di
Francesca Morelli
Secondo la Società Italiana di Pediatria i casi sono raddoppiati negli ultimi 30 anni. Contano non solo i fattori ereditari, ma anche i cambiamenti nello stile di vita. Fondamentale riconoscere tempestivamente i segnali
Device elettronici, come il cellulare, e forme di intrattenimento virtuali quali i videogiochi o ore trascorse sul web, sono “compagni” sempre più frequenti del tempo libero dei bambini fin dalla prima infanzia e dello studio nei successivi anni della crescita. A farne le spese sono (anche) gli occhi sempre più miopi. Il fenomeno è in costante crescita, soprattutto in alcune aree del mondo fra cui Cina, Giappone e Paesi dell’estremo Oriente, ma anche Europa e Italia si stanno, purtroppo, allineando a questa curva, con dati esponenziali. Secondo le ultime stime diffuse dalla Società Italiana di Pediatria (Sip), la miopia interessa oggi il 36% dei bambini tra 5 e 19 anni, con un aumento del 50% di casi negli ultimi 30 anni.
Cambiamenti nello stile di vita
Il problema è riconducibile a diversi fattori, in primo luogo ai rapidi cambiamenti degli stili di vita che impegnano in misura sempre maggiore e più frequente la vista da vicino. Basti pensare all’uso dei device elettronici in mano ai bambini fin dalla più tenera età come viatico e passatempo per mantenerli zitti e buoni in contesti di quotidianità o in uscite fuori casa, ad esempio al ristorante, consentendo a mamma e papà di svolgere le proprie attività in tranquillità. O al passaggio da uno studio in precedenza condotto prevalentemente su libri al ricorso sempre più spinto strumenti “virtuali”, il web, che mettono a disposizione un importante numero di informazioni, reperibili facilmente con un clic. L’impegno ravvicinato della vista è dunque considerato fra i principali, se non il primo fattore di rischio, della miopia. «Quando si cerca di mettere a fuoco oggetti che sono posti a breve distanza dall’occhio – spiega il professor Francesco Bandello, primario di Oculistica all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e Ordinario di Oculistica all’Università Vita Salute San Raffaele – si attiva un muscolo, interno all’occhio, responsabile della messa a fuoco delle immagini sulla retina, determinando il fenomeno dell’accomodazione. Quest’ultima è una condizione che favorisce artificialmente la miopizzazione dell’occhio, con una probabilità di rischio maggiore nel caso in cui si eserciti la visione da vicino in maniera esasperata e prolungata nel tempo, o nei primissimi anni di vita quando l’apparato visivo è in fase di sviluppo».
Non solo fattori ereditari
A incidere sulla salute degli occhi di bambini e ragazzi moderni anche gli scarsi momenti di vita e attività all’aria aperta: giocare a pallone nel cortile, correre nella natura, sani diversivi di un tempo passato, sono stati infatti sostituiti da svaghi in ambienti chiusi e spazi ristretti che “viziano” anche l’occhio. «La vita all’aria aperta, oltre ai ben noti benefici sulla salute generale, ha anche il vantaggio molto positivo – prosegue il professor Bandello – di consentire il rilascio dell’attività accomodativa, spostando l’attenzione verso oggetti distanti, riducendo le probabilità di miopizzazione dell’occhio. La raccomandazione, per adulti è piccini, dopo un impegno della vista da vicino di 50-60 minuti è di “rilassare” l’occhio, rilasciando il muscolo, banalmente guardando fuori dalla finestra per qualche minuto». Contano inoltre sullo sviluppo di questa condizione, anche fattori ereditari: bimbi figli di genitori con miopia avranno maggiori probabilità di manifestare questo deficit con la crescita. Anche la presenza di altri problemi visivi, come lo strabismo o l’astigmatismo ad esempio, è un elemento da non trascurare.
Visita oculistica verso i 2-3 anni
Cruciale è intervenire precocemente. Il primo test sulla salute della vista viene eseguito alla nascita, poi monitorata dal pediatra, prima sentinella per scoprire la miopia, nei periodi Bilanci di Salute. «È tuttavia fondamentale effettuare una visita oculistica specialistica prima dell’ingresso nella scuola dell’infanzia, all’età di 2-3 anni. Questa finestra temporale è utile e preziosa per rilevare una eventuale ambliopia, comunemente nota come “occhio pigro” che interessa circa il 3-5% dei bambini dei bambini. Si tratta di una condizione in cui si ha una disparità visiva, cioè un occhio che vede perfettamente bene e l’altro che invece presenta qualche diottria in meno. A causa di questa discrepanza accade che le due immagini che vengono inviate dalla retina al cervello vengano classificate in modo differente: l’una, quella dell’occhio buono, come utile e importante; la seconda, quella dell’occhio deficitario, come scarto. Il cervello necessita, infatti, di ricevere da entrambi gli occhi immagini di alta qualità per poterle sovrapporre con la massima precisone e fondere in un’unica immagine perfetta. Quando questo meccanismo non è possibile, il cervello sopprime l’immagine meno buona e sfrutta solo quella ottimale. Per evitare che ciò accada e che il cervello continui a previlegiare un occhio e a penalizzare l’altro, è necessario rilevare l’ambliopia intorno ai 2-3 anni; in questa fascia di età, quando il cervello è ancora “adattabile”, semplici strategie come coprire con una benda o con una lente opaca l’occhio buono, obbliga il cervello a sfruttare le immagini di minore qualità, permettendo così di arrivare a ottenere una buona visione anche nell’occhio deficitario. Se invece la diagnosi è tardiva, verso i 6 anni, ogni tentativo di penalizzazione di un occhio rispetto all’altro o di altra correzione risultano inefficace, poiché il cervello ha ormai instaurato scelte selettive, incontrovertibili e la miopia resterà un problema che il bambino porterà avanti nella crescita e in età adulta».
Correzione con l’occhiale adatto
Ci sono campanelli da non sottovalutare, possibili indicatori che qualche cosa nella vista del bambino non funziona a dovere. Ad esempio la tendenza ad avvicinare di molto gli oggetti per metterli perfettamente a fuoco, assumere atteggiamenti viziati, che portano a girare testa o il corpo, da un lato, guardare di traverso, acquisire posizioni anomale. Più grande sarà, presumibilmente, il bambino stesso a dichiarare ai genitori di non vedere alla lavagna così bene come i compagni. «Esercizi di ginnastica oculare in prevenzione o in trattamento servono a poco. La terapia della miopia – conclude il professor Francesco Bandello – è rappresentata dalla giusta correzione con un occhiale adatto, funzionale all’entità del difetto di vista. Esistono, inoltre nuove formulazioni di lenti, indicate anche nei bambini, che sono in grado di agire specificatamente sull’accomodazione, evitando che la miopia possa progredire e un collirio a base di atropina a bassissimo dosaggio che impedisce l’accomodazione dell’occhio, quindi la miopizzazione, o comunque l’evoluzione verso valori più elevati di miopia».
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13 gennaio 2026
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