Il Consiglio dei Ministri ha deciso che il referendum popolare sulla riforma costituzionale della giustizia si svolgerà domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026. La riforma, approvata dal Parlamento nell’ottobre 2025, riguarda tra l’altro la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri e altre modifiche all’ordinamento giudiziario. Parallelamente, è ancora in corso la raccolta firme promossa dalla società civile per la promozione del referendum contrapposto alla riforma costituzionale della magistratura: per raggiungere tale scopo e rendere ammissibile una nuova richiesta referendaria è necessario raggiungere 500.000 firme entro fine gennaio; se ciò accadesse, la Corte Costituzionale sarebbe chiamata a valutare il quesito e questo avrebbe implicazioni sull’organizzazione della consultazione già calendarizzata.
Secondo la prassi seguita finora, il governo non potrebbe fissare la data del voto prima di quella scadenza, proprio per permettere ai promotori dell’iniziativa di completare la raccolta e accedere alla campagna referendaria come soggetto costituzionalmente tutelato. Ma l’Esecutivo ha confermato che l’intenzione è quella di deliberare già nel prossimo Consiglio dei ministri, convocando le urne per domenica 22 e lunedì 23 marzo (l’indizione formale spetterà poi al Presidente della Repubblica) sfruttando la richiesta di referendum già depositata e ammessa dall’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione. In tal caso, è già stato annunciato un possibile ricorso al Tar se il governo andrà dritto per questa strada, facendo leva sul fatto che il testo del quesito depositato dai giuristi appare diverso da quello che è già stato ammesso, perciò ci sarebbe spazio perché la Cassazione, in caso di successo della raccolta firme, decida di modificarlo.