La scure della Direzione generale Cinema e Audiovisivo del ministero della Cultura si abbatte su giovani registi italian – di fatto già affermati con vantano premi, riconoscimenti, presenze alle più importanti rassegne del settore -, ma soprattutto portatori di cognomi decisamente noti. Dal bando 2025 per la concessione di contributi per lo sviluppo e la coproduzione di opere cinematografiche e serie audiovisive franco italiane, infatti, sono rimasti fuori nomi come Elisa Fuksas, Ginevra Elkann, Marescotti Ruspoli. Ma anche altri noti alle cronache per discendenze importanti, come Marescotti Ruspoli, oppure per la solidarietà espressa alle cause umanitarie, come nel caso della regista Haicha Ladrouz. I loro film sono stati considerati “non ammissibili” al contributo che per l’annualità appena conclusa stanziava in totale risorse pari a 500.000 euro.
Gli esclusi “vip”
Tra i film esclusi “E’ stato un caso” della regista Elisa Fuksas. L’esclusione balza agli occhi non perché la regista sia figlia del noto architetto Massimiliano Fuksas, quanto per il curriculum professionale che può vantare. Nel 2021, per esempio, era alla Mostra del Cinema con “Senza fine”, un documentario sulla cantante Ornella Vanoni, scomparsa da poco. Non soltanto regista ma anche scrittrice. “È stato un caso” più che un film è innazitutto un progetto visto che è il titolo del libro autobiografico di suo padre Massimiliano al quale ha partecipato anche Elisa. Un intreccio famigliare che però non presentava i criteri per trasformarsi in un’opera cinematografica da finanziare.
Fuori dal bando anche l’opera di Ginevra Elkann. Altro cognome noto, e come potrebbe non esserlo visto che soltanto a pronunciarlo ti si apre un mondo anzi una dinastia. Regista e produttrice italo-francese, molti la riconoscono anche per essere la nipote di Gianni Agnelli, terza figlia di Margherita Agnelli e Alain Elkann, quindi sorella di John Elkann e di Lapo Elkann. Me nel suo curriculum, di certo, non pesano tanto le parentele quanto le presenze a festival e rassegne importanti come il Locarno International Film Festival, il Festival di Berlino e il Torino Film Festival e alla Mostra del Cinema di Venezia. “Leila” è finita nell’elenco dei film non ammessi al contributo dai “commissari” del ministro della Cultura, Alessandro Giuli.
Si trascina dietro non una bensì due dinastie importanti il regista Marescotti Ruspoli. Discendente di due nobili famiglie – i Ruspoli e i Marecotti, appunto – ha debuttato dietro la macchina da presa con il botto: nel 2022 il suo primo film da regista – dal titolo “Amusia” – vanta nel cast la star internazionale addirittura Fanny Ardant.
Perché non sono stati ammessi
Ma perché i loro film non sono stati ammessi? Difficile saperlo, ma gli indizi vanno ricercati nei criteri elencati nel bando di ammissione consultabile sul sito del Ministero della Cultura.
Ebbene, per essere ammessi al bando, i progetti dovevano riguardare opere cinematografiche realizzate in coproduzione tra Italia e Francia, prevedendo obbligatoriamente la presenza di almeno un produttore con sede legale in ciascuno dei due Paesi. La partecipazione finanziaria e produttiva dei coproduttori poteva variare tra il 20% e l’80% per ciascun Paese. Inoltre, i soggetti proponenti dovevano essere imprese europee, qualificate come produttori indipendenti, e operare nel settore della produzione cinematografica con codice Ateco 59.1 (attività di produzione, post-produzione e distribuzione cinematografica, di video e programmi televisivi). Non eran ammesse imprese riconducibili a soggetti non europei, né associazioni culturali o fondazioni senza scopo di lucro.
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