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Perché il male continua ad affascinarci, in letteratura come al cinema? È il vecchio mistero della drammaturgia che nessuna sociologia saprà mai spiegare
Un giorno il fenomeno «Gomorra» verrà studiato non più come una rappresentazione della depravazione espressa dalla criminalità organizzata, come ebbe a dire in un’omelia Don Giuseppe Diana, il parroco di Casal di Principe, assassinato nel 1994 dal clan dei Casalesi per il suo impegno antimafia: «Non rendiamo questa terra la Gomorra del Paese». No, verrà anche studiato come una grande costellazione mediale di successo, un marchio composto da articoli di giornale, romanzi, reportage, film, serie televisive, spettacoli teatrali, podcast.
Per non buttare via nulla siamo ora al prequel, a «Gomorra – Le origini» (Sky e in streaming su Now). La serie racconta la giovinezza di Pietro Savastano negli anni ‘70 a Napoli, mostrando le sue umili origini, la crescita nella criminalità organizzata e l’ascesa nel contrabbando di sigarette, attraverso la sceneggiatura di Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli e la regia di Marco D’Amore. Napoli 1977: si parte dall’adolescenza di Pietro, cresciuto in una famiglia povera di Secondigliano, il quale sogna come uscire dalla miseria e come affermarsi nel campo della criminalità. La sua vita prende una svolta decisiva dopo l’incontro con Angelo ‘a Sirena, che lo introduce al mondo della camorra, tra violenza, alleanze e tradimenti: un «romanzo di formazione» criminale.
All’interno di un’accurata ambientazione, a volte il racconto sembra privilegiare lo sguardo sociale tale da sembrare quasi un documentario sulla Napoli delle case in rovina e sovraffollate, sui bambini che muoiono troppo giovani, per malattia e malnutrizione, sulla fascinazione del male per uscire da quell’inferno. Si esce dalle fiamme della realtà per imboccare la discesa negli inferi della camorra, come se l’inevitabile assumesse quasi toni fiabeschi. Pietro e la giovane Imma vedono nell’efferatezza l’unica forma di ascensore sociale e nel tradimento la religione della malavita. Perché il male continua ad affascinarci, in letteratura come al cinema? Com’è possibile che, soprattutto nella finzione, ci sentiamo più attratti dai criminali che dalle brave persone? È il vecchio mistero della drammaturgia che nessuna sociologia saprà mai spiegare.
14 gennaio 2026
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