Il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha varato la sua Giunta. Tra conferme e nuovi ingressi, guardando Bari da Brindisi, spiccano l’assenza di assessori del territorio. E salta all’occhio, soprattutto, il mancato ingresso nella squadra di governo di Toni Matarrelli. E sì che l’ex sindaco di Mesagne – triplice ex: prima della candidatura era anche presidente della Provincia e dell’Autorità Idrica Pugliese – aveva da giocare una carta non da poco: le sue quasi 25 mila preferenze alle regionali.

Ecco la Giunta varata da Decaro

Il presidente Decaro ha tenuto per sé le deleghe Programmazione economico-finanziaria, Enti Locali, Comunicazione istituzionale, Contenzioso. Poi, di seguito, gli assessori. Cristian Casili (vicepresidente e assessore al Welfare e allo Sport); Debora Ciliento (Ambiente e al Clima); Eugenio Di Sciascio (Sviluppo Economico e al Lavoro); Sebastiano Leo (Bilancio e Personale); Marina Leuzzi (Urbanistica e Casa); Silvia Miglietta (Cultura e Conoscenza); Francesco Paolicelli (Agricoltura e Sviluppo rurale); Donato Pentassuglia (Salute e Benessere); Raffaele Piemontese (Infrastrutture e Mobilità); Graziamaria Starace (Turismo e Promozione).

Brindisi di nuovo senza rappresentanza

In quattro hanno già svolto i ruoli di assessore regionale, benché con deleghe differenti: Pentassuglia, Piemontese, Ciliento e Leo. Guardando alla composizione, quattro fanno riferimento al Partito Democratico (Pentassuglia, Piemontese, Ciliento e Paolicelli), tre vengono dalle civiche (Leo Miglietta e Starace), uno dal Movimento 5 Stelle (Casili) e una da Avs (Leuzzi) e uno dalla società civile (Di Sciascio). E i territori? Quattro dal Leccese, due da Bari e Foggia, uno da Taranto e dalla Bat. Brindisi, come detto, resta senza rappresentanza in Giunta, chiusa la parentesi di Fabiano Amati (non eletto a questa tornata).

Foto giunta Regione Puglia 2026Decaro e gli assessoriMatarrelli: potrebbe esserci un premio di consolazione

Come anticipato, Toni Matarrelli è fuori. Quando, nel settembre scorso, BrindisiReport gli chiese conferma o meno della sua candidatura alle elezioni regionali, magari nel Pd, lui rispose “Sono a disposizione, ma non a prescindere”. Traduzione: per candidarmi devo dimettermi da tre cariche, ergo, se mi candido, punto in alto. E infatti i bookmakers lo davano tra i papabili, ma alla fine è andata così. Potrebbe fare il presidente del Consiglio regionale, ma è un ruolo più rappresentativo che operativo. Il posto spetterebbe al Pd, decide la segreteria regionale, ma c’è un competitor altrettanto di peso e con una storia più lunga nel partito: Stefano Minerva.

Il Pd brindisino aveva puntato su di lui

Insomma, il rischio è che Matarrelli abbia mollato dopo poco più di un anno lo scranno di sindaco di Mesagne, oltre alle altre due presidenze, per fare “semplicemente” il consigliere regionale. Nel giugno 2024 il 95 per cento dei votanti della città lo proclamò primo cittadino. Altro che furor di popolo, altro che percentuali bulgare: percentuali mesagnesi. E poi dopo un anno e spicci ha rassegnato le dimissioni. Per candidarsi all’interno del Pd c’è stata se non una lotta, almeno una baruffa intestina: alla fine l’hanno spuntata i pro-Matarrelli, forti dell’assioma che con lui il Pd della provincia di Brindisi avrebbe spuntato tre consiglieri. Ne sono stati eletti due. Altre ambizioni rimandate indietro.

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