TRENTO. Le Olimpiadi, sia quelle invernali che estive, sono un evento globale. Su questo non vi è ombra di dubbio. Ma, prima di tutto, si tratta della manifestazione sportiva più importante che ci sia. Da sempre, senza “se” e senza “ma”.
Con la sola eccezione – probabilmente – del calcio, che non ha una vera propria “tradizione” olimpica, per tutti gli sportivi che praticano ogni altra discipline, le Olimpiadi sono il “sogno”, la massima aspirazione, l’obiettivo più alto della carriera. Partecipare ad un evento a Cinque Cerchi non ha eguali.
Ecco, allora, che il giorno dopo la polemica sollevata da Silvio Fauner (Qui articolo), uno dei quattro fondisti della “staffetta del mito”, che nel 1994 – alle Olimpiadi di Lillehammer – zittì un’intera nazione, battendo la Norvegia – la squadra più forte di sempre, davanti ad una folla oceanica che aveva invaso la piana di Holmenkollen, la poca o nulla considerazione verso chi ha scritto pagine indelebili dello sport italiano diventa un “tasto dolente” e argomento di discussione anche Trentino. Con una precisa connotazione locale.
A Fauner, oggi vice sindaco e assessore del comune di Sappada, non è stato chiesto di fare il tedoforo e portare la Fiamma Olimpica. Se lo sarebbe aspettato? Assolutamente sì e, invece, lui che di medaglie ai Giochi ne ha vinte cinque (oltre al trionfo di Lillehammer, in bacheca ha anche due argenti e due bronzi) è stato escluso dalla lunghissima lista della quale, invece, fanno parte anche perfetti “sconosciuti”.
“Il mio non è uno sfogo personale ma è un atto dovuto per rispetto delle medaglie olimpiche della storia del fondo italiano, per chi ha dato tutto a questo sport e per chi ama davvero gli sport invernali. Ho espresso un pensiero che nasce da un sentimento profondo, non da polemica né da protagonismo” ha dichiarato l’ex fondista azzurro.
Ebbene, spostandosi in Trentino dove, con un rush finale degno di uno sprinter, comune di Trento, Trentino Marketing, Apt Trento e il Trento Film Festival hanno deciso di proporre una serie d’iniziative – ribattezzate “Gimme Five” – per portare lo spirito olimpico anche in città: appare evidente che, programma e ospiti “alla mano”, l’aspetto sportivo – il “core business” dei Giochi – sia stato completamente trascurato.
I cinque talk organizzati andranno a “toccare” elementi culturali, nobilissimi, ci mancherebbe, ma dei campioni olimpici trentini non vi è nemmeno una minima traccia. I titoli degli incontri? “Sport e inverno demografico”, “L’inverno della diplomazia”, “In questo inverno c’è qualcosa che non va”.
Addirittura l’evento di sabato 7 marzo “Gli inverni virtuali” è presentato come “un incontro per scoprire come il mondo dei videogiochi possa trasformare paesaggi reali e storie locali in esperienze interattive, coinvolgenti e formative” e, infine, il 14 marzo si parlerà dell’ “Alpe di Trento”, il Monte Bondone, con una tavola rotonda dedicata a “I tanti inverni del Monte Bondone”.
Non mancheranno le proiezioni dedicate allo sport e le presentazioni di libri inerenti al tema (con alcune “lacune”, però, perché manca ad esempio un evento legato alla splendida autobiografia di Paolo De Chiesa, che i Giochi Olimpici li commetterà – anche questa volta – per la Rai) e, allora, la domanda sorge spontanea: perché non invitare e coinvolgere chi le le Olimpiadi le conosce meglio di tutti, ovvero gli atleti, i “miti”, chi resterà per sempre nella storia dello sport italiano e non solo?
L’intento, affidandosi al Trento Film Festival, è evidente: parlare di un altro “lato” dello sport in montagna, affrontando esclusivamente temi collaterali. Perché, invece, non trasmettere lo spirito olimpico alla città, ai residenti e ai visitatori tramite chi quelle emozioni le ha vissute in prima persona e ha saputo emozionare milioni di persone con le proprie imprese? Avrebbe avuto certamente molto più senso e sarebbe risultato maggiormente coinvolgente.
Sarebbe stato molto semplice e l’evento (o gli eventi) avrebbe certamente riscosso un grande successo.
Purtroppo, però, nel programma di “Gimme Five” di Franco Nones, medaglia d’oro nella 30 chilometri a Grenoble nel 1968 e primo italiano a vincere un titolo olimpico nello sci di fondo, Giorgio Vanzetta, che nel 1994 fu uno dei quattro azzurri della staffetta di Lillehammer, Bice Vanzetta, bronzo ad Albertville 1992 e Lillehammer 1994, Antonella Confortola, bronzo in staffetta a Torino 2006, Cristian Zorzi, oro in staffetta a Torino 2006, argento e bronzo a Salt Lake City 2002, Matteo Anesi, straordinario oro a Torino 2006 nel pattinaggio, inseguimento a squadre, Cecilia Maffei, argento nello short track a Pyeongchang nel 2018 e Lidia Trettel, bronzo nello snowboard a Salt Lake City, non vi è traccia.