Un dramma destinato a restare impresso negli occhi e nel cuore di chi è riuscito a salvarsi. A Le Constellation, trasformato in pochi istanti in una trappola senza vie di fuga, le fiamme divampate all’1.28 della notte di Capodanno hanno travolto decine di ragazzi. I verbali dei testimoni a poche ore dall’incendio restituiscono un susseguirsi di orrori.
Mille franchi per un tavolo “vip”
Quella notte, la più attesa dell’anno, un tavolo “vip” costava mille franchi svizzeri – circa 1.070 euro. Chi provava a risparmiare veniva messo alla porta senza esitazione. Jessica Moretti ha raccontato di aver cacciato un adolescente italiano sorpreso con “una bottiglia di amaretto vuota che non proveniva dal nostro bar”. Un prezzo ancora più alto da pagare per un ragazzo che, quella notte, stava semplicemente festeggiando il Capodanno in un locale che immaginava da sogno, ignaro che da lì a poco si sarebbe trasformato in incubo. Proprio quella bottiglia di amaretto vuota – la stessa per cui era stato cacciato – diventerà la sua salvezza.
Sicurezza inesistente, uscite bloccate
La totale sottovalutazione della sicurezza emerge con chiarezza dalle parole di Jacques Moretti interrogato dieci ore dopo la tragedia. Racconta di essere stato chiamato da Jessica all’1.28, mentre si trovava nell’altro loro locale a “Le Senso”. Arrivato in pochi minuti, tenta di entrare dall’ingresso principale ma le fiamme lo respingono. Prova allora dalla porta di servizio che dà sull’androne del palazzo: è chiusa con un chiavistello.
Dietro quella porta, sul pavimento, Moretti trova “cinque o sei persone, tra cui Cyane”. Cyane Panine, 24 anni, cameriera del locale, era riuscita a risalire dal sotterraneo, ma è morta senza riuscire a sbloccare l’uscita.
Agli inquirenti che chiedono della spugna fonoassorbente installata nel 2015 – da cui si è propagato l’incendio innescato dalle fontane di scintille usate per le bottiglie di champagne – Moretti risponde che si trattava di “schiuma standard”, acquistata in un negozio di bricolage. Avrebbe dovuto essere ignifuga. Non lo era.
Le uscite di sicurezza rappresentano l’altro nodo cruciale. Nel sotterraneo ce n’era una che dava sulla tromba delle scale: bloccata, come altre. Al piano terra, l’unica uscita di sicurezza coincideva con l’ingresso principale, perché il condominio non aveva autorizzato l’uso della porta di servizio. Nonostante ciò, i 360 metri quadri del locale potevano ospitare 300 persone – 100 solo nel sotterraneo – senza un vero sistema antincendio, con appena quattro estintori e personale privo di formazione. I controlli? “Due o tre in dieci anni”, senza rilievi.
Il risucchio e la palla di fuoco sulle scale
M., 15 anni, portoghese, non avrebbe potuto entrare. Ma è bastato mostrare “la carta d’identità dicendo che avevamo 16 anni” perché l’addetto li lasciasse passare. Nessuna verifica.
All’1.28 la cameriera sale sulle spalle di un collega con una bottiglia scintillante. M. sta filmando. “In pochi secondi il fuoco si è propagato all’intero soffitto e al piano superiore”. Anche il 17enne M., di Versailles, risale la stretta scala che porta al piano superiore. Incespica, cade lungo gli scalini: quella caduta gli salva la vita. “Qualcuno ha aperto la porta d’ingresso ed è arrivata una palla di fuoco che è salita lungo le scale”, racconta. Le ustioni gli colpiscono nuca, orecchie e mano destra.
I Vigili del fuoco arrivano subito. Steven, 30 anni, ricorda “centinaia di persone in preda al panico che vagavano per la strada”. “Abbiamo sfondato tutte le porte per evacuare chi era dentro. Al seminterrato abbiamo visto che la porta di emergenza era tenuta aperta da uno sgabello da bar”. Un testimone spiegherà che serviva a impedire ai ragazzi di entrare gratis dall’esterno.
“Abbiamo trovato i primi corpi e i feriti. C’era tantissima gente da evacuare”. A terra, borse e cellulari intatti; su mobili e pareti, i segni del flash over: bicchieri fusi, superfici annerite dalla fiammata violentissima generata dal risucchio d’aria. “Il punto più caldo era a 30 gradi e il più freddo a zero”, dice Steven.
Selim, 28 anni, francese, è seduto a un tavolo del sotterraneo con la fidanzata quando nota il fuoco al soffitto. “Sono salito a prendere un estintore mentre le persone urlavano e un fumo denso saliva”. Pensa alla fidanzata rimasta sotto e torna indietro. “Tutti erano in panico, si calpestavano. Era orribile”.
Quando la raggiunge, la afferra per mano e tenta di trascinarla via. “C’erano 200 persone che volevano risalire le scale”. È l’istante del flash over: “Le fiamme sono arrivate fino a noi all’improvviso. La mia ragazza urlava dietro di me”. La perde di vista mentre lei “finisce sotto la gente gridandomi ‘non lasciarmi andare’ “.Con uno sforzo disperato, Selim riesce a ritrovare quella mano. “L’ho tirata via, aveva i capelli che fumavano”.
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