di
Viviana Mazza

L’ex stratega del presidente al «Corriere»: «Ma io sono contrario a interventi diretti contro gli ayatollah». Canada come Groenlandia: non possono difendersi da soli

«Il presidente Trump sta tenendo aperta un’ampia serie di opzioni, inclusa quella cinetica su ampia scala» dice Steve Bannon al Corriere, quando gli chiediamo se il post appena pubblicato da Trump su Truth in cui promette ai manifestanti iraniani che «l’aiuto è in arrivo» significhi un attacco militare, magari anche solo chirurgico. «Il segretario del Tesoro Bessent ha spiegato in un discorso dello scorso marzo al prestigioso Economic Club di New York come avrebbe fatto crollare i mullah con le sanzioni, la pressione monetaria e i dazi — e l’ha fatto. I dazi recentemente imposti del 25% su tutti i partner commerciali li isolano. Ma Trump tiene aperta l’alternativa di un attacco militare per vida della leva geopolitica che esso fornisce». 

L’ex stratega di Trump, ancora molto ascoltato dal presidente, e conduttore del programma War Room, è tra coloro che spingono per le sanzioni anziché per interventi diretti di cambio di regime.



















































Trump «sta mandando in frantumi l’ordine internazionale postbellico perché va contro America First», dice Bannon. Ma mentre la deputata Marjorie Taylor Greene ha criticato l’intervento in Venezuela definendolo contrario all’America First, Bannon afferma che tra le priorità di America First, oltre a controllare città ribelli come Minneapolis, Portland, New York e deportare gli immigrati illegali, c’è la difesa dell’Emisfero occidentale. Lei ha elogiato l’intervento in sé a Caracas ma ha parlato di «alti rischi» per «il giorno dopo». 

E in Iran, si parla di possibile raid Usa. Lei era contrario al raid contro i siti nucleari a giugno. E ora? «Il Venezuela va visto nel contesto della difesa dell’emisfero occidentale. E la Groenlandia, e presto credo il Canada, l’Artico, il Canale di Panama entreranno in gioco.. ». 

Groenlandia e Canada sono come il Venezuela? 
«È la stessa cosa. Il segretario del Tesoro ha appena annunciato che l’Argentina ha ripagato il prestito di 20 miliardi da noi fatto prima di Natale… abbiamo salvato l’Argentina, il governo di estrema destra di Milei. In Venezuela, non ho elogiato l’intervento, ma l’eccezionale prova militare. Non sono uno che crede molto nell’imbarcarsi in questi interventi di cambio di regime. Come a Teheran in questo momento. Ho sostenuto – come a luglio durante la guerra dei 12 giorni – di lasciare che le sanzioni facciano il loro corso. Israele ha tentato una decapitazione. L’economia sta crollando, i mullah stanno crollando. Bisogna, come in Venezuela, sequestrare le navi fantasma, il petrolio dei mullah che va al Partito comunista cinese, tagliare i soldi. E sarà il popolo persiano a far crollare i teocrati islamici, come dev’essere il popolo a rovesciare il regime ancora in vigore in Venezuela». 

Le prossime mosse? 
«Il Grande Gioco nel XIX secolo riguardava la Russia contro l’Impero britannico per l’accesso ai porti e il controllo dell’India… la Persia, l’Afghanistan. Il Grande Gioco del XXI secolo è l’Artico: si vedono già massicci movimenti dei russi e dei comunisti cinesi. La parte più vulnerabile è quella canadese. Il Canada rischia di essere la prossima Ucraina, a meno che non sia fortificato con l’iniziativa strategica americana. Trump ha cercato di parlarne con i canadesi. Credo che il partito comunista cinese guardi al’Artico canadese come i russi guardavano all’Ucraina. Potrebbero dare un “morso” territoriale, Trump non lo permetterà. La difesa emisferica va dall’Artico alla punta del Sudamerica. La Guyana, il Venezuela e il Golfo d’America dal Messico al Texas contengono da 5 a 10 volte il petrolio del Golfo Persico. La Groenlandia è importante per bloccare l’accesso russo al Nord Atlantico… È una strategia brillante concepita al 100% da Trump. Ora, io non sono particolarmente entusiasta su alcuni dei metodi: non vogliamo l’occupazione del Venezuela e di altri luoghi, sono molto esitante su questo, ma per il momento il piano generale sembra funzionare. E penso che la situazione cubana sarà risolta entro l’anno. Il comune denominatore in Venezuela, Iran, Cuba è che economie vibranti sono state distrutte. Se applichi le sanzioni, il popolo li rovescerà, per la libertà e una vita normale». 

Ma in Venezuela c’è stato un intervento militare Usa.
«Per ora un raid chirurgico. Trump ha imparato le lezioni dell’Iraq. Non credo che vedremo coinvolgimento di truppe e “pantani”. Guarda a quello che chiamo il potere dell’expeditionary force (operazioni specifiche ndr). Potremmo vederne in Messico contro i cartelli della droga. Penso che sia America First. Ora, in Iran ho detto chiaramente che la natura dovrebbe fare il suo corso. Trump ha fermato un più ampio coinvolgimento di Israele ponendo fine drammaticamente alla guerra dei 12 giorni. Gli israeliani spingono per il progetto di Grande Israele e li ha distrutti, portando ai due Stati. Coi soldi del Qatar e truppe turche, egiziane, emiratine, saudite… un proto-Stato palestinese. Forse sarò a Roma in primavera per avviare un’iniziativa per una soluzione dei tre Stati: se ci sono due Stati serve il terzo, cristiano, che includa il quartiere cristiano di Gerusalemme e il corridoio di Betlemme, per proteggere i siti sacri». 

E la posizione di Marjorie Taylor Greene?
«Penso sia marginale per ora, perché Trump si muove nel quadro della difesa emisferica. Ma se si espande all’Ucraina, dove cercano di forzare garanzie di sicurezza Usa, o a Israele, la gente può cominciare a dire: aspetta, non vogliamo essere coinvolti di più». 

Ci parli del 2028. Axios scrive che lei si candiderà alla presidenza. 
«Non preoccupatevi del 2028. Il punto è il 2026. Se teniamo il controllo della Camera, Trump continuerà la sua rivoluzione. Non mi candiderò: nel 2028 io sostengo la sua corsa a un terzo mandato. Ma se perdiamo nel 2026 i democratici non metteranno solo Trump sotto impeachment ma Kristi Noem, Hegseth… faranno guerra politica per distruggere il movimento Maga. Anche per questo lunedì lancerò War Room Texas. Il 3 marzo in Texas c’è un referendum per vietare la sharia. Porterà energia alle elezioni di midterm: non c’è entusiasmo per salvare Mike Johnson alla Camera repubblicana, sono irrilevanti, come la Duma russa. Serve un’altra forza per motivare la gente».

13 gennaio 2026 ( modifica il 13 gennaio 2026 | 23:55)