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Alfio Sciacca, inviato a Genova

La sentenza del processo in Corte d’Assise a Genova sul delitto di Nada Cella, la segretaria uccisa a Chiavari nel 1996

È stata Anna Lucia Cecere ad uccidere Nada Cella, la 24enne massacrata con un oggetto mai ritrovato nell’ufficio del commercialista Marco Soracco a Chiavari nel 1996. Lo ha stabilito la Corte d’Assise di Genova presieduta da Massimo Cusatti che l’ha condannata a 24 anni di carcere. La pm, Gabriella Dotto, aveva invece chiesto l’ergastolo. La pena è stata ridotta rispetto alla richiesta del pm perché è rimasta l’aggravante dei futili motivi ma è caduta quella della crudeltà. La pena comunque è sospesa e l’ex insegnante non andrà in carcere in attesa dell’appello.

Dopo quasi 30 anni c’è comunque una verità giudiziaria per uno dei grandi gialli italiani. Un cold case che era stato considerato chiuso e che solo grazie alla tenacia della madre della vittima, Silvana Smaniotto, e della criminologa Antonella Delfino Pesce (che ha riesaminato tutti gli atti dell’inchiesta e di una prima archiviazione della posizione di Anna Lucia Cecere) nel 2021 ha portato la Procura di Genova a riaprire l’inchiesta arrivando così alla sentenza di oggi. 



















































Condannato a 2 anni per favoreggiamento invece il commercialista Soracco, per il quale il Pm aveva chiesto 4 anni. Anna Lucia Cecere oggi non era presente alla lettura della sentenza come non è stata mai presente per tutta la durata del processo. La 59enne vive attualmente a Boves, in provincia di Cuneo. Schiva, scorbutica, non ha mai voluto parlare di questa vicenda anche se ha sempre respinto ogni accusa.

Eppure, secondo l’impianto accusatorio, sarebbe stata lei ad uccidere Nada Cella in un violento scatto d’ira, massacrandola con un oggetto trovato nello studio di Soracco. Ad inchiodarla varie testimonianze. C’è stato chi ha raccontato di averla vista lasciare lo studio ancora insanguinata. E poi per via di un bottone trovato sotto il cadavere che era dello stesso tipo di una giacca di jeans che indossava spesso il fidanzato della Cecere. Probabilmente Nada riuscì a strapparlo mentre veniva massacrata. 

Quanto al movente, l’ex insegnante vedeva in Nada Cella, che lavorava nello studio di Soracco, un’ostacolo alla sua ambizione di «accasarsi» con un buon partito come il commercialista Soracco con il quale aveva preso a frequentarsi. Ai suoi occhi Nada continuava ad essere la preferita del commercialista. L’omicidio d’impeto sarebbe avvenuto dopo un’accesa lite nello studio. La Cecere avrebbe colpito la 24enne con un oggetto che le era capitato tra le mani nello studio e che non è stato mai trovato.  

«Ce l’abbiamo fatta». Sono state le prime parole di Silvana Smaniotto, mamma di Nada Cella,  al telefono con l’avvocato Sabrina Franzone, e poi si interrompono per dare spazio alle lacrime mentre sussurra «bastardi». «Speravo in questo risultato, per Nada e la sua famiglia abbiamo lottato fine alla fine, abbiamo avuto paura ma la verità è nota a tutti – ha detto Franzone -. La verità ci voleva per lei e per la sua famiglia che non si può dire cosa ha passato». «Daniela (la sorella di Nada, ndr) ha pianto – sottolinea l’avvocata Laura Razzeto – era commossa e anche incredula e aveva tanta paura per quanto successo in precedenza». «Questa sentenza – conclude Franzone – restituisce a tutti fiducia. Nada non tornerà ma era giusto che venisse fatta chiarezza». 

Presente in aula alla lettura della sentenza una cugina di Nada, Silvia Cella «Giustizia è fatta. Speravo ma non me l’aspettavo», ha detto dopo la lettura del dispositivo. «Non sono giudice – ha aggiunto -, è il loro lavoro, un lavoro molto difficile. È una cosa emozionante, stranissima, sono passati 30 anni, qualche anno fa non lo avrei mai sperato». «Pensavo che Nada fosse stata dimenticata – ha detto ancora -. Trent’anni sono tanti, perché quello che gli investigatori hanno ora lo avevano anche 30 anni fa. Per cui sarebbe stato molto più semplice. Hanno lavorato sulle stesse cose gli investigatori e la Procura e hanno fatto un lavoro epocale, immenso, perché, sentendo le persone dopo 30 anni, i ricordi svaniscono, si ricordano cose diverse, è difficilissimo». «Non ho ancora capito quello che è successo, Nada non torna più ma giustizia è fatta», ha concluso.

«Non me l’aspettavo e mi ritengo innocente – ha invece detto detto Soraccco- Se è lei l’assassina sono contento che sia stata condannata. Ma non mi aspettavo la mia condanna, pensavo fosse riconosciuta la mia estraneità». 

15 gennaio 2026 ( modifica il 15 gennaio 2026 | 18:38)