Otto sconfitte consecutive sulle spalle, davanti il match con la capolista Pallacanestro Brescia. E’ un momento delicato per la Pallacanestro Cantù, il GM Sandro Santoro ne parla in esclusiva con Sportando.

«Non possiamo considerare contro chi dobbiamo giocare. Non dobbiamo pensare che sia Brescia, la capolista. E’ una partita che dobbiamo vincere. Una squadra che lotta, è una squadra che ci crede».

Non si nasconde il dirigente, che domenica alle ore 20 sarà anche ex: «Non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia. Abbiamo un problema grosso, siamo ultimi in classifica, abbiamo l’obbligo di invertire la tendenza. Nel 2026 si inaugura la nuova arena, sono aspetti che creano ancora più agitazione. Fa parte del mestiere, è chiaro che siamo in difetto. Cerchiamo di fare le cose al meglio possibile, ma oggi il campo ha detto che non abbiamo ottenuto quello che era il nostro mandato. Dobbiamo esserne consapevoli».

Parole chiare, e forti, per un club che non ha lesinato interventi: «Non abbiamo mai avuto la scelta giusta nel momento critico. Pensiamo a Gilyard: E’ l’impatto che conta, non i numeri in sé. La scelta giusta, quando conta, incide molto di più sui rendimenti di una squadra, e di un giocatore. I piccoli dettagli fanno la differenza, soprattutto quando il livello si alza».

Da qui l’ultima mossa, Chris Chiozza: «Abbiamo provato a porre rimedio. Chris Chiozza ha nel suo DNA caratteristiche diverse, è più abituato ai campionati europei, il tasso di personalità, per quanto più silenziosa, c’è. Dovrebbe darci un impatto diverso. E sul rendimento di Ballo questo ha subito inciso».

Ci sono ruoli più importanti, ma tutti devono dare di più: «Ovviamente serve che a lui si aggiungano Sneed, Basile, Bortolani che è in crescita a livello difensivo, e Green sa cosa fare e dove stare in quasi tutti i momenti della partita. Adesso qualcosa dovrà cambiare».

Il fardello è evidente: «Ciò che pesa sono le otto sconfitte consecutive. I problemi derivano più che altro da questo aspetto, non bisogna solo ancorarsi a questioni tecniche perché ci sono state occasioni dove abbiamo lottato e dove hanno inciso errori su tiri aperti fatti anche con giocatori che lo sanno fare per caratteristiche specifiche».

Pechè precipitare in classifica fa male, visto che le ambizioni erano diverse: «Si pensava qualcosa di diverso, ma i giocatori li scopri solo quando li hai qui. Può capire che non si leghino alla realtà con cui si approcciano. Gioco, sistema, ambiente, e un campionato dove i punteggi medi si sono alzati. Vediamo una tendenza ad offendere più che a difendere. Ma questo non significa che non si possa difendere meglio, soprattutto in trasferta».

Giusto, le trasferte, dove Cantù non ha mai vinto. Eppure, oggi bisogna vivere solo gara per gare: «Non va bene neanche dire che ci giocheremo la salvezza in casa, dobbiamo esserne consapevoli. Pensiamo a Brescia, poi a Reggio Emilia, una partita alla volta».

Come detto, il club ha agito: «La società ci ha messo nelle condizioni di fare dei cambiamenti. Green in estate non poteva essere alla nostra portata, Chiozza anche. Qualche altro movimento lo faremo, ma essendo senza visti il mercato si restringe. Guarderemo anche a quello che succede in LBA, nelle prossime settimane determinati stranieri, come successo a noi, potrebbero muoversi».

Sandro Santoro, insomma, tra orgoglio e realismo: «Per fare il meglio possibile si fanno degli errori. Tutto nasce questo. Ma non si può lesinare: si deve lottare sino alla fine».