Escape from Tarkov, un po’ come Counter Strike, è un gioco quasi a sé stante. Rientra chiaramente all’interno di un genere ben specifico, quello degli FPS in generale e degli extraction shooter più nello specifico, ma è sostanzialmente un prodotto con regole, ritmi e meccaniche talmente specifiche che è difficile approcciarcisi con disinvoltura, nonostante sul proprio curriculum si possano vantare decine di ore investite in qualcosa che, almeno sulla carta, è simile.
La sua storia editoriale, del resto, parla quasi da sola. Gli utenti della prima ora si danno battaglia già dal lontanissimo 2016, sebbene sia stato commercializzato a tutti gli effetti, in early access, nel 2017. Da allora, il gioco ha raccolto attorno a sé una community sempre più ampia, appassionata, devota ad un gunplay senza mezzi termini spietato, a tratti sadico, per nulla accondiscendente soprattutto nei confronti di neofiti che, oltre alla difficoltà di entrare in sintonia con meccaniche mai troppo esplicite, hanno dovuto vedersela contro giocatori più esperti, ben equipaggiati, forgiati dal fuoco di mille estrazioni riuscite e, soprattutto, fallite.
Dopo una lunghissima attesa, dallo scorso 15 novembre il gioco ha debuttato nella sua versione 1.0, figlia di un aggiornamento che ha portato in dote diverse novità, alcune di queste con un occhio di riguardo nei confronti di un potenziale nuovo pubblico che il gioco, per forza di cose, ha tutto l’interesse e il bisogno di attrarre.
Svariate estrazioni fallite dopo, alternate a qualche piccolo successo di cui andiamo estremamente fieri e orgogliosi, siamo pronti a dare un giudizio su questa versione momentaneamente definitiva dell’FPS di Battlestate Games, un giudizio, lo anticipiamo, positivo, nella piena consapevolezza di avere a che fare con un’esperienza estremamente selettiva, oltre che dannatamente pretenziosa di energie, attenzione, allenamento.
Tutto rotto
Escape from Tarkov, nonostante la sua innegabile longevità, non è alla base dell’albero genealogico degli extraction shooter. DayZ, H1Z1, lo stesso Tom Clancy’s The Division sono arrivati prima di lui. Allo stesso tempo, è innegabile notare come la produzione di Battlestate Games, nella sua ossessione di restare fedele a sé stesso, sia stato adombrato e in molti aspetti superato da più recenti concorrenti, ARC Raiders su tutti. Inoltre, anche in questa versione 1.0, ci sono moltissime cose che non convincono completamente, che funzionano male, che mettono a repentaglio un’esperienza che per certi versi sembra faccia di tutto per auto sabotarsi.
Escape from Tarkov si basa su un loop di gameplay piuttosto semplice da descrivere. Nei panni di un mercenario, sarete trasportati all’interno di una delle undici mappe di cui si compone il gioco. Il vostro compito principale sarà quello di raggiungere uno dei punti di estrazione, posti da qualche parte nello scenario, senza venire uccisi da altri giocatori o esploratori della zona controllati dal computer. Tra il punto di partenza e la meta, sarà vostro interesse recuperare loot e completare missioni principali e secondarie, al fine di ottenere denaro e risorse utili per potenziare in vari modi il vostro personaggio, così da aumentare le vostre chance di sopravvivere nelle successive estrazioni. Come da tradizione, restare uccisi non si tramuta unicamente in un fastidioso game over: tutto l’equipaggiamento dell’avatar andrà irrimediabilmente perso. Ciò, inevitabilmente, comporta una lunga serie di considerazioni, sortita dopo sortita, come il correre il rischio di portare con voi il fucile più efficiente che avete nell’inventario o se sia meglio tentare il tutto e per tutto pur essendo mal armati. Semplice, lineare, per nulla originale, soprattutto per chi si sporca le mani con il genere già da un po’.
Soprattutto considerando il già citato ARC Raiders, attuale punta di diamante degli extraction shooter, basta una partita per accorgersi subito di come ci si trovi di fronte a qualcosa di estremamente ostico, farraginoso e per certi versi persino rotto.

