voto
8.0

  • Band:
    GLUECIFER
  • Durata: 00:39:21
  • Disponibile dal: 16/01/2025
  • Etichetta:
  • Steamhammer Records

Spotify non ancora disponibile

Il ciclo vitale di molte band hard rock/heavy metal contemporanee ci pare ormai abbastanza chiaro: c’è la fase della giovinezza, quando si cavalcano ispirazione, entusiasmo, voglia di spaccare il mondo, inanellando un disco dietro l’altro e, quando possibile, sfiancanti tour ovunque si venga chiamati.
Successivamente, magari, si arriva a un’età relativamente più matura, e magari non si è svoltato verso una dimensione che consenta di vivere essenzialmente di musica o giù di lì, i tempi di pubblicazione si allargano e si diradano le apparizioni live.
Quando poi le incombenze della vita diventano veramente opprimenti ed emergono altre priorità, ci si ferma. E dopo anni, a volte parecchi, il desiderio di suonare ritorna, perché sai che noia stare lontani dalla propria passione!
È andata così anche per i Gluecifer, creatura di spensierato rock’n’roll imparentato con il punk e qualche tocco glam, provenienza norvegese: autori di un filotto di indovinati album tra il 1997 e il 2004 – ben cinque – gli allora ragazzi di Oslo sono andati indefinitamente in pausa. Un lungo silenzio, rotto prima dalla reunion del 2018, ora da “Same Drug New High”.

Il titolo sembra far presagire che si possa stare tranquilli, che la band non abbia alcuna intenzione di praticare uno sport diverso da quello per cui sono divenuti noti al pubblico. Attese perfettamente rispettate e sguardo d’intesa con quello del grintoso gallo in copertina.
I Gluecifer sono tornati per davvero, ripartendo esattamente da dove li avevamo lasciati, che poi erano le stesse coordinate frequentate anche negli anni precedenti, nel nome di una fedeltà alla linea che, nel loro caso, non si è mai concessa significative deviazioni. I membri fondatori Biff Malibu (voce) e Captain Poon (chitarra) sono ora affiancati dall’altro chitarrista Raldo Useless, il batterista Danny Young e il bassista Peter Larsson, per un’alchimia complessiva che non fa rimpiangere affatto i dischi della prima fase di carriera.
Il primo singolo e opener “The Idiot” è un inno incendiario come i Gluecifer ne hanno scritti parecchi in carriera, semplice e scoppiettante in ogni suo aspetto, l’ideale per ricongiungersi alla propria storia, rassicurare i fan e dare il benvenuto a questa nuova era della band.: un attacco di sola batteria, un breve assolo scatenato, presto doppiato dal basso, lanciano il brano verso la dimensione del puro divertimento che ha reso i norvegesi una piccola leggenda del rock’n’roll.
La metrica concitata di Biff Malibu strattona con un entusiasmo contagioso, facendo percepire quanta voglia, quanta fame di musica il gruppo vada a convogliare in quest’album di rientro. Nella loro essenzialità, i Gluecifer hanno sempre avuto una buona varietà di approccio, alternando pezzi veloci, rumorosi e d’assalto, e altri relativamente più tranquilli, pendolanti tra spensieratezza e una sottile patina malinconica.
Un mix perfettamente funzionante, oggi come ieri, facendoci riassaporare atmosfere quasi adolescenziali, come se le pressioni e i turbamenti dell’età adulta, almeno durante l’ascolto di “Same Drug New High”, scomparissero. È il caso della leggerezza impegnata di “I’m Ready”, dotata di un ritornello particolarmente arioso e cantabile, che ha in sé qualche assonanza con il rock/punk da classifica dei tardi anni ’90.

In alcune occasioni il quintetto intervalla entrambe le situazioni, passando con disinvoltura da un rock più duro e grintoso a melodie di facile consumo, come nel midtempo di “The Score”, più severo durante le strofe, sciolto e cantabile nel ritornello. Il disco trasmette in ogni istante spontaneità e freschezza, si avvale di una produzione roboante al punto giusto ma non eccessiva nei volumi e nelle distorsioni, facendo percepire l’essenza del suono-Gluecifer in ogni sua peculiarità.
Non c’è proprio nulla fuori posto, si fanno apprezzare anche delle riuscite sfumature rockabilly in “1996”, a ricordare non solo nel titolo gli albori della formazione, oppure le melodie struggenti e il delicato crescendo di “Another Night, Another City”. Ad un ritorno discografico dopo così lunga attesa si chiede credibilità, riconoscibilità e un’ispirazione all’altezza del nome scritto in copertina: tutte caratteristiche riferibili a “Same Drug New High”, un capitolo che non fa rimpiangere “Basement Apes” o “Automatic Thrill”. Bentornati Gluecifer!