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Alessandro Fulloni, inviato a Sion (Svizzera), e Giuseppe Guastella

La richiesta sulla cauzione. Parola al Tribunale. «Un amico pronto a pagare». L’arrestato: «Potevo fuggire con papà, ma non scappo». I pm: nessun rischio di inquinamento prove

In tutto sono 400.000 franchi, al cambio attuale circa 430.000 euro. È l’ammontare delle due cauzioni che i coniugi Moretti dovrebbero pagare, lui per uscire dal carcere e lei per vedere attenuate le misure a cui è sottoposta, tra cui il sequestro dei suoi documenti d’identità e di quelli dei suoi figli, uno di 5 anni e l’altro di 8 mesi. 

La richiesta arriva dalla Procura Vallese che dettaglia: monsieur Jacques dovrà pagare 200.000 franchi e la stessa somma dovrà venire da madame Jessica. Cifre non definitive. La Procura non avrà l’ultima parola, che spetterà al Tribunale delle misure preliminari. 



















































«Decisione in 48 ore»

Ma i tempi della decisione, accettazione della somma proposta, modifica, o «niet», al rilascio del versamento? Ravvicinatissimi. «Il tribunale dovrebbe decidere entro 48 ore, così mi hanno anticipato» dice l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado che ieri, a Sion, ha incontrato Stefan Ganzer, il capo dipartimento per la Sicurezza cantonale. Per i due coniugi sono previsti anche nuovi interrogatori, i prossimi martedì e mercoledì. E chissà se il Corso in quell’occasione si troverà davanti ai pm senza essere uscito di prigione ma da casa sua.

Sorprende la cifra dei 200.000 euro per ciascuno, apparentemente robusta ma assai ridimensionata rispetto alle previsioni — si parlava di un milione di franchi — fatte dalla stampa svizzera. Ma è la stessa Procura a motivare la sua proposta per quanto riguarda il Corso: «Dato che l’imputato attualmente non ha alcun reddito, che lui e la moglie possiedono immobili ipotecati e veicoli in leasing, l’importo di 200.000 franchi sembra adeguato». Dell’ammontare delle ipoteche si legge in altre carte. Su due immobili dei coniugi sotto accusa (omicidio colposo, lesioni aggravate colpose e incendio doloso) per la strage di Capodanno, quella presso il locale Le Constellation di loro proprietà, gravano somme di 1.100.000 e 250.000 franchi.

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Ma chi scucirà la somma che potrebbe, almeno per ora, tirarli fuori da guai? In una lettera alla procuratrice Pillaud, sempre agli atti e scovata dall’agenzia Agi, si legge che per il tramite di un avvocato si è offerto un «caro amico» della coppia francese che chiede anonimato e protezione. 

I verbali: fui condannato

Le carte raccontano molto altro, tra cui l’incriminazione di Jacques e Jessica. «La velocità con cui si è propagato l’incendio suggerisce che le norme di sicurezza antincendio — si legge — non siano state rispettate». E poi: «Omesse le precauzioni di sicurezza di base, poiché l’imputato non sembra aver informato il suo personale sul pericolo di utilizzare razzi di segnalazione in prossimità della schiuma».

Jacques prova a difendersi nell’interrogatorio di 7 ore piangendo miseria: «Da una settimana, tutte le attività sono bloccate e non abbiamo entrate». È mai stato condannato in Svizzera? «Sì, durante i lavori al Constellation del 2015». Poi i rapporti con l’amministrazione di Crans: il sindaco? «Visto raramente». Il responsabile della sicurezza in Comune? «Incrociato due o tre volte». La fuga? Il corso dice: «Era anche venuto mio padre a trovarmi, avrei potuto partire con lui. Ma sono rimasto: deve emergere la verità». Quanto alla moglie, s’accoda al marito: «È stato in strada sino a 14 anni, ha patito la fame».

 I problemi al soffitto

Una cameriera, Louise, racconta degli istanti prima del rogo. «Tutti accendono le candele e si grida per scherzo, “go! go!, go!”», vai! vai! va!». Quando scoppia il fuoco, vede «Jessica partire precipitosamente» e «prendere le scale», «poi non l’ho più vista. No, non so se avesse la cassa in mano». La sicurezza sulle candele scintillanti? «Nessun0 ci ha mai detto nulla». Ma la mousse acustica? «Non vi ho mai fatto attenzione, mai» ma una sera «ho visto delle stecche da biliardo che tenevano la schiuma verticalmente contro il soffitto». 

Un altro testimone dice: «Tra stecche e mousse c’erano degli asciugamani, il 13 dicembre ho fatto un video». Compaiono pure lettere degli avvocati delle vittime che si lamentano per l’arresto così ritardato. I pm ribattono di aver valutato che il «rischio di inquinamento probatorio non sussiste. Tuttavia, potrà essere rivalutato in funzione dell’estensione dell’inchiesta pure ad altri indagati». Forse in Comune, dove sarebbero state già interrogate diverse persone. 

Più aiuti alle famiglie

È polemica anche per le autopsie. l legali svizzeri dicono che, ad eccezione di una, non sono state fatte e ricordano che la Procura di Roma le ha disposte subito (tre a Milano, il 21). Infine gli aiuti: la Svizzera darà «a familiari di vittime e feriti, anche italiani — dice Cornado — cifre sino a 130 mila franchi cumulabili somme da 75.000 e 38.000».

17 gennaio 2026 ( modifica il 17 gennaio 2026 | 08:31)