Il fumettista statunitense Scott Adams, autore della striscia Dilbert, è morto a 68 anni nella sua casa di Pleasanton, in California. A confermare la notizia è stata l’ex moglie Shelly Adams. Nel maggio del 2025 Adams aveva reso pubblica la diagnosi di un cancro alla prostata in fase avanzata, con metastasi ossee e una prognosi sfavorevole.

Per oltre trent’anni, l’ingegnere “nerd” Dilbert è stato uno dei ritratti più riconoscibili e impietosi della vita d’ufficio contemporanea, una sorta di Fantozzi alle prese col mondo delle aziende tecnologiche e delle grandi strutture burocratiche. Nella striscia, fatta di disegni volutamente essenziali e dialoghi asciutti, Adams aveva trasformato frustrazioni quotidiane – riunioni infinite, manager incapaci, gerarchie illogiche – in una satira immediatamente comprensibile a milioni di lavoratori.

Il protagonista, Dilbert, era affiancato da una serie di personaggi diventati veri e propri archetipi della cultura aziendale: il Pointy-Haired Boss, simbolo dell’incompetenza dirigenziale; Alice, professionista preparata sistematicamente ignorata; Wally, specialista dell’arte di non lavorare; Asok, stagista talentuoso e sfruttato; e Dogbert, il cane cinico e manipolatore ossessionato dal potere. C’erano persino un gatto menefreghista (Catbert) e un topo ottimista (Ratbert).

Nel momento di massima popolarità, alla fine degli anni Novanta, la striscia veniva pubblicata quotidianamente su circa 2.000 giornali nel mondo, accostandosi a classici come Peanuts, Garfield e Doonesbury. Il successo editoriale si estese a libri, raccolte, merchandising, una serie animata televisiva e campagne pubblicitarie di enorme visibilità.

Dilibert

Dilibert (Wikipedia)

13/01/2026

Nato l’8 giugno 1957 a Windham, nello Stato di New York, Scott Raymond Adams proveniva da una famiglia della classe media. Dopo la laurea in Economia all’Hartwick College e un MBA all’Università della California, Berkeley, lavorò prima in banca e poi nel settore delle telecomunicazioni. 

Proprio l’esperienza diretta negli uffici aziendali fornì la materia prima per Dilbert, nato quasi per caso durante le riunioni di lavoro, sotto forma di caricature dei colleghi che iniziarono a circolare informalmente. Nel 1989 arrivò la distribuzione ufficiale, mentre Adams lasciò definitivamente il lavoro d’ufficio solo nel 1995, quando la striscia divenne un successo globale.

Parallelamente ai fumetti, Adams si affermò anche come autore di saggi satirici sul mondo del management. Il più noto, The Dilbert Principle (1996), sosteneva provocatoriamente che i lavoratori meno competenti tendano a essere promossi a ruoli dirigenziali, dove possono arrecare meno danni. Il libro consolidò la sua reputazione di osservatore caustico delle dinamiche aziendali.

Negli anni successivi, però, la figura pubblica di Adams divenne sempre più divisiva. Attraverso blog e podcast, iniziò a esprimere posizioni politiche e sociali che suscitarono forti critiche. La frattura definitiva arrivò nel 2023, quando alcune sue dichiarazioni giudicate razziste portarono oltre mille testate a interrompere la pubblicazione di Dilbert. Anche il suo distributore rescisse i contratti.

Tentò di rilanciare la striscia online con Dilbert Reborn, accessibile tramite abbonamento, mantenendo un tono fortemente polemico. Negli ultimi anni si era anche schierato apertamente a sostegno di Donald Trump, di cui aveva lodato le capacità comunicative, sostenendo di aver sacrificato reputazione e relazioni personali per le proprie convinzioni.

In extremis nelle ultime settimane il fumettista aveva chiesto aiuto al presidente degli Stati Uniti per ottenere l’accesso a terapie salvavita e Trump si era detto pronto ad aiutarlo.