpini
I desideri che volano nel fuoco
Un elemento irrinunciabile del falò è la raccolta dei bigliettini dei desideri, che vengono bruciati nella pira: gesti di speranza, parole intime affidate alle fiamme.
Quest’anno, grazie alla collaborazione con VareseNews, sono già stati raccolti oltre 1.350 bigliettini, e continueranno ad arrivare fino all’ultimo minuto.
Redaelli ricorda un episodio toccante del 2021: una mail arrivata la mattina del falò con il desiderio che un padre ce la facesse in terapia intensiva. Poche ore dopo, un’altra mail: “Grazie lo stesso, ma purtroppo è mancato.” «Ecco perché lo facciamo – conclude –. Perché il fuoco del falò accoglie anche chi non può esserci. È un abbraccio collettivo alla vita».
Perché lo facciamo? Perché bruciare ha ancora senso
«Cosa ci spinge, ancora oggi, a stare ore al freddo per guardare un mucchio di legna bruciare? – si chiede Redaelli – La risposta è semplice e potente: perché il falò di Sant’Antonio è la risposta umana a tutto ciò che ci fa paura. È un gesto antico che accende il futuro. È Varese che si ritrova, che resiste, che si abbraccia. Anche solo per un attimo. Ma quell’attimo vale tutto».
Solidarietà che scalda
I panini con salamella dei Monelli sono un’istituzione, come i mustazzitt alla cannella e il banco gastronomico. «Con il ricavato sostiamo diversi progetti solidali. Quest’anno andrà a due realtà varesine: il progetto sportivo inclusivo Millepiedi Baskin e l’associazione Pezzettino, che si occupa di bambini e famiglie fragili.”
Un altro appuntamento imperdibile è la lotteria, il cui primo premio è un “maialino”… non in carne e ossa, ma in forma di tagli pregiati del macellaio. «Per fare una grande festa, serve anche sostenere costi crescenti – spiega Redaelli –. E noi ci autofinanziamo. Nessuno sponsor, solo la comunità».
Sabato 17 gennaio: la festa continua
La mattina seguente è Sant’Antonio Abate, giorno del patrono. Alle 10.30 la messa solenne, poi la benedizione degli animali, il lancio dei palloncini con i desideri e la benedizione dei pani, legata a una tradizione secolare.
In caso di pioggia? Il falò si fa. Sempre.
Come ogni anno, il falò si svolge con qualsiasi tempo. L’invito è di vestirsi adeguatamente, senza ombrelli, e arrivare presto: la piazza sarà contingentata per motivi di sicurezza. Gli ingressi saranno da via Carrobbio e via Vetera, le uscite saranno controllate e indicate.
Per chi non potesse esserci, VareseNews trasmetterà l’evento in diretta video, con immagini panoramiche e interviste dal cuore della piazza.