voto
8.0

  • Band:
    DVM SPIRO
  • Durata: 01:16:03
  • Disponibile dal: 16/01/2026
  • Etichetta:
  • My Kingdom Music

Streaming non ancora disponibile

I Dvm Spiro sono nati a Torino nel 2012 per iniziativa di tre membri dei Nihil Locus, formazione storica del sottobosco italiano che è ritornata alla luce proprio negli ultimi mesi con l’uscita di “Semper”, secondo album in trentacinque anni di carriera.
Massimo Currò (basso), Roberto Ripollino (growl, chitarra, ukulele, batteria) e Valeria De Benedictis (chitarra, voce pulita, tastiere), insieme al cantante/violoncellista Maurizio Demichelis, arrivano alla pubblicazione dell’esordio “MMXIX – In Frigidvm Lectvm” nel 2019, un mastodonte di quasi cinquanta minuti di un doom/death metal atmosferico ed opprimente che stempera il funeral doom degli inizi con soluzioni più elaborate e complesse.

Dopo aver fatto perdere le loro tracce per quasi sette anni, i piemontesi tornano, questa volta come trio senza Demichelis e con Ripollino e De Benedictis a spartirsi l’incombenza del reparto vocale, con un disco che, per durata e pesantezza, riesce addirittura a far impallidire il suo predecessore: “MMXXVI – Grave” oltrepassa la soglia dell’ora e un quarto di durata senza un singolo secondo che possa mettere a proprio agio l’ascoltatore.
Quello dei Dvm Spiro è un doom/death metal che pesca dagli anni Novanta, dai primi Anathema, Paradise Lost, My Dying Bride o Celestial Season, rielaborando la materia con un gusto lugubre ed un’attitudine teatrale, in cui ogni brano vive del contrasto tra un growl che proviene dall’oltretomba ed una voce pulita seducente, tra riff di una lentezza stordente e improvvisi silenzi riempiti solamente da qualche nota di pianoforte: un compito decisamente ostico, che i tre musicisti torinesi dimostrano di saper affrontare con perizia e con l’esperienza accumulata in tutti questi anni di dedizione al genere. Il cantato in italiano ed una produzione piuttosto cruda rendono il messaggio ancor più chiaro, amplificando le atmosfere funeree e l’opposizione tra momenti di calma e furia cieca.

“Dvm Spiro” letteralmente significa ‘mentre respiro’, tratto dal motto ciceroniano “dvm spiro, spero”, ossia “mentre respiro, spero” e la sequenza dei pezzi sembra proprio un viaggio senza speranza verso l’esalazione dell’ultimo respiro, che ha inizio con “Preludio”, la discesa nelle profondità più oscure con passaggi di quiete funerea e rabbiose esplosioni, e termina con “Alla Fine”, ‘breve’ brano strumentale dai suoni placidi e dai toni rassegnati.
Nel mezzo, “Troppo Lente Scendono Le Tue Lacrime” rappresenta l’episodio più straziante e quello che si avvicina maggiormente ad un’idea di melodia (pur angosciante che sia), ma l’apice emozionale viene raggiunto dai venti minuti di “Indistinta Morte”, la descrizione lucida del passaggio all’aldilà con radi suoni di tastiera e la parola “morire” scandita come fosse un ordine.

“MMXXVI – Grave” non è un lavoro per tutti e, soprattutto, non è musica che si può comprendere senza applicazione e ripetuti ascolti: un sacrificio necessario per entrare in un mondo di dolore e desolazione dal quale sarà difficile fuggire.