di
Sara Gandolfi

La Drug Enforcement Administration (Dea) ha redatto un rapporto sul trentaseienne libanese Yussef Abou Nassif: avrebbe accumulato una fortuna di 500 milioni di dollari grazie a contratti statali e in concomitanza con l’inizio della peggiore crisi umanitaria che il Paese sudamericano abbia mai vissuto

DALLA NOSTRA INVIATA CÚCUTA (Colombia) 
La Drug Enforcement Administration (Dea) degli Stati Uniti ha redatto un rapporto sul compagno di Delcy Rodríguez, il trentaseienne libanese Yussef Abou Nassif, un bell’uomo di vent’anni più giovane della presidente ad interim del Venezuela. Assieme ai suoi due fratelli, Omar e Jamal, avrebbe accumulato una fortuna di 500 milioni di dollari grazie a contratti statali e in concomitanza con l’inizio della peggiore crisi umanitaria che il Paese sudamericano abbia mai vissuto. Ovvero, come arricchirsi in tempi di miseria.

In Rete, circola una foto della coppia su una spiaggia caraibica. Lei in maglietta azzurra, molto seria. Lui con Kefiah e contorno di collanine al collo, barba e sorriso intrigante. Felici, ricchi e senza figli. Per anni, mentre la compagna saliva tutti i gradini del potere a Caracas, Yussef è rimasto nell’ombra dietro di lei. Quasi nascosto. Qualcuno lo conosce come oratore motivazionale, specializzato in tecniche per aiutare le persone a superare la paura del palcoscenico. Di ben altre entità, i suoi affari imprenditoriali, ora finiti sotto la lente della Dea.



















































Il documento dell’agenzia antidroga americana, elaborato sulla base di indagini interne e inchieste giornalistiche del sito Armando Info, descrive come i fratelli Abou Nassif, ribattezzati nei corridoi del potere «il gruppo arabo», abbiano consolidato un impero multimilionario durante l’ascesa politica di Delcy Rodríguez e del fratello Jorge sotto il regime di Nicolás Maduro. Tra il 2017 e il 2018, periodo in cui è iniziata la relazione sentimentale fra Delcy e Yussef, si sarebbero aggiudicati contratti per 413 milioni di dollari attraverso i fondi dei Comitati locali per l’approvvigionamento e la produzione (Clap), un sistema di distribuzione alimentare sovvenzionato dal governo chavista che fornisce cibo di bassa qualità, svolgendo in questi anni una funzione di controllo sociale.

Prima di consolidare il suo impero imprenditoriale, Yussef aveva lavorato fino al 2010 per Interbursa, società di intermediazione latinoamericana. Era un’epoca in cui le distorsioni nei controlli sui cambi garantivano profitti straordinari a chi sapeva come speculare ai margini del sistema. Dopodiché, assieme ai fratelli, ha sviluppato un conglomerato che abbraccia settori come l’importazione di prodotti alimentari, l’edilizia, i servizi turistici, il settore immobiliare e il confezionamento di prodotti. Una delle aziende è la Mass Joy Industries Ltd, registrata a Hong Kong e collegata a operazioni commerciali per l’import di prodotti alimentari e altri beni in Venezuela. Prodotti che venivano poi venduti ai Clap. Nel 2019 i fratelli Abou Nassif sono entrati anche nel settore sanitario, vendendo kit per emodialisi all’Istituto venezuelano di previdenza sociale per 145 milioni di euro. Gli ospedali pubblici erano sull’orlo del collasso e i pazienti con patologie renali morivano per mancanza di forniture. L’attività del «gruppo arabo», invece, prosperava. I fratelli furono pagati con petrolio greggio, e misero così uno zampino nel commercio petrolifero, linfa vitale dell’economia venezuelana.

Fa capo a Yussef Abou Nassif anche la catena di mini-market Ok Mart, lanciata durante la pandemia, che secondo i media locali incassa circa 500 milioni di dollari all’anno ed è presente in aree strategiche di Caracas, con prodotti importati da pagare in dollari.

La relazione con Delcy avrebbe spalancato a Yussef le porte di ministeri e aziende pubbliche dove si decide chi conta e chi prospera in un Paese devastato dalla crisi economica. Il rapporto, invece, non ha trovato prove che confermino i sospetti sui legami dei fratelli Abou Nassif con organizzazioni come Hamas o Hezbollah, pure presenti in Venezuela.

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14 gennaio 2026 ( modifica il 14 gennaio 2026 | 09:26)