Luca Cretti si prepara al suo debutto tra i professionisti. Il classe 2001 è tra i corridori confermati dalla MBH Bank CSB Telecom Fort, che quest’anno ha ottenuto la licenza Professional dopo tanti anni da Continental. Il bresciano è reduce da un 2025 stellare, con le vittorie alla Schio – Ossario del Pasubio, al Memorial Fornasiero Alfredo e al GP Industria e Commercio Artigianato Carnaghese. Oltre ai successi da Under23, lo scalatore lombardo è riuscito a piazzarsi in qualche corsa con i pro’, chiudendo undicesimo in classifica generale il Giro d’Abruzzo 2025, dove è stato nono nella tappa di Roccaraso. Un ritorno in grande stile dopo la squalifica di un anno e mezzo che lo aveva tenuto fermo dalla seconda metà del 2023 a causa delle tracce di Clostebol rilevate in un controllo antidoping. Quella vicenda, che a tratti ricorda quanto accaduto a Jannik Sinner nel tennis, è ora alle spalle. La redazione di SpazioCiclismo ha intervistato Luca Cretti per la rubrica de I Volti Nuovi del Gruppo.

Descriviti ai nostri lettori. Che tipo di corridore sei?
Sono uno scalatore. Prediligo arrivi in salita o comunque gare dure, dove c’è la possibilità di fare selezione e rimanere in pochi, possibilmente da solo. Non ho un grande spunto nello sprint, quindi spesso sarei battuto. L’unico modo per fare risultati per me è staccare gli altri, quindi mi sono adattato in questo modo.

A che età hai iniziato ad andare in bicicletta?
A 6 anni, da G1. In famiglia nessuno praticava ciclismo, né i miei genitori né i miei nonni. A Sovere, dove abito, c’è una squadra che organizzava una garetta in un prato per i bambini dell’asilo e delle elementari del paese, per chi voleva provare. A me piaceva, la facevo ogni anno. I miei genitori si sono informati, mi hanno iscritto e da lì non ho più smesso.

Chi era il tuo idolo?
Da piccolo ero sempre attaccato al televisore a guardare le corse, soprattutto il Giro d’Italia. Infatti il mio idolo era Ivan Basso, poi anche Vincenzo Nibali con le sue vittorie. Poi piano piano sono arrivati Sagan, Van Aert e Van der Poel. I primi due però sono quelli che mi hanno accompagnato da ragazzino.

Poi è iniziata la tua avventura con la MBH Bank. Quali sono i risultati di cui sei più fiero, prima del tuo passaggio da professionista?
Devo dire che il 2025 è stata un’annata davvero positiva. Fin da subito ho fatto buoni risultati, anche nelle gare con i professionisti. Ero soddisfatto di come mi muovevo in gruppo e di come mi stavo esprimendo. Nella prima parte della stagione è mancato un po’ il risultato, anche perché non c’erano gare dure in cui fare selezione e rimanere da soli. Da quando è arrivato il caldo mi sono sbloccato anche con i dilettanti e sono riuscito a vincere tre corse. Sono molto contento di tutte: la prima perché è sempre una grandissima emozione, la seconda perché è avvenuta in un circuito pianeggiante, non adatto alle mie caratteristiche, in cui ho interpretato bene la corsa. L’ultima a Carnago è stata bella perché è stata una corsa aperta fino agli ultimi centinaia di metri. C’era un ragazzo in fuga e siamo riusciti a riprenderlo proprio nel finale.

Gli scalatori puri vivono un po’ questo paradosso che a volte è quasi più difficile fare risultati da Under23, dove non ci sono tantissime salite molto lunghe, che da pro’, dove il livello è molto più alto ma i percorsi sono più duri. Tu speri di poter cogliere qualche possibilità in più su percorsi più duri?
Sicuramente da Under le salite dure si possono contare sulle dita di una mano, quindi devi essere al 100% in quelle occasioni per sfruttarle. Da professionista ci sono più occasioni sulla carta, ma il livello è decisamente più alto. Almeno nel primo anno, dovrò capire qual è il mio livello e quali sono le mie opportunità. Se ci saranno occasioni mi piacerebbe coglierle, altrimenti lavorerò su cosa posso migliorare per crescere quest’anno e il prossimo.

Nel 2025 hai avuto modo di assaggiare alcune corse che potrai fare anche tra i professionisti, come il Giro d’Abruzzo che hai concluso undicesimo in classifica generale con un piazzamento in top ten nell’arrivo in salita a Roccaraso.
È stata una delle migliori esperienze del 2025. Le corse a tappe mi piacciono molto, infatti sono arrivato al Giro d’Abruzzo con grande motivazione. Non sapevo dove mi sarei potuto collocare ma sapevo di poter fare bene. L’undicesimo posto per un secondo bruciava un po’, ma si spera sempre di arrivare in alto. L’undicesimo posto conta fino a un certo punto, quest’anno cercherò di migliorarlo in corse simili.

Anche nella Coppi e Bartali ti sei piazzato, con un 13° posto nella tappa vinta da Jay Vine. Questo ti ha fatto un po’ saggiare quello che ti aspetta in questa stagione da pro’?
Sì, per me era già la terza partecipazione alla Coppi e Bartali e so che è una delle corse più dure, con un livello decisamente alto nonostante sia semplicemente una .1. Mi ha aiutato a crescere e mi ha dato consapevolezza delle mie capacità. L’ultimo giorno, nonostante ci fossero tante squadre World Tour, sono riuscito ad arrivare nel gruppo di testa, dove non eravamo più di una ventina. Anche al Laigueglia sono riuscito ad arrivare nel secondo gruppetto a circa un minuto e mezzo dai primi. Per essere la prima corsa dell’anno ero molto soddisfatto. Nella prima parte della stagione le prestazioni sono state ottime, è mancato il risultato anche perché il livello era alto.

Nella tua carriera c’è stato quel momento difficile nel 2023, quando hai ricevuto una squalifica per l’utilizzo del Clostebol.
È stato un evento che ha segnato la mia crescita e la mia carriera. In quel momento ero a un passo dal firmare il mio primo contratto da professionista e in quel momento si è fermato tutto a causa di questa problematica legata al Clostebol che non è stata capita. Questo ha portato a una squalifica che mi ha tenuto lontano dalle corse per un anno e mezzo. Tornare non è stato facile. Io ci ho creduto fino alla fine, non volevo mollare sul più bello.

Hai avuto un po’ la sensazione di essere stato abbandonato dal ciclismo?
In realtà no, non mi sono sentito abbandonato. Ovviamente, non correndo, sono rimasto un po’ in disparte, però quando sono tornato non mi sono sentito rifiutato dall’ambiente, anzi. Mi sono subito sentito accolto. È stato molto bello tornare a vincere, come dicevo la prima vittoria dopo lo stop è stata speciale.

Passi da professionista con la squadra con cui hai corso da Under. Che vantaggio ti dà conoscere già il gruppo?
È una grande fortuna che la squadra abbia fatto il salto di categoria, permettendo a me e altri compagni di fare questo passaggio da professionisti in un ambiente italiano che conosciamo già. Non è una cosa scontata, è un vantaggio in un certo senso. Già da queste prime pedalate non abbiamo sentito un netto cambio di categoria perché l’ambiente è sempre lo stesso e conoscendo già tutti è molto più familiare, ci siamo adattati bene subito. In particolare devo ringraziare tantissimo Bevilacqua, Valoti e tutta la dirigenza della squadra per avermi dato questa possibilità.

Sai già il tuo calendario di questa stagione?
Il debutto dovrebbe essere al Tour de la Provence in Francia, a metà febbraio. Dobbiamo ancora vedere il resto, anche in base alla condizione fisica mia e dei miei compagni.

Manda un messaggio ai giovani che sognano di diventare professionisti.
Dalla mia esperienza, quello che posso dire è che se vuoi davvero una cosa devi provare a non mollare anche quando niente sembra sensato. Devi continuare a insistere e a crederci. Non si sa mai, a volte i sogni si avverano.