“Nel 2023, oltre 1670 persone negli Stati Uniti sono state uccise da sconosciuti. Erano state scelte a caso”, dice il cartello a inizio film.
Le statistiche: la risposta giusta a una domanda spesso sbagliata.
Ho sempre guardato con forte sospetto i film che si aprono snocciolando statistiche che dovrebbero far riflettere, e lo so benissimo che la casistica include Cobra. Mentirei se dicessi che le statistiche criminali che aprono Cobra sono la mia scena preferita di un film a cui rimango affezionato, pur sapendo che servono a giustificare l’esistenza stessa del personaggio.
Però queste sono molto più vaghe.
Che significa esattamente l’evidenziatissimo “a caso”? Quando fai una rapina, non sempre prendi di mira un tuo amico. Gli school shooters, che da quelle parti abbondano, hanno tendenzialmente l’obiettivo dei grandi numeri e tirano a chi si trovano davanti. Lasciamo perdere i litigi occasionali di varia natura tra gente che gira regolarmente armata. A leggerla così sembra vogliano convincerti che negli USA c’è un’epidemia di casi Marta Russo e insomma, con tutto quello che già capita da quelle parti, in cui ti vendono un fucile con più facilità con cui ti vendono un cane, gli ci mancherebbe solo quello.
Comunque: SIGLA!
Non sono mai stato un fan di The Strangers: l’originale del 2008 rimane uno di quei rari casi in cui se incontro qualcuno che mi dice che per loro è un cult, o anche solo qualcosa che non si sono dimenticati il giorno dopo, non è che dico “eh, che devo dirti, ho gusti diversi”, ma dico proprio soltanto “eh???”. Un home invasion visto cento volte: solido, per carità, ma l’unica trovata che offriva era “non vi spiego niente del background e dei motivi degli homeinvasori così vi cagate addosso con l’ignoto e ci applicate la vostra paranoia urbana preferita”. Che per carità, è un’idea che può funzionare se sei John Carpenter e lo dimostri perché dopo continui a girare un capolavoro dietro l’altro come John Carpenter. Bryan Bertino, invece, è uno che vi ha appena fatto esclamare “ah ma pensa te, il regista di The Strangers si chiamava Bryan Bertino! Che nome simpatico”.
Questa potenziale scusa del puro esercizio di stile mi diventa sinceramente un po’ disonesta se apri il film con una statistica che non potrebbe essere più generica e tendenziosa – specie se, sior Bertino, lei mi dichiara che l’ispirazione è venuta da un’esperienza personale in cui sconosciuti hanno bussato alla porta per poi andarsene dopo aver verificato che in casa c’era qualcuno – l’esatto contrario di quello che succede nel film – e dalla lettura di Helter Skelter, il famoso libro sul processo alla Manson Family, i cui omicidi erano stati progettati per sembrare casuali ma in realtà non erano casuali per un cazzo.
Hospital Invasion
Eppure questo reboot di The Strangers in qualche modo mi fa simpatia.
Il primo motivo è, banalmente, che dà da lavorare a Renny Harlin che mi sta ancora simpatico dal suo filotto anni ‘90 tra Die Hard 2, Cliffhanger, Spy, Blu profondo, e non li sto nemmeno citando tutti. Che Bryan Bertino non sia coinvolto per nulla, a parte il credito per aver creato i personaggi, non mi tocca.
Il secondo motivo è che non si tratta di una semplice nuova trilogia, bensì di una trilogia che è stata girata subito in contemporanea. Esatto, come Il Signore degli Anelli. E non ho controllato, ma secondo me non succedeva proprio dai tempi del Signore degli Anelli (o Lo Hobbit, immagino): mi sento abbastanza sicuro ed è bello pensarla così. Da qualche parte nel mondo qualcuno sta pensando di scrivere una news intitolata tipo “Questa nuova saga horror prosegue nella scia del Signore degli Anelli” e tecnicamente lo può fare. Vai a sapere com’è che i produttori se la sono sentita così calda, al di là del fatto che il budget totale sia la metà di The Conjuring.
Del primo capitolo ve ne abbiamo già parlato.
Del secondo ve ne parliamo in larga parte perché è meglio.
Ha dei vantaggi strutturali, certo. Non c’è niente di più facile da scrivere del secondo capitolo di una trilogia: non devi introdurre la storia, e non devi nemmeno chiuderla. Non hai responsabilità, se non quella di mantenere l’interesse sufficientemente vivo. Puoi fare quello che ti pare. Quale esempio migliore del famigerato Episodio VIII di Star Wars, il capitolo di mezzo della trilogia moderna? La premessa era già servita, si è scatenato nella direzione che preferiva, i produttori cagati addosso hanno avuto l’episodio seguente a disposizione per rimangiarsi tutto e chiudere. Il capitolo di mezzo è lo zio delle trilogie: arriva con tutto apparecchiato, si spupazza il marmocchio, ne approfitta opzionalmente per mettergli brutte idee in testa, e prima che comincino i veri casini lo restituisce ai genitori.
La sorpresa, se mai, è che riesca davvero ad approfittarsene in larga parte nel modo giusto.
Chi vince la gara di guardare losco dalla finestra? Secondo me la vince la famosa star Michele Morrone
Non inventa e non ha intenzione di inventare niente The Strangers – Chapter 2: inizia attaccandosi al precedente come un Halloween 2 qualunque. La nostra protagonista “Maya” è all’ospedale, e indovinate? Dopo pochi minuti di preparazione arriva anche uno Stranger con la fazza mascherata che inizia a inseguirla.
La tensione è in buona percentuale in mano vostra: vi interessa qualcosa di “Maya”, la generica final girl del capitolo 1? Vi intriga il fatto che gli Strangers in the night, exchanging glances, la inseguano senza motivo, perché non avete idea di quanta gente matta che c’è in giro per le strade signora mia che le statistiche dicono che ti uccidono solo per divertirsi perché chissà che cattiva educazione hanno ricevuto, ma lo fanno solo lì in quei posti dove la gente va in vacanza – o si trasferisce con l’arroganza di chi pensa di poter cambiare vita, fare a meno della città e godersi una casa più grossa – perché l’obiettivo di questo genere di film è aiutarvi a giustificare il fatto che non vi spostate MAI dalla poltrona del vostro civile e rassicurante salotto di famiglia e lasciate che le cose che succedono fuori dalla finestra vi vengano raccontate unicamente dal vostro canale tv preferito?
Se vi intriga, bene.
Se non vi intriga, a me ha comunque intrigato il fatto che il film diventa subito un’unica scena d’azione continua, un survival senza fiato punteggiato di omicidi violenti che si prende pochissime pause, e un signor esercizio di Renny Harlin che dimostra che quando vuole ha ancora una mano solidissima.
C’era davvero bisogno di trasformare The Strangers in una trilogia? Neanche per sbaglio: esistono poche cose più minimali di questa, che non può nemmeno diventare una strana storia complessa e corale come gli ultimi Halloween perché non è quello lo sport che sta giocando. C’è (c’era) una coppia, e ci sono tre assassini mascherati che a un certo punto diventano disposti a rischiare la qualsiasi e a incrementare la strage pur di farli fuori a caso.
E allora nel capitolo di mezzo c’è davvero la libertà di eliminare la fuffa e concentrarsi solo sulla parte divertente. E c’è tanto di quello spazio per farlo che ci scappa pure l’idea davvero spettacolare: in questo caso, una lunga sequenza con un incazzatissimo cinghiale. Qui è dove la protagonista Madelaine Petsch, nonostante un personaggio che più generico e dimenticabile non si può, si fa voler bene per grinta e sportività.
MVP: il cinghialo
Poi, giusto in tempo prima che rischiasse di diventare un vero gioiellino, il film prende l’altra svolta purtroppo inevitabile.
Perché progettare una trilogia su The Strangers se non hai intenzione di– anzi, riformulo: perché progettare una trilogia su The Strangers?
Nel senso: è ovvio che c’è una sola cosa che puoi fare per giustificarla narrativamente, e che quella cosa è iniziare ad approfondire gli Strangers.
Ma il problema è che letteralmente l’unica cosa che distingueva The Strangers dagli altri home invasion che escono ogni anno è che non si conosce il loro background né le loro motivazioni.
Non ho bisogno di spoilerare cosa racconta: mi basta dire che inizia a raccontare qualcosa, e che vorrebbe sconvolgere fortissimo ma no, è tutto abbastanza goffo, arbitrario e privo di particolare significato/personalità.
Ma hey, sono cazzi del terzo film risolvere la faccenda: questo era solo lo zio.
Poster-quote:
“What were the chances we’d be sharing love before the night was through?”
Nanni Cobretti, i400calci.com