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Redazione Online

Le parole del ministro della Difesa danese e l’incontro negli Stati Uniti

La Danimarca rafforzerà la sua presenza militare in Groenlandia. Lo ha annunciato il ministro della Difesa danese Troels Lund Poulsen alla vigilia dell’incontro – previsto oggi a Washington – tra il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen e la sua omologa groenlandese Vivian Motzfeldt

«Continueremo a rafforzare la nostra presenza militare in Groenlandia», ha detto Troels Lund Poulsen, «ma avremo un focus ancora maggiore all’interno della Nato su più esercitazioni e su una maggiore presenza dell’Alleanza nell’Artico». Tutte questioni, ha ssicurato, rispetto alle quali la Danimarca «ha un dialogo continuo con i suoi Alleati». Le dichiarazioni del ministro si inseriscono nel quadro di un confronto acceso tra Danimarca, Stati Uniti e Groenlandia, con quest’ultima – Territorio speciale danese, con un suo governo locale – al centro di un braccio di ferro dagli esiti imprevedibili.



















































Come scrive Giuseppe Sarcina, è difficile prevedere se l’incontro tra Vance e i ministri degli Esteri di Copenaghen e Nuuk (la città principale della Groenlandia, sede del suo governo locale) risolverà la crisi che si è aperta tra le due sponde dell’Atlantico sul destino della grande isola nell’Artico. Le pretese statunitensi sulla Groenlandia – avanzate da Trump prima ancora di re-insediarsi alla Casa Bianca, ma diventate ormai insistenti – hanno assunto una luce diversa dopo il blitz Usa in Venezuela. «La Groenlandia ci serve e faremo qualcosa, che piaccia oppure no. Non vogliamo e la Russia o la Cina come vicini», ha detto il presidente Usa. Per raggiungere l’obiettivo, la sua amministrazione starebbe lavorando a un acquisto concordato, ma non ha escluso del tutto neanche «maniere più dure», cioè l’uso della forza

La posizione della Danimarca è di netta contrarietà, così come quella della Groenlandia, il cui premier Jens Frederik Nielsen ha dichiarato senza mezzi termini che il suo Paese «non vuole essere né posseduto, né governato dagli Stati Uniti». Le sue parole non potevano essere più esplicite: «Il solo fatto di dichiarare la volontà di comprare un altro Stato, non è rispettoso per la popolazione che ci vive. La Groenlandia sceglie la Danimarca rispetto agli Stati Uniti».

Quello previsto oggi a Washington è un summit atteso da tempo: da setimane danesi e groenlandesi chiedevano un incontro agli americani e lo hanno preparato su due livelli. Ieri, nel corso di una conferenza stampa congiunta, la premier danese Mette Frederiksen ha ammesso che «la situazione è difficile: non è stato semplice sopportare una pressione del tutto inaccettabile da parte di uno dei nostri più stretti alleati, ma c’è da sospettare che il peggio sia ancora in arrivo». 

Copenaghen e Nuuk, spiega il nostro Giuseppe Sarcina, proporranno un’estensione dell’«Accordo per la difesa della Groenlandia» firmato da Stati Uniti e Danimarca nel 1951. Dall’unica base americana prevista allora (poi integrata da altre durante la Guerra Fredda), si arriverebbe fino a dieci basi. Il piano è sostenuto dai vertici europei della Nato, disponibili a farsi carico dei costi. Pur di evitare una rottura del fronte Occidentale, insomma, nordici ed europei sarebbero disposti a tutto, anche a dare agli Usa un controllo di fatto dell’isola, compreso lo sfruttamento di gran parte delle sue enormi ricchezze, a cominciare dalle terre rare. Una sovranità Usa imposta con la forza sarebbe invece, per dirla con la premier danese, «la fine di tutto».

14 gennaio 2026 ( modifica il 14 gennaio 2026 | 11:50)