di
Valentina Marotta

A luglio la scoperta del cadavere di Franka Ludwig a San Godenzo: Emiliano Milza e Simona Hirsch l’avrebbero drogata e poi colpita

C’è una svolta nell’inchiesta sulla morte di Franka Ludwig, l’estetista tedesca di 52 anni trovata priva di vita su una strada sterrata che porta verso il Monte Falterona, nel comune di San Godenzo. I carabinieri hanno eseguito, su disposizione della procura di Firenze, il fermo del compagno della vittima, Emiliano Milza (53 anni) e un’amica, Simona Hirsch di 66, entrambi fiorentini, con l’accusa di omicidio volontario. I due, secondo l’accusa, avrebbero pianificato il delitto per incassare il premio di diverse assicurazioni sulla vita intestate alla donna, tra i cui beneficiari c’erano anche il figlio neonato e il compagno. Una somma che ammonterebbe a oltre un milione di euro

I due, hanno ricostruito le indagini, avrebbero tramortito con benzodiazepine Franka Ludwig e poi dopo averla portata sul sentiero di montagna, l’avrebbero uccisa, colpendola alla testa con un masso. Decisivo l’esito dell’autopsia, eseguita dalla medico legale Susanna Gamba. Poi le indagini del Nucleo operativo e radiomobile dei carabinieri, dirette dal pm Andrea Cusani hanno fatto emergere il probabile movente. Ieri è stato eseguito il fermo e tra venerdì e sabato sarà fissato l’interrogatorio di garanzia di fronte al gip.



















































Ludwig viveva a Vaglia, nella frazione di Montorsoli, e aveva un figlio di appena 6 mesi. In Germania gestiva un salone da estetista ma aveva deciso di vivere in Toscana accanto al compagno, che lavora nel settore della ristorazione.

A trovare il corpo della donna, ai bordi della strada del bosco di San Godenzo, la mattina del 1 luglio, una pensionata fiorentina che aveva portato a passeggio i suoi due cani. Aveva dato l’allarme al 118 e al 112 Nue: pochi minuti dopo sul posto era intervenuto il medico insieme ai carabinieri. Franka Ludwig era in tenuta da jogging, senza cellulare e priva di documenti e presentava profonde ferite alla testa e altre abrasioni che potevano fare pensare a una morte provocata dall’investimento di un mezzo che non si era poi fermato: in quella zona c’era un cantiere.

A identificarla è stata un’amica non vedendola arrivare a un appuntamento, ha chiamato il 112 Nue. E poi, alcune ore dopo, l’ha riconosciuta. È la stessa donna che ieri è stata sottoposta a fermo. Il compagno, ascoltato dagli inquirenti nelle ore successive al ritrovamento dei poveri resti di Ludwig, avrebbe detto di trovarsi nell’abitazione in cui la coppia viveva, a Vaglia, a diversi chilometri da San Godenzo.

Le indagini dei carabinieri sono andate avanti: gli investigatori hanno acquisito non soltanto delle immagini delle telecamere delle postazioni videosorvegliate che si trovano lungo quella strada ma anche quelle dislocate nei chilometri precedenti e successivi rispetto al luogo dove la Ludwig è stata ritrovata. Poi hanno passato al vaglio le celle telefoniche per registrate le posizioni dei cellulari di chi passava in auto da lì. Un lavoro meticoloso andato avanti per mesi. Fino all’ultima svolta di oggi 13 gennaio.


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13 gennaio 2026 ( modifica il 13 gennaio 2026 | 22:22)