«Alla costumista ho detto: “Ho un obiettivo. L’anno prossimo, a Halloween, voglio che la gente si vesta da Esmeralda. Creiamo un’icona”». Missione compiuta per Sabrina Impacciatore. L’attrice è tra i protagonisti di “The Paper”, serie mockumentary dal 26 gennaio su Sky e Now in cui i produttori esecutivi Greg Daniels e Michael Koman ci riportano nell’universo narrativo di “The Office”.
Questa volta però lo sguardo si sposta sul mondo del giornalismo locale in una redazione del Midwest sull’orlo della chiusura che prova a fare informazione di qualità senza mezzi, risorse o competenze adeguate.
Impacciatore interpreta Esmeralda Grand, caporedattrice ad interim che, dopo essere stata retrocessa dall’arrivo di un nuovo caporedattore (Domhnall Gleeson), cerca in ogni modo di sabotarlo. «Avevo paura potesse risultare sgradevole al pubblico. È una manipolatrice. Così ho pensato: “Come posso renderla simpatica?”. Mi è venuta in mente Titti che, qualunque cosa faccia, la fa per sopravvivere», racconta l’attrice.
«Ho pensato che, partendo da quel bisogno primordiale, Esmeralda fosse costantemente in guerra. Vede nemici ovunque e deve usare ogni arma possibile. La prima sono le unghie lunghe con cui ipnotizzare le persone. E poi i capelli alla Gilda. Il suo potere è essere il più femminile possibile». Eccentrica, sopra le righe, irresistibile. «Eppure non voglio imparare nulla da lei, perché non voglio diventare così», ammette Impacciatore. «Però abbiamo in comune il fatto di vivere il sogno americano. Amo l’Italia ma ora che sono dentro questo sogno e devo farlo durare il più possibile. Per Esmeralda è lo stesso. Ha bisogno di farcela negli Stati Uniti. Anche se non sa fare nulla, è brava a creare altre realtà».
Dopo l’enorme successo ottenuto con “The White Lotus” – «Mike White sarà per sempre uno degli uomini della mia vita. Mi ha cambiato l’esistenza» – e una carriera avviata oltreoceano, qual è oggi il rapporto dell’attrice con il fallimento? «Ho fallito tutta la vita. Voglio il diritto di cadere. Penso sia una cosa buona da ricordare a tutti», spiega Impacciatore. «Ho faticato per arrivare dove sono. Sento che ora, qualunque cosa accada, non mi importa. Potrei morire tra mezz’ora ed essere felice. Non è una gioia dell’ego, ma dell’anima. La vita è fatta di alti e bassi. Dobbiamo essere in grado di surfare e goderci questo viaggio pazzesco, doloroso e meraviglioso».
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Ultimo aggiornamento: mercoledì 14 gennaio 2026, 05:00
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