YatesSimon Yates ha annunciato il ritiro pochi mesi dopo aver conquistato il Giro d’Italia (credit: Paolone/LaPresse).
Tempo di lettura: 2 minuti

Il ritiro improvviso di Simon Yates ha sorpreso profondamente moltissimi appassionati e colleghi, ma non Owain Doull: il britannico, che fino all’anno scorso correva con la EF e quest’anno è approdato proprio alla Visma|Lease a Bike, ha raccontato infatti a CyclingWeekly una conversazione avuta con Yates l’ultimo giorno del Giro d’Italia, mentre Simon festeggiava la conquista della maglia rosa.

«Sono andato a congratularmi con lui – ha raccontato Doull – e gli ho detto che ovviamente avrei preferito una vittoria di Carapaz (suo compagno di squadra, ndr), ma se doveva vincere qualcun altro volevo che fosse lui, e quindi ero contentissimo. Simon mi ha detto: “Onestamente potrei anche fermarmi qui: non potrà andare meglio di così”. Ovviamente era l’ultimo giorno, era arrivato a Roma in maglia rosa e quindi ci sta che fosse molto emozionato. Poi ha partecipato al Tour de France, e ad altre corse, ma credo che l’idea del ritiro sia sempre rimasta nella sua mente. Ovviamente l’ho visto anche al training camp di dicembre, e sembrava felice e motivato, ma penso che il desiderio di ritirarsi fosse molto forte. Posso dire solo “chapeau”: veniva pagato molto per correre e invece ha detto ‘No, non mi serve, voglio concludere la mia carriera al massimo livello».

Più sorpreso, invece, Matteo Jorgenson, sempre ai microfoni di CyclingWeekly: «Con gli altri compagni di squadra ci siamo chiesti se eravamo davvero sorpresi, o se prima invece avevamo avuto la sensazione che avesse già mollato: ma nessuno aveva avuto un pensiero del genere, perché l’anno scorso Simon è stato molto professionale, dando il massimo in ogni gara».

«Non ne ha parlato con noi, né pubblicamente», ha continuato l’americano. «Probabilmente si è confidato con la sua cerchia ristretta e con le persone vicine a lui. Io non giudico le persone per le decisioni che prendono e adesso rispetto Simon ancora più di prima, perché so che la sua non è stata una decisione facile. Sono sicuro che abbia avuto delle buone ragioni».

Infine, il team manager Richard Plugge ha raccontato: «Simon ci ha chiamato durante le vacanze di Natale, abbiamo fatto una bella chiacchierata e il messaggio era chiaro. Se qualcuno ti chiama e ti dice che si vuole ritirare, cosa gli dici? Di non farlo? No, non funziona così. Sicuramente avrà ragionato su questa scelta: lo conosciamo come una persona che riflette molto sulle cose e poi si fa un’idea propria».

«È molto triste che che ci abbia lasciato, ma d’altra parte, come ha detto Vingegaard, rispettiamo il modo in cui lo ha fatto. Ha detto “Voglio smettere, voglio ritirarmi, voglio andarmene”: è una sua scelta. Ovviamente sarebbe stato meglio se ce lo avesse detto a settembre, ma non possiamo soffermarci su questo troppo a lungo. È andata così e dobbiamo adattarci».