di
Alberto Zorzi, Antonella Gasparini, Monica Zicchiero

Venezia, preso dai carabinieri un uomo di 38 anni – Andrea Vescovo – che avrebbe partecipato al «sequestro» e all’uccisione di Sergiu Tarna: non si era mai mosso da casa. Il sopralluogo prima del delitto

Un blitz silenzioso. Mercoledì mattina i carabinieri sono arrivati nelle case Ater in via Martiri della Libertà a Spinea (Venezia), a due passi dalla stazione locale dell’Arma, e hanno arrestato il presunto complice del vigile Riccardo Salvagno, il 38enne Andrea Vescovo, «Viskio» per gli amici. Si tratta di un uomo disoccupato, residente con la madre e il fidanzato di lei, compagno di bevute e amico del vigile al quale probabilmente doveva qualche favore. I militari indossavano i giubbotti anti-proiettile, perché temevano che fosse armato, non sapendo se potesse avere lui la pistola d’ordinanza dell’agente di polizia locale di 40 anni già ucciso una settimana fa per l’omicidio di Sergiu Tarna, il 25enne barman Moldavo freddato con un colpo di pistola in testa alle 2.43 del mattino del 31 dicembre in un campo a Malcontenta di Mira.

Il giallo dell’arma

In realtà l’arma continua a non trovarsi. A fare il nome di Vescovo è stato proprio Salvagno nel corso dell’interrogatorio di garanzia di mercoledì scorso. I carabinieri del nucleo investigativo, coordinati dal comandante Giuseppe Battaglia, sotto la guida del procuratore capo Stefano Ancilotto e del pm Christian Del Turco, hanno poi raccolto gli elementi tecnici, in particolare le celle telefoniche, e una volta avuta la certezza che fosse lui, hanno chiesto e ottenuto l’ordinanza di custodia cautelare al gip Claudia Ardita. Dopo aver commesso l’omicidio il Polo di Salvagno ha raggiunto Spinea per riaccompagnare la casa Vescovo. 



















































Insieme nelle ore del delitto

Alle 7.41 del 31 dicembre, il targa system ha registrato il passaggio della sua auto a Gorizia, poi è tornato indietro, e la targa è ricomparsa a Verona alle 13. Forse era già diretto in spagna. Due i punti in cui i carabinieri avevano visto le sagome di due persone all’interno della Volkswagen Polo di Salvagno: il 31 dicembre alle 2.20, a Chirignago all’uscita del locale dove hanno caricato Tarna, e poi vicino ai campi di Malcontenta di Mira dov’era stato abbandonato il cadavere. Con le sole immagini di sorveglianza video non era possibile verificare chi fosse davvero il complice, ma gli investigatori sapevano che c’era, e infatti dalle indagini sulle celle telefoniche è emerso come i due, Salvagno e Vescovo, fossero stati assieme a Preganziol nelle ore precedenti, nel locale New Mille Lire Lap Dance da poco prima di mezzanotte alle 2. Dopo aver caricato Tarna a Chirignago, tutti e tre sono andati a Malcontenta (la Polo è stata ripresa in via Pallada alle 2.29). Un fatto straordinario, emerso dalle indagini dei carabinieri, è stato il passaggio rintracciato dalle celle dei telefoni dei due complici nei campi del ritrovamento del barman assassinato, poche ore prima del delitto. Salvagno e Vescovo sono andati a fare un sopralluogo verso le 19 del 30 dicembre, per delineare un quadro. Sarà la prova della premeditazione dell’omicidio? Forse. È certo che Tarna ha subito un’esecuzione: nel Polo c’era la pistola e chi ha ucciso aveva messo in conto che le cose sarebbero potute finire con il delitto.

La colluttazione

Alle 2.43 del 31 dicembre i cellulari del 25enne moldavo non si sono più mossi dal terreno fangoso e inzuppato d’acqua dove il giovane è stato ritrovato poi all’ora di pranzo. In meno di 15 minuti, in base alle ricostruzioni, Salvagno e Vescovo hanno scaricato il barman dall’auto, lo hanno rincorso quando ha provato a scappare bagnandosi scarpe e pantaloni e c’è stata tra loro una colluttazione fino a che, tenendolo fermo, c’è stato lo sparo con la canna appoggiata praticamente alla fronte, senza lasciargli scampo. Il lavoro ora verte su chi dei due abbia premuto il grilletto. 

I ricordi confusi

Il vigile ha negato di essere stato lui, ma dicendo poi di non ricordare bene, così come non sa esattamente dove abbia lanciato la pistola nella fuga. Il presunto complice, arrestato in pigiama ieri, non ha detto una parola, ma gli inquirenti si aspettano molto da lui, che collaborando potrebbe evitare l’ergastolo. Sullo sfondo resta anche il movimento, con le indagini prima per droga, e poi la rivelazione di un video di Salvagno con una trans. Anche l’amico di Tenerife contattato dal vigile nella fuga in Spagna ha detto che gliene aveva parlato e che era ricattato da Tarna.
E oggi la mamma della vittima, Anastasia Burghelea, nella chiesa ortodossa di Zelarino dirà addio per sempre al figlio.


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14 gennaio 2026 ( modifica il 15 gennaio 2026 | 12:32)