di
Guido Olimpio

Il presidente americano ha promesso un supporto concreto ai manifestanti. Le ipotesi dei raid contro i simboli della repressione. E Musk fornisce gratuitamente Starlink per favorire la comunicazione

A giugno, Donald Trump aveva giocato con la pretattica. Le dichiarazioni su un possibile dialogo con l’Iran avevano illuso che si potesse evitare lo scontro. Ma poi ha deciso diversamente facendo decollare i bombardieri. 

La storia, come spesso accade in Medio Oriente, ripropone lo schema e apre una fase di incertezza. Da un lato si guarda con timore a uno strike e alle risposte dei pasdaran, dall’altro c’è la speranza che prevalga la prudenza



















































Anche perché esistono gli sforzi di mediatori interessati mentre molte ambasciate riducono il personale alimentando, indirettamente, le paure. 

The Donald, con la consueta alternanza di toni, ha promesso un supporto concreto ai manifestanti: l’aiuto è in arrivo, ha affermato, annunciando la sospensione dei contatti con Teheran. Doppio messaggio seguito dall’elenco da parte dei commentatori di cosa possa fare dopo un nuovo consulto con i suoi collaboratori. Il Pentagono ha redatto — da mesi — piani di intervento, con target minimi e massimi. 

Sono stati ipotizzati raid contro i simboli della repressione: caserme dei guardiani o della milizia basij, ufficiali, sedi della polizia. A salire basi missilistiche, centri di comando e controllo, aeroporti e porti. E, un gradino più in alto, i vertici della Repubblica islamica. Che, però, hanno adottato le loro contromisure per garantire la continuità: secondo il New York Times la Guida Khamenei ha nominato tre personaggi pronti a sostituirlo nel caso dovessero eliminarlo. Una mossa scontata ma più urgente dopo che gli israeliani avevano confermato di averlo inserito nella linea di tiro. 

Potrebbero diventare bersagli anche le infrastrutture energetiche o sistemi che regolano la vita quotidiana. È lo scenario di un’azione cyber, citata dai media statunitensi: un atto da presentare come forma di solidarietà concreta. 

In parallelo, è stata studiata la possibilità di inviare apparati Starlink per favorire la comunicazione degli oppositori. Infatti Elon Musk sta fornendo il servizio gratuitamente, avendo cancellato la quota di sottoscrizione per gli iraniani. Solo che c’è un problema non da poco: le autorità hanno condotto una campagna massiccia per neutralizzare i dispositivi utilizzando ricognizioni dei droni, disturbo del segnale con tecnologia russa e sanzioni pesanti per chiunque sia sorpreso con una di queste «stazioni». L’accusa è di spionaggio a favore di Israele, la punizione è di dieci anni di galera. 

Gli analisti sottolineano diversi aspetti. 1) La nota assenza di una portaerei, quelle disponibili sono in Asia e nei Caraibi. 2) L’atteggiamento degli alleati arabi (Arabia, Qatar, Oman) e della Turchia: è un coro di no all’attacco, perché la regione è già esplosiva e non ha bisogno di altro fuoco. Per questo sono impegnati a trovare alternative. 3) L’opposizione al blitz si traduce in un divieto all’uso delle tante basi statunitensi nel Golfo? 4) È sempre possibile un’incursione con bombardieri strategici che decollano dagli Stati Uniti e rientrano «a casa» con l’assistenza di rifornitori o un appoggio a Diego Garcia, l’avamposto nell’Oceano Indiano. Oppure il lancio di cruise da unità navali. Parliamo di un teatro con quasi 40 mila soldati americani, radar, scudo antimissile, caccia, un esercito di spie. 5) I dubbi sulle conseguenze: un raid cambierebbe la situazione in favore dei dimostranti o, piuttosto, darebbe ulteriori pretesti ai loro carnefici per uccidere? Domande intrecciate a quella principale: la Casa Bianca cosa vuole ottenere? Ecco perché qualcuno suggerisce una strada meno estrema, con sanzioni, lavoro sporco della Cia, mosse che diano coraggio a un’opposizione senza leader. 

A Trump però serve sempre un risultato da sventolare, non importa se effimero o profondo. È la regola del suo mondo privo di regole apparenti. 

C’è poi da considerare una ritorsione da parte dell’Iran che, pur incassando colpi devastanti in giugno, ha dimostrato di poter impiegare un gran numero di missili terra-terra a lungo raggio con i quali ha bucato l’ombrello difensivo israeliano. Senza trascurare la minaccia di bloccare lo stretto di Hormuz, dalle ripercussioni economiche allarmanti. Ed esistono varchi per operazioni clandestine, studiate da anni ma tenute di riserva proprio in vista di un’escalation. I guardiani della rivoluzione hanno le loro risorse, quanto basta per dare un segnale di resistenza quando all’estero parlano di un sistema ormai moribondo, attestato nell’ultima trincea.

14 gennaio 2026 ( modifica il 14 gennaio 2026 | 08:10)