Ci vogliono almeno una trentina di estrazioni malamente fallite prima di sperare di capirci veramente qualcosa in Escape from Tarkov
Pur con l’aggiunta di un risicato e sbrigativo tutorial, novità di questa 1.0., Escape from Tarkov è un gioco volutamente e dichiaratamente imperscrutabile. I neofiti sono avvisati: a meno che non possiate contare sul prezioso supporto di qualcuno molto più esperto di voi, preparatevi a decine e decine di partite fallimentari, caratterizzate da un’enorme, soverchiante e onnipresente confusione. Per esempio non c’è una mappa ad indicarvi i punti di estrazione. Capire quali munizioni vadano bene per il fucile in dotazione è un’impresa. Senza contare che vi saranno affidate missioni senza darvi particolari indicazioni, non spiegandovi come ottenere ciò di cui avrete bisogno, facendo riferimento a luoghi e mete in cui potrete imbattervi solo dopo lunghissime ore di esplorazione e innumerevoli game over ovviamente.
Alla base di tutto, c’è un’interfaccia semplicemente pessima. Il risultato è talmente caotico, per nulla accomodante e labirintico che è difficile non pensare che il tutto non sia il frutto di un volontario e deliberato atto di puro sadismo nei confronti della propria utenza. Riuscire a vendere parte del bottino faticosamente recuperato, ottenere le ricompense per le missioni, organizzare al meglio il proprio equipaggiamento sono tutte operazioni che si traducono in innumerevoli passaggi da una schermata all’altra, in un gioco di scatole cinesi a tratti estenuante e mortificante per chi si approccia la prima volta con Escape from Tarkov.

Uno dei tanti, terribili, menù che compongono Escape from Tarkov
Paradossalmente, proprio questa incomprensibilità di fondo, al pari di quanto accadde con Demon’s Souls e fortunati seguiti, è una di quelle caratteristiche che hanno concorso a rendere l’extraction shooter un piccolo fenomeno culturale. Su Reddit e su YouTube c’è una community attiva, che si aiuta e fornisce consigli per rendere tutto più chiaro e comprensibile. Sentirsi parte di un gruppo che in qualche modo coopera è certamente piacevole e, in assenza di un amico esperto a guidarvi passo dopo passo, recuperare informazioni in giro per la rete vi renderà la vita estremamente più semplice. Ciò non toglie che l’interfaccia per nulla chiara rappresenti una problematica non da poco, soprattutto considerando menù e schermate di ben più di facile lettura proposte nei titoli concorrenti.
Inoltre, tecnicamente il gioco è altalenante. Gli sviluppatori non hanno puntato su una grafica d’impatto volutamente, così da consentire a più configurazioni PC possibile di far girare senza problema il software. Eppure, è evidente l’arretratezza del comparto estetico con fin troppe texture a bassa risoluzione, una costante sfocatura della linea d’orizzonte, la grossolanità di buona parte dell’effettistica. Escape from Tarkov si lascia guardare, beninteso, eppure è difficile non pensare che si sarebbe potuto fare molto di più e meglio in questo senso. Inoltre, non sono rari glitch e bug. Nemici controllati dal computer che restano bloccati tra muri e porte, bottino che compenetra elementi dello scenario, armi che restano sospese nel vuoto. A ben vedere, il tutto funziona sempre abbastanza bene da non essere mai costretti a riavvii, complice anche un netcode davvero solido nonostante i lunghissimi tempi di caricamento tra una partita e l’altra, ma di sbavature ce ne sono una mezza infinità.

