C’è un’idea di maschilità che Ricky Tognazzi ha deciso da tempo di mettere in discussione. Lo fa senza proclami, ma con una lucidità che spiazza. Ospite di Ciao Maschio, il programma condotto da Nunzia De Girolamo in onda sabato 17 gennaio alle 17.05 su Rai 1, l’attore e regista si racconta andando ben oltre le etichette, tra confessioni private e riflessioni che parlano — anche — di una generazione.






«Mi piace essere un maschio femmina», dice con naturalezza. Non una provocazione, ma una scelta identitaria precisa. «Un maschio accogliente, che ascolta, che ha rinunciato ad essere autoritario. Autorevole sì, autoritario no». È qui che Tognazzi mette un punto fermo: la sua idea di uomo è contemporanea, consapevole, capace di riconoscere e valorizzare la propria parte femminile. «La adoro», aggiunge. E non sembra una concessione, ma una conquista.



Simona Izzo, l’amore che non ha alternative

Quando Nunzia De Girolamo entra nel terreno della vita privata, la conversazione cambia ritmo. La domanda è semplice: ha mai immaginato la sua vita senza Simona Izzo? La risposta, invece, è disarmante. «Non c’è mai stata questa chance. Non l’ho mai cercata».


Tognazzi racconta il loro rapporto come un equilibrio fatto di ironia, gioco, complicità. «Ci prendiamo molto in giro», dice.

Ma subito dopo arriva la verità che pesa più di tutte: «Non saprei fare a meno di lei». Fino alla frase che resta sospesa nello studio e, probabilmente, anche nello spettatore: «Il giorno che mi dovesse lasciare sarei veramente in difficoltà». Altro che coppia perfetta. Tognazzi ribalta anche questo mito. Il rapporto con Simona Izzo, spiega, si regge su un confronto costante, spesso acceso. «Tutti i giorni litighiamo», racconta senza imbarazzo. «Il nostro rapporto si regge sulla lite, sullo scontro. Quello intellettuale, sì. Tutti i giorni». Non c’è idealizzazione, ma lavoro quotidiano. «Rinnovare quest’amore ogni giorno», spiega, «perché l’amore non è scontato. Non è un atto romantico, è un atto di fede. Di fede l’uno nell’altro».

Il matrimonio arriva tardi, dopo undici anni. Non per caso. «Io ho concesso questa cosa del matrimonio», dice Tognazzi, usando parole che raccontano un percorso più ideologico che sentimentale. «Sono un figlio degli anni Sessanta». E poi c’è l’ombra lunga del padre, Ugo Tognazzi, e di un modello familiare che non ha mai rappresentato un incoraggiamento. «Il suo esempio non era proprio rassicurante», ammette. L’intervista si chiude su un tema ancora più intimo: la paternità. Ed è forse il punto in cui Tognazzi si mostra più fragile. «Mi chiedo se sono stato all’altezza», confessa. «Se ho fatto bene il mio lavoro, anche come padre. Se sono un bravo papà». Non c’è risposta definitiva, solo una domanda che ritorna. Ed è forse proprio questo il filo che attraversa tutto il racconto: l’idea che crescere, amare, essere uomini — oggi — significhi soprattutto non smettere di interrogarsi.




Ultimo aggiornamento: venerdì 16 gennaio 2026, 16:54





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