Giberto Arrivabene, conosciuto in privato come Gibi, ha iniziato a dedicarsi alla produzione artigianale di vetro nelle antiche fornaci di Murano quando si è accorto di non riuscire più a trovare i raffinati servizi tradizionalmente usati dalla sua famiglia. Perché questo vezzo privato si traducesse in un brand — oggi con flagship store sul Ponte di Rialto — è bastato poco.

«È accaduto quasi per gioco: quando gli amici rompevano un pezzo dei loro set venivano da me, chiedendomi di realizzarne una replica». Il passo successivo è stato iniziare a disegnarne di originali, infusi di un classico flair e della sapienza dei soffiatori veneziani. C’è tutta una genia di tecniche — craquelé, rigatini, incisi a mano con decorazioni che riprendono “il pizzo verticale delle facciate veneziane”, come scriveva Iosif Brodskij – e silhouette che uniscono semplicità ed eleganza.

Grande amante nel colore lui stesso Chahan Minassian celebra il colore con il suo allestimento.

Grande amante nel colore lui stesso, Chahan Minassian celebra il colore con il suo allestimento.J. BEYLARD / V. LUC – Agence Phar, Courtesy Giberto Venezia / Chahan Gallery

Un angolo della galleria durante MaisonObjet.

Un angolo della galleria durante Maison&Objet.J. BEYLARD / V. LUC – Agence Phar, Courtesy Giberto Venezia / Chahan Gallery

Nel solco della tradizione, con spirito moderno

A fornire l’ispirazione, ancora una volta, sono stati i vetri di casa: un archivio affettivo passato attraverso diverse generazioni. «Tutti questi pezzi sono diventati, in maniera naturale, parte del mio vocabolario», dice Giberto Arrivabene.

«Quando entri a casa di Giberto la storia è ovunque, ma allo stesso tempo senti che il tempo non si è fermato», racconta Chahan. «Ci sono grandi vassoi d’argento colmi di bicchieri: un compendio delle forme del vetro, che può andare da quelli rosa e arancioni a quelli in cristallo. E tuttavia non è un museo. Quei vassoi sono in costante evoluzione: accanto ai bicchieri ereditati possono comparire prototipi che Gibi ha appena portato con sé dalla fornace e appoggiato lì. Ci sono modelli spaiati e assortiti e ognuno a tavola ne ha uno diverso: non è un esercizio di accumulazione, ma una sorta di sprezzatura – un modo di vivere contemporaneo».

Il disegno preparatorio di Chahan Minassian per l'esposizione Oasi Veneziana.

Il disegno preparatorio di Chahan Minassian per l’esposizione Oasi Veneziana.Courtesy Giberto Venezia / Chahan Gallery