Anche le hit box di Escape from Tarkov non sono completamente esenti da qualche, pur minima, critica
Ciò che è peggio, nel PvP abbondano i cheater. Piaga che infesta da sempre la produzione, anche in questa 1.0 non è raro imbattersi in giocatori che utilizzano aiuti truffaldini di ogni genere. Visto il tipo di gameplay proposto, dove un game over corrisponde anche alla perdita di tutto l’equipaggiamento, efficienti fucili e protezioni pagate a peso d’oro comprese, non si tratta di una problematica di poco conto, un’infestazione a cui Battlestate Games dovrà prima o poi dedicarsi con molto più impegno di quanto ne abbia dimostrato fino a qui.
Inoltre, non è possibile tacere completamente sulla modalità di commercializzazione del gioco. Il titolo è venduto in differenti edizioni che, in base al prezzo, offrono diverse ricompense al neofita di turno. Purtroppo, analizzando i benefici elargiti, si scopre piuttosto in fretta come la versione più costosa, quella da quasi duecento euro, metta nel pacchetto degli aiuti estremamente sbilanciati, rispetto a chi si limiterà al pacchetto base. Un magazzino più capiente; un rifugio già avviato sin da subito, chiariremo a breve quale sia la funzione di questo luogo; reputazione già massima presso i mercanti del gioco, con tutti gli sconti e gli oggetti esclusivi del caso, sono davvero tanti, troppi i vantaggi concessi a chi, semplicemente, sborserà più denaro di altri. Il campo di battaglia resta un giudice imparziale, imprevedibile, spietato, su questo non c’è alcun dubbio, ma la disparità tra i neofiti che creerà questo sistema renderà la vita ancora più difficile agli ultimi arrivati, già alle prese con giocatori con centinaia di ore alle spalle ed equipaggiati di tutto punto.

Anche durante le partite, scoprirete il significato degli indicatori della HUD solo con l’esperienza
Un’interfaccia inutilmente complicata, problemi tecnici, una preoccupante propensione al pay-to-win, per quanto limitata dal gameplay stesso. Ma allora perché è così difficile staccarsi da Escape from Tarkov? Perché è così dannatamente assuefacente e misteriosamente divertente?
Tutto bello
Sono tre i principali fautori del successo di Escape from Tarkov. Innanzi tutto, c’è il gunplay. Aprire il fuoco è un gesto di ribellione, una furiosa e rabbiosa testimonianza della propria esistenza, sublime istante figlio di un piacevole miscuglio tra ansia, terrore, esaltazione e smanie di onnipotenza. Ogni colpo può essere mortale. Ogni colpo finirà con il rivelare la vostra posizione. Ogni colpo significa averne uno in meno nel già risicatissimo inventario. Sparare, insomma, non è strettamente qualcosa di positivo e non solo perché spesso dovrete farlo nel tentativo di difendervi da un’imboscata nemica. Eppure, quando l’avversario finisce all’interno del proprio mirino, quando lo si vede accasciarsi esanime in seguito all’esplosione di un singolo, mortale proiettile, si prova una soddisfazione senza pari, come fosse un rito catartico che finalmente può completarsi dopo decine e decine di insuccessi.

Naturalmente potrete tentare delle estrazioni in compagnia dei vostri amici, per un massimo di cinque partecipanti
Del resto, non è facile familiarizzare con un gunplay che richiede sempre la massima attenzione. Le armi si inceppano, se non si presta attenzione si può lasciare per strada un prezioso caricatore, le ricariche sono lente e sparare alla cieca difficilmente è una strategia efficiente. Tutto va attentamente ragionato e bisogna appropriarsi di un perfetto autocontrollo per non lasciarsi prendere dal panico. I comandi da imparare sono tanti, alcuni difficili da raggiungere al volo e solo mantenendo la calma, sviluppando buoni riflessi e conoscendo le armi in dotazione si può sperare di reagire nel modo più corretto agli imprevisti della battaglia.
Ciononostante, che si apra il fuoco con una pistola di piccolo calibro, con un potente fucile a pompa o con una mitragliatrice, Escape from Tarkov vi farà sentire e percepire ogni colpo con un feedback sempre ben proporzionato al calibro dell’arma che imbracciate.

Neanche a dirlo, dovrete naturalmente stare attenti al fuoco amico, letale esattamente quanto lo è quello dei nemici
Strettamente legato al gunplay, un altro gigantesco punto di forza del gioco risiede nel suo ritmo e nelle emozioni che si scatenano ad ogni sortita. Se siete abituati a Call of Duty o a Battlefield, dimenticatevi di trovare qualcosa di minimamente rassomigliante. Anche la corsa del personaggio è relativamente lenta, così come dovrà esserlo ogni vostro spostamento sulla mappa. Basta letteralmente un colpo ben piazzato per mandarvi al creatore o causarvi ingenti danni che andranno limitati facendo uso di bende, antidolorifici e quant’altro, prima che il dissanguamento vi conduca lentamente, ma inesorabilmente, alla schermata di game over.
Conoscere a memoria la mappa, anche in assenza di menù preposti al compito, è fondamentale per togliersi dai guai, per indovinare dove potrebbero materializzarsi nemici e minacce, ma per quanto esperti si possa essere, la morte è letteralmente dietro ogni angolo. Il comparto audio, in questo senso, mostra tutta la sua qualità con effetti ben riprodotti e che provengono dalle giuste direzioni, dando modo all’utente di turno di sentire i passi in avvicinamento, oltre che l’esplosine di colpi più o meno lontani. Bisogna tendere le orecchie e aguzzare la vista in una guerra costante di nervi, ancor prima che di piombo.

Non dovrete dimenticare di far mangiare e bere il vostro personaggio se non volete restare a secco di stamina
Chiaramente chi cerca azione adrenalinica non entrerà mai in sintonia con la creatura di Battlestate Games. Il ritmo è estremamente compassato e si può restare immobili anche per diverso tempo mentre si scandaglia l’orizzonte in cerca di pericoli o mentre si aspetta che il personaggio trovi loot tra le cianfrusaglie o sul cadavere di un nemico appena abbattuto.
Eppure, è proprio questa costante tensione, questo incedere incerto e sincopato a rendere unico il gameplay di Escape from Tarkov. Il senso di urgenza continuo potrà risultare indigesto ai più, ma è l’anticamera che trasforma ogni uccisione, ogni estrazione riuscita tanto soddisfacente e assuefacente.
PvP, PvE e Rifugio
Il terzo elemento che permette a Escape from Tarkov di consumare la vita sociale di chiunque deciderà di dargli un’occasione è indubbiamente la sua progressione. Il gioco permette sia di dedicarsi al PvE, in cui il videogiocatore ed eventuali amici se la vedranno esclusivamente con nemici controllati dal software, e il PvP, dove si aggiungono altri agguerriti utenti pescati dalla rete.

Se perderete tutto l’equipaggiamento, potrete vestire i panni di un così detto Scav: un mercenario dotato di oggetti casuali, la cui caduta sul campo di battaglia non avrà alcuna conseguenza rispetto al vostro personaggio principale
In entrambi i casi, tra le minacce di cui tenere conto, non mancano alcuni boss che possono fare il loro ingresso in scena in zone specifiche con un certo grado di casualità. Abbatterli, per rubargli il prezioso loot, è un’attività che si aggiunge alle tantissime che vi elargiranno i mercanti con cui potrete interagire tra una estrazione e l’altra. Nonostante, tirando le somme, si tratti sempre di recuperare alcuni oggetti, eliminare determinati obiettivi e missioni simili, la totale imperscrutabilità di buona parte di ciò che vi verrà chiesto di fare ha il doppio vantaggio sia di moltiplicare la longevità potenziale di quella che potremmo definire una sorta di mini-campagna interna al gioco, sia di rendere il completamento degli incarichi ancora più soddisfacenti.
Escape from Tarkov, tra l’altro, rende il ciclo legato all’accumulo di loot e potenziamento del personaggio ancora più assuefacente grazie al Rifugio. Si tratta, in sostanza, di una piccola ambientazione che potrete esplorare tra una partita e l’altra e che dovrete progressivamente migliorare trovando un gran numero di componenti e investendo una quantità esorbitante di denaro accumulato. A mano a mano che ristrutturerete le varie aree del Rifugio, otterrete diversi bonus capaci di rendervi la vita molto più facile in battaglia. Per esempio, le ferite riportate al termine di un’estrazione potranno essere curate senza pagare un medico; potrete generare Bitcoin Fisici (un asset di gioco ispirato al Bitcoin vero) con cui acquistare nuove armi; rifocillarvi più velocemente di cibo e acqua, e così via.

Il Rifugio, nella sua forma peggiore. Solo trovando un gran numero di oggetti renderete abitabile una stanza dopo l’altra
C’è quindi una doppia progressione che vi spingerà a tentare nuovamente la fortuna tra le mappe di Escape from Tarkov: da una parte, il desiderio di trovare e acquistare equipaggiamento migliore, dall’altra la volontà di potenziare al massimo il proprio Rifugio. E dal momento che il miglioramento dell’uno influenza quello dell’altro e viceversa, il sistema è in grado di incentivare il giocatore a completare missioni, eliminare nemici, trovare nuovi equipaggiamenti quasi all’infinito.
Arena
Vale la pena spendere due parole anche per Escape from Tarkov: Arena, modalità totalmente a sé stante, ma comunque inclusa nel pacchetto. Se la versione classica è un extraction shooter in tutto e per tutto, in questo caso il gioco si avvicina idealmente al competitivo di Call of Duty. Deathmatch, cattura la bandiera e un altro paio di modalità assolutamente classiche, difatti, mettono dieci giocatori l’uno contro l’altro o divisi in due squadre.

Tutte le mappe proposte in Arena funzionano piuttosto bene e denotano sufficiente varietà
La progressione del personaggio, poco a sorpresa, è legata ai risultati che otterrete nelle singole partite e non manca un negozio in cui accaparrarsi equipaggiamento migliore. Fucili, pistole e mitra, inoltre, possono essere potenziati nell’armeria, montando i vari pezzi che sbloccherete.
Insomma, l’impostazione generale è estremamente classica. Il problema è che, una volta sul campo di battaglia, questa vena alla Call of Duty mal si amalgama con il ritmo e con certe meccaniche che invece funzionano benissimo nella sezione da extraction shooter. Curarsi, per esempio, è un’attività difficile da svolgere, visti i lunghi tempi richiesti da ogni kit per avere effetto. Anche la velocità ridotta di camminata e corsa friziona con la frenesia veicolata da arene e mappe che tendono a far confluire i giocatori negli stessi luoghi per furiose sparatorie.

Questa schermata è piuttosto esplicativa circa le potenziali personalizzazioni che potrete apportare ad ogni singola bocca di fuoco
Non si tratta di un disastro totale, perché gli scenari sono comunque ben congeniati e il gunplay regala ancora enormi soddisfazioni, ma difficilmente diventerà il punto di riferimento per tutti coloro che acquisteranno il gioco.
Conclusioni
Versione testata PC Windows
Digital Delivery
Steam,
Prezzo
49.99
€
Escape from Tarkov o lo si ama o lo si odia. Non è un gioco che conosce grigi e propone un gameplay cinico che potrà essere apprezzato solo da chi deciderà di dedicargli tanto tempo ed energie. Non si tratta di un prodotto trasversale e anche in questa versione 1.0 i passi fatti verso i neofiti sono pochissimi e ne è testimonianza il tutorial, che pur c’è ma si consuma nel giro di pochissimo e spiega solo una minuscola parte delle tante meccaniche che animano il gioco. Ciò che è peggio, la produzione di Battlestate Games è ben lontana dall’essere perfetta. Un’interfaccia inutilmente caotica, la pesante presenza di cheater, bug e glitch sono tutti difetti che influenzano a tratti anche pesantemente l’offerta.
Eppure, questo extraction shooter è capace di stregare chi sarà così cocciuto da grattare l’amarissima e scorticante superficie. Il cuore dell’esperienza è infatti composto da soddisfacenti uccisioni, rivitalizzanti estrazioni riuscite, assuefacenti serie di sortite a caccia di quell’oggetto che completando una specifica missione, renderà disponibile quel potenziamento per il rifugio, che consentirà finalmente di acquistare il fucile tanto desiderato.
Nella sua imperfezione, Escape from Tarkov propone un’esperienza a sé stante che certamente saprà fare la gioia di chi cerca un FPS dai ritmi compassati, in cui ansia e tensione sono onnipresenti. Un gioco da vivere con la consapevolezza che solo dopo un lungo apprendistato potrete sperare di ottenere qualche soddisfazione. Qualche grande, enorme, gigante soddisfazione.
PRO
- Gunplay estremamente soddisfacente
- Progressione ben congeniata
- Insieme agli amici giusti è divertentissimo
CONTRO
- Qualche bug
- I cheater rovinano il PvP
- Interfaccia terribile