Julian Alaphilippe al Tour de France 2025 (credit: ASO/Billy Ceusters).
Tempo di lettura: < 1 minuto
Julian Alaphilippe, in vista della nuova stagione con la Tudor Pro Cycling, ha condiviso una riflessione critica sull’evoluzione del ciclismo moderno, mettendo in guardia dalla crescente dipendenza dalla tecnologia e dai dati. In un’intervista al podcast Sigma Sports Unplugged, il due volte campione del mondo ha osservato un cambiamento nell’approccio dei giovani corridori.
«A volte parlo con alcuni ragazzi e non sognano più di vincere. Sono felici perché hanno avuto un buon test sui cinque minuti, perché hanno dei buoni numeri». Secondo Alaphilippe, questo eccessivo affidamento ai computer di bando rischia di soffocare la passione: «Se non guardi gli alberi intorno a te, il cielo… perdi il piacere di essere un ciclista. È un po’ triste».
Il francese, consapevole di essere lontano dalla forma che lo ha reso un campione, mantiene viva la fiducia nel suo istinto: «So che quando mi sento bene e posso giocare con le mie gambe e il mio istinto, posso essere parte della lotta per la vittoria».
Per il 2026, Alaphilippe ha in programma un inizio di stagione europeo con Volta ao Algarve, Strade Bianche, Tirreno-Adriatico e Milano-Sanremo, per poi puntare ai grandi obiettivi: il Trittico delle Ardenne, il Tour de France e i Mondiali di Montréal.