PRENDIAMOCI UNA PAUSA. Nelle sale

La commedia sentimentale, agrodolce, consolatoria, salvifica e riparatrice è come una malattia infantile per il cinema italiano: ogni tanto (spesso) bisogna ricascarci, forse per irrobustirsi. Perché fa incassi che giustificano il rischio d’impresa, perché offre opportunità per gli attori, perché è come un minimo garantito per produttori, distributori, esercenti. Certo, ci sono quelle ben fatte e ben pensate, come fu Perfetti sconosciuti, o più recentemente Diamanti e FolleMente. Altre meno, ed è meglio sorvolare. Prendiamoci una pausa gioca sul più abusato luogo comune delle coppie in crisi. Quando le connessioni tra lui e lei si sganciano a una a una e l’amore sta svanendo ma non è ancora cancellato da veleni e vendette, allora non resta che il fatidico: proviamo a stare lontani per un po’ e vediamo che cosa succede. Il più delle volte succede che ci si perde di vista, travolti da nuove relazioni e prospettive diverse. Qui abbiamo un fitto intreccio di vicende, coppie consolidate che si sbriciolano, incerti amori che sbocciano, psicanalisti al lavoro, e magari coinvolti a loro volta nel gran valzer affettivo, una maturata consapevolezza, più grandi responsabilità.

Al centro del pastiche ci sono Walter (Marco Giallini) e Fiorella (Claudia Gerini) che si innamorarono una trentina di anni prima – lo vediamo in un flashback – e oggi hanno due figli, Luca e Martina, ognuno con i suoi problemi. Walter è il gran visir di un ristorante di amatriciane e cacio & pepe, un marito distratto e un padre amorevole ma molto assente. Fiorella vorrebbe invece prendere la laurea che le manca e ballare, ballare, ballare. Luca e Martina diventano grandi troppo in fretta: la ragazza, tra l’altro, è incinta e soffre. Walter pensa solo alla Roma, alla trattoria e a individuare il papà del nascituro. Intorno a loro bisticciano Fabrizio (Fabio Volo) e Valeria (Ilenia Pastorelli). Lui è innamoratissimo, lei più tiepida. Padre (Alessandro Haber) e madre (Daniela Poggi) di Fabrizio hanno deciso di separarsi per eludere il fisco. La nipotina Erica (Aurora Giovinazzo) si divide fra un’amica gay e un misterioso ragazzo conosciuto su Internet, ma forse ha qualcosa in comune con Gianni (Paolo Calabresