di
Viviana Mazza
«Conservate i nomi dei vostri assassini, pagheranno un prezzo alto». Incertezza sulle mosse del presidente: «Le scoprirete». La Russia: inaccettabile. Witkoff incontra in segreto il figlio dello Scià
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK – Donald Trump afferma che intende sostenere i manifestanti in Iran. «Tutto ciò che dico loro è: l’aiuto è in arrivo», ha dichiarato il presidente americano parlando a Detroit presso l’Economic Club dove però ha trattato soprattutto di politica ed economia, dei suoi piani per gli americani, anche se ha toccato temi di politica estera incluso il Venezuela. Il suo messaggio sull’Iran in mattinata sul suo social Truth ha alimentato le attese di un possibile raid americano contro gli ayatollah. «Patrioti iraniani, continuate a protestare contro le vostre istituzioni — ha scritto il presidente americano —. Conservate i nomi degli assassini e di coloro che compiono abusi. Pagheranno un grosso prezzo. Ho cancellato tutti gli incontri con funzionari iraniani fino a che non si interrompe l’insensata uccisione di manifestanti. L’aiuto è in arrivo». Ha concluso: «MIGA» (Make Iran Great Again).
«Lo scoprirete»
Alla Reuters che gli chiedeva cosa significhi «l’aiuto è in arrivo», ha replicato: «Lo scoprirete» e ha sottolineato che gli americani dovrebbero lasciare l’Iran. Parole simili a quelle pronunciate sul Venezuela nelle settimane precedenti alla cattura di Maduro. La sua portavoce Karoline Leavitt ha affermato in volo che il presidente non aveva partecipato alla riunione del consiglio nazionale svoltasi ieri mattina per valutare le opzioni per rispondere alle proteste, anche se era atteso che ricevesse più tardi un briefing al ritorno da Detroit. Parlando a Detroit Trump ha ricordato di aver imposto l’altro ieri dazi (del 25%) entrati in vigore ieri a «chiunque faccia affari con l’Iran».
L’incontro con il principe
Il sito Axios ha rivelato che il consigliere di Trump Steve Witkoff ha segretamente incontrato il principe iraniano Reza Pahlavi, figlio dello Scià rovesciato nel 1979 che si sta posizionando come leader «di transizione» se cade il regime e che è apparso più volte in tv per chiedere all’amministrazione Trump di intervenire in supporto delle proteste.
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Fino alla scorsa settimana la Casa Bianca non sembrava considerarlo un potenziale leader nel Paese ma p rimasta sorpresa dal fatto che i manifestanti hanno gridato il suo nome. Secondo Axios le discussioni sulle possibili opzioni di intervento in Iran sarebbero ancora ad uno stadio iniziale. «Non siamo alla fase decisionale su una azione militare al momento» ha detto un funzionario al sito, aggiungendo che è difficile ancora sapere quale sarà la decisione di Trump. Il segretario di Stato Marco Rubio ha suggerito in recenti incontri a porte chiuse che l’amministrazione sta valutando risposte «non cinetiche» (senza l’uso della forza delle armi) per aiutare i manifestanti.
«Come Reagan»
Il senatore repubblicano della South Carolina Lindsey Graham che in passato ha indossato un cappellino rosso «Make Iran Great Again» ha rilanciato lo stesso slogan ieri su X alla fine di un lungo post: «Il presidente Trump certamente non è Obama. A mio parere è Reagan quando si tratta di proteggere i vitali interessi di sicurezza nazionale dell’America». Graham sostiene che «il colpo mortale agli ayatollah sarà una combinazione dell’incredibile coraggio patriottico dei manifestanti e dell’azione decisiva del presidente Trump. I manifestanti vanno nelle strade disarmati, rischiando le loro vite perché sanno di avere l’appoggio del presidente Trump».
Il senatore aggiunge: «Niente truppe sul terreno, ma un dispiegamento infernale – come ha promesso – su un regime che ha oltrepassato ogni linea rossa. Cosa cerco? La distruzione dell’infrastruttura che consente il massacro del popolo iraniano e l’abbattimento dei leader responsabili per le uccisioni». Graham conclude: «Il lungo incubo del popolo iraniano finirà presto. Sono molto orgoglioso del presidente Trump».
La reazione russa e dei Paesi Ue
Il clima è di tensione e di incertezza. La Russia ha definito «un ricatto» i nuovi dazi, e «assolutamente inaccettabili» le minacce «di nuovi raid militari» americani, parlando di «conseguenze terribili» per il Medio Oriente. Italia, Unione europea, Regno Unito, Germania, Danimarca, Finlandia, Francia, Spagna, Portogallo, Olanda hanno richiamato ambasciatori o incaricati d’affari. Per il cancelliere Merz questi sono «gli ultimi giorni e settimane per il regime iraniano». L’Alta rappresentante della politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, dice che «non è chiaro se il regime cadrà o meno», Ursula von der Leyen parla di nuove sanzioni contro gli autori della repressione. Il Qatar vuole «mediare» tra Iran e Usa. Il portavoce del partito di Erdogan avverte che «interventi dall’esterno produrrebbero crisi».
13 gennaio 2026 ( modifica il 14 gennaio 2026 | 01:13)
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