Nell’Artico si gioca la nuova partita tra le potenze mondiali. La gara per la Groenlandia è già cominciata ed è Donald Trump a muovere i passi più decisi. L’isola, di proprietà del regno di Danimarca, è diventata una questione di “sicurezza nazionale”. Gli Stati Uniti la vogliono, la Casa bianca non fa nulla per nasconderlo, anzi, tutto è messo nero su bianco. “Ci serve”, dice Trump. Ma gli Usa non sono gli unici attori interessati all’area. C’è la Russia, in “collaborazione” con la Cina, ci sono gli altri membri Nato, i cittadini dell’isola, che reclamano la loro indipendenza, e la Danimarca: in molti ora guardano con insistenza all’Artico e alla Groenlandia.
Cosa vuole ottenere Trump in Groenlandia
La pressione degli Stati Uniti sulla Groenlandia è ai massimi storici. Il presidente Donald Trump ne parla a ritmo quasi quotidiano, al congresso i repubblicani lo ha messo nero su bianco, con il “Greenland Annexation and Statehood Act”. Vogliono rendere l’isola il 51esimo stato e farne una questione di sicurezza nazionale. D’altronde, la stessa amministrazione ha stabilito nella “National security strategy” il “dominio sull’emisfero americano”.
Situata com’è tra Artico e Atlantico, la Groenlandia ospita già infrastrutture critiche per gli Usa, come la base di Pituffik per il controllo dello spazio e l’allerta missilistica: eventuali attacchi provenienti da est vengono segnalati proprio da queste strutture. Ma c’è di più.
Il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, in visita alla base spaziale di Pituffik, in Groenlandia (Jim Watson/Pool via AP)
In ballo c’è anche il controllo delle “terre rare”, materie prime fondamentali nei settori dell’energia e della tecnologia, e il “Giuk Gap” (Greenland-Iceland-UK), il corridoio strategico tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito che permette l’accesso all’Atlantico, oltre a gas e petrolio, presenti in quantità sotto il mare e i ghiacci dell’isola.
Il Giuk Gap, punto di passaggio della flotta sovietica nell’Atlantico, in una vecchia mappa della Cia
C’è da considerare anche che lo scioglimento dei ghiacci sta consolidando la rotta del Mare del Nord riducendo i tempi di percorrenza tra Asia ed Europa: chi controlla le basi d’appoggio controlla il traffico marittimo del futuro. Ma non ci sono solo gli Stati Uniti: gli altri attori artici non stanno a guardare.
La Russia e il nodo delle “Svalbard”
L’arcipelago delle Svalbard si trova a oltre 1.000 chilometri a nord della Norvegia. Un trattato del 1920 riconosce la sovranità norvegese sui territori ma garantisce diritti economici a tutti i firmatari. Tra questi figura la Russia, che vi mantiene insediamenti minerari come Barentsburg.
La mappa delle isole Svalbard
Gli Stati Uniti accusano la Russia di utilizzare le basi civili alle Svalbard per attività di disturbo elettronico e sorveglianza sottomarina. In risposta, l’amministrazione Trump ha intensificato i voli di ricognizione e le esercitazioni navali congiunte con il Regno Unito nell’area.
Negli anni, la Norvegia ha trasformato le Svalbard in un luogo di ritrovo per scienziati di tutto il mondo, compresi quelli russi – la comunità più numerosa è la loro -, fino all’invasione dell’Ucraina nel 2022. Ora, il Cremlino ha iniziato a mettere in dubbio la sovranità norvegese sull’arcipelago, in particolare sui fondali oltre le 12 miglia che delimitano le acque territoriali. La Cina è già presente con propri laboratori. Il governo norvegese ha reagito con una stretta sui diritti di permanenza degli stranieri. Non è detto basterà.
Cina e Russia insieme per la “fortezza Artica”
Questa zona del globo è vitale per la Russia. La maggior parte dei sottomarini nucleari russi staziona nell’Artico, garantendo a Mosca la capacità di reagire: eventuali risposte militari in scenari di crisi arriverebbero da qui. Per il Cremlino è essenziale anche il Giuk Gap. Le acque tra Groenlandia, Islanda, Far Oer e Regno Unito sono sotto attento monitoraggio russo. Secondo un recente report dei servizi segreti danesi lo scopo sarebbe anche quello di mappare i cavi sottomarini e tracciare i movimenti dei sottomarini Nato.
Ma c’è anche la Cina. Pechino punta a diventare un attore militare indipendente nell’Artico entro i prossimi 5-10 anni. Nel 2025, la Cina ha condotto la sua più grande spedizione artica con 4 rompighiaccio e una nave da ricerca, operando a 1.000 km a nord-ovest della Groenlandia.
La corsa italiana alle rotte del Nord: quali sono le imprese in prima linea
A causa delle sanzioni occidentali, la Russia sta concedendo alla Cina un accesso senza precedenti all’Artico russo in cambio di supporto economico e tecnologico. Per l’intelligence danese, l’intento cinese è quello di sviluppare capacità per operare con navi e sottomarini in acque artiche, oltre a condurre attività di ricerca. Sempre in un contesto di cooperazione crescente con Mosca.
Le montagne sottomarine contese lunghe 1.800 chilometri
C’è una catena montuosa lunga circa 1.800 chilometri che taglia in due l’Artico centrale. È la Dorsale di Lomonosov, cordigliera sottomarina contesa tra più Paesi. In generale, uno Stato costiero ha “diritti sovrani” per esplorare e sfruttare le risorse naturali della piattaforma continentale (fondale e sottosuolo), anche oltre le 200 miglia marine, a patto di dimostrare che quella porzione è la naturale estensione geologica del suo margine continentale.
Le aree contese nell’Artico: c’è anche la dorsale Lomonosov
Secondo questa tesi, la Russia vorrebbe estendere la propria influenza su quest’area. Nel 2007, la missione russa “Arktika” piazzò sul fondale una bandiera della federazione in titanio. Secondo alcuni studi geolocici, la dorsale è, potenzialmente, ricca di risorse, come giacimenti di petrolio e gas oltre che minerali.
Ma anche Danimarca e Canada considerano la zona come estensione della terra ferma. Lo scacchiere artico è pronto, le pedine si muovono.
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