di
Francesco Bertolino
Il gruppo della famiglia Gussalli Beretta ha rilevato il 9,95% della società Usa quotata a Wall Street e potrebbe presentare una sua lista di candidati per il consiglio di amministrazione. La “pillola avvelenata” preparata dai vertici
Beretta Holding punta a crescere negli Stati Uniti e si prepara a ingaggiare una battaglia azionaria per la gestione del produttore di armi Sturm Ruger. A settembre il gruppo della famiglia Gussalli Beretta è entrato nel capitale dell’azienda con sede in Connecticut e quotata a Wall Street, dove capitalizza circa 600 milioni di dollari. Beretta Holding ha gradualmente incrementato la quota sino all’attuale 9,95% con l’obiettivo di esplorare possibili collaborazioni industriali e strategiche nel più grande mercato per pistole e fucili al mondo.
La «pillola avvelenata»
L’ascesa di Beretta Holding ha però messo in allarme i vertici di Sturm Ruger che, prima di approfondire eventuali sinergie, hanno preteso che il gruppo con sede in Lussemburgo sottoscrivesse un patto di standstill, si impegnasse, cioè, a non salire oltre nel capitale. Dinanzi al rifiuto del nuovo azionista di assumere tale impegno, il management di Sturm Ruger ha approntato un meccanismo anti-scalata, una «poison pill» che si attiverebbe qualora Beretta Holding dovesse superare la soglia del 10%. In tal caso, la società potrebbe emettere nuove azioni a favore di tutti gli altri soci con uno sconto del 50%, diluendo la partecipazione di Beretta e rendendo quindi un’eventuale scalata più onerosa.
La battaglia azionaria
Il gruppo italiano sta ora studiando le contromosse all’arrocco del management di Sturm Ruger. Secondo indiscrezioni del Financial Times, non smentite dal gruppo, Beretta Holding sta lavorando con alcuni consulenti per presentare entro la fine di febbraio una lista di candidati per il consiglio di amministrazione dell’azienda americana in vista dell’assemblea che si terrà in primavera. In quella sede il gruppo guidato da Pietro Gussalli Beretta potrebbe dimostrare perché l’arrocco dei vertici di Sturm Ruger sia contrario agli interessi degli azionisti e della società e perché, al contrario, una collaborazione più stretta con Beretta sarebbe vantaggiosa per l’azienda american.
I numeri di Beretta Holding
Fondata nel 1526, Beretta Holding è il più antico produttore di armi al mondo ed è tuttora nelle mani della famiglia fondatrice, giunta alla quindicesima generazione. Sotto la guida di Pietro Gussalli Beretta, l’azienda da 5800 dipendenti ha avviato un piano di internazionalizzazione e diversificazione delle fonti di ricavo. Dal 1995 a oggi sono così arrivate numerose acquisizioni che hanno portato il gruppo a espandersi alla produzione di munizioni, alle ottiche (puntatori, visori, cannocchiali) e all’abbigliamento. A seguito della campagna m&a, il fatturato è salito da 202 milioni a 1,67 miliardi, per circa due terzi proveniente dalla vendita di armi per il settore civile e sportivo e per il 50% generato in Europa; il margine operativo è passato da 39 a 253 milioni.
Le difficoltà di Sturm Ruger
Al contrario, Sturm Ruger sta attraversando un periodo di difficoltà. Da un massimo di 730 milioni di dollari raggiunto nel 2021, i ricavi sono progressivamente diminuiti, arrivando a 535 milioni nel 2024. Il titolo ha subito una simile parabola discendente, arrivando a perdere oltre il 60% rispetto al picco di quattro anni fa per poi risollevarsi parzialmente dopo l’ingresso di Beretta Holding nel capitale.
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14 gennaio 2026 ( modifica il 14 gennaio 2026 | 18:12)
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