«I fondi per i sentieri e i servizi sono inutili se poi in paese non c’è la gente. Per rilanciare la montagna c’è bisogno di rendere competitive le nostre attività economiche con quelle della bassa valle, per esempio introducendo l’Iva al 4%». È una delle proposte che Alberto Bianco, sindaco di Castelmagno, ha avanzato a margine della presentazione, al grattacielo di Torino, della misura regionale «per il mantenimento dei servizi essenziali e lo sviluppo economico dei territori montani» che assegnerà 2.9 milioni a tredici Unioni montane cuneesi.

I tre ambiti individuati come stelle polari dalla Regione (connettività, doposcuola e sentieri) sono stati apprezzati, ma non sono esenti da suggerimenti. È proprio il primo cittadino del paese dell’alta valle Grana a proporne alcuni: «Si potrebbe pensare a un buono benzina da erogare agli artigiani per abbattere il costo dei trasporti, per esempio – spiega Bianco -. Poi anche un’Iva al 4% aiuterebbe, perché permetterebbe un win-win: l’imprenditore può vendere a prezzi più bassi e competitivi, l’acquirente spende meno e resta in paese. Ma perché non pensare anche a dei contributi diretti per i piccoli artigiani che scelgono di avviare la propria attività nei comuni montani?». Nella visione di Bianco, tuttavia c’è una condizione: «Non basta scrivere che la sede della propria azienda è a Castelmagno solo per marketing e per intercettare i contributi. In paese bisogna dimostrare di viverci davvero, creando lavoro e ricadute positive».

Il Santuario di San Magno a Castelmagno in alta valle Grana

 

Uno dei punti ritenuti più interessanti della nuova misura della Regione sono i «servizi all’infanzia 0-6 anni e per il pre e dopo-scuola». Questi sono visti da molti sindaci come un tentativo di colmare quel gap di servizi essenziali che da sempre caratterizza la vita tra i monti, soprattutto per le famiglie. «È un passo avanti, ma il problema è che una volta superati i 14 anni i ragazzi devono andare alle superiori e le famiglie per questo spesso si trasferiscono. Sulla scuola servirebbe un progetto più di lungo respiro, in cui rientrino anche i trasporti che funzionino. Sugli autobus, si fa spesso il ragionamento costi-benefici, ma lo Stato deve mettere in conto che non da tutti i servizi deve guadagnarci».

La voce di Castelmagno è significativa anche perché, secondo un indice composto dell’Istat, è uno dei Comuni più «fragili» della provincia.

«Su La Stampa dell’8 gennaio ho letto quella statistica, secondo cui a Castelmagno ci sarebbero analfabeti, ebbene mi permetto di smentirla – attacca Bianco -. Alcuni cittadini hanno scritto libri, abbiamo 5 musei, crediamo nella valorizzazione della storia, il turismo è florido e abbiamo creato uno dei formaggi più apprezzati al mondo».

Il Castelmagno, “Re” dei formaggi

 

L’indice di fragilità era composto da una serie di altre voci, tra cui la difficoltà nell’accesso ai servizi e la densità di imprese. «C’è poca attenzione degli studi e delle statistiche su quante risorse vengono destinate alla montagna rispetto alla città – prosegue -. Bisognerebbe mettere in luce come lo Stato non creda nello sviluppo di queste zone, che quindi si trovano in difficoltà e non certo per il basso livello di istruzione».

Un esempio su tutti? «A Castelmagno si naviga con il 3G, vogliamo installare una nuova antenna per potenziare la connettività, c’è il via libera, ma da tre anni non viene nessuno a metterla. Sono situazioni che non dipendono da noi, ma da quanto tutte le istituzioni e la politica crede nella vita in montagna. L’unico appoggio che ho ricevuto è stato quello del prefetto di Cuneo. Penso che ci vorrebbe proprio un onorevole che venga dalla montagna vera».