Con due Premi Oscar (per “Il pianista” e “The Brutalist”), si potrebbe pensare che Adrien Brody, a 52 anni, si senta arrivato e invece sente ancora il sacro fuoco dell’arte e ama condividerlo con il pubblico. Lo racconta nell’incontro al Red Sea Film Festival a Gedda, in Arabia Saudita, e spiega come riesce a trovare sempre nuove ispirazioni.


Qual è il segreto della longevità nel mondo della recitazione?


«Recitare il meno possibile! Per mettere in scena un’opera di finzione bisogna crederci, trovare una connessione umana. Si tratta di un viaggio emotivo in cui devi poterti identificare».


Ha trovato la ricetta per un buon film?


«Anche se si dice che il cinema è il mezzo dei registi, credo che un progetto sia sempre un processo di collaborazione, per questo è importante fare squadra, catturare il momento e sperimentare con quella giocosità tipica dell’infanzia».


Quindi si accorge subito quando un copione non funziona?


«Lavoro professionalmente dall’età di 14 anni e ormai ho un radar, mi ricordo che una sceneggiatura deve farti crescere ma al tempo stesso funzionare perché, dopo tutto, il mondo dello spettacolo resta un business».


È sempre stato così pragmatico?


«Da giovane mi buttavo a capofitto, ora mi rendo conto che molti attori guadagnano poco perché è un ambiente competitivo, quindi va bene inseguire i sogni ma anche essere realistici».


Ha un suo metodo particolare sul set?


«Rimango sempre nel personaggio. Per esempio in “The Brutalist”, girato per 23 giorni di fila senza pausa, ho deciso di non uscire mai né con gli altri membri del cast né con la troupe. Mi ritaglio spazio per me stesso per preservarmi emotivamente».


I fan l’hanno amata nella serie di culto “Peaky Blinders”. Lei quanto si è divertito?


«Moltissimo: sono cresciuto con i gangster movie, con Scorsese e Coppola e ritengo un privilegio essere stato parte di quel mondo».


Come si fa a trovare sfide coinvolgenti dopo aver vinto due Oscar?


«Se qualcuno chiedesse a Meryl Streep se è contenta della carriera forse risponderebbe come me: i premi sono un trionfo e si condividono con chi ti ha sempre sostenuto, come i genitori, ma creano aspettative e sono fonte di responsabilità».




Ultimo aggiornamento: mercoledì 14 gennaio 2026, 05:00





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