A distanza di un giorno dall’assoluzione, Chiara Ferragni rompe definitivamente il silenzio e decide di commentare pubblicamente (e duramente) quanto accaduto. Lo fa con il suo metodo, il post sui social, la piattaforma che più di tutte l’ha resa ciò che è oggi. Nel bene e nel male.
“Non c’erano i presupposti”
“Il mio procedimento si è chiuso ieri con un proscioglimento. Il giudice ha stabilito che non c’erano nemmeno i presupposti per un processo penale. È una frase semplice, tecnica, definitiva sul piano penale. Ed è giusto partire da qui”. Chiara ha definito gli ultimi due anni come complessi, non perché dubitasse di sé, ma per il continuo giudizio pendente su di lei senza possibilità di spiegazioni e replica, con un processo aperto.
“Ho pagato”
“Mi sono sempre presa la responsabilità per ciò che riguardava la pubblicità ingannevole. Ho capito che era stato un errore ed era giusto riconoscerlo. L’ho fatto: ho pagato, ho corretto, ho chiesto scusa. Il mio cachet in quelle operazioni era fisso, non guadagnavo in base alle vendite. Ero all’apice della mia immagine e del mio lavoro. Non esisteva alcun motivo, né economico né sensato, per cui io potessi ingannare qualcuno”, sottolinea l’influencer.
“La decisione di ieri non è una ‘assoluzione a metà’ come qualcuno ha tentato di far credere. È, se possibile, qualcosa di ancora più chiaro: significa che questo processo così come era stato costruito, non aveva nemmeno i presupporti per esistere fino in fondo. Non è: “Non sappiamo come è andata”. È: “Non c’erano le basi per portare avanti un procedimento penale”. Ed è forse questa la parte più forte di tutte. Perché vuol dire che per due anni sono rimasta ferma, esposta, giudicata, per qualcosa che non avrebbe nemmeno dovuto avere questo percorso”. Quella di oggi, conclude, non è affatto una vittoria: “Oggi chiudo un capitolo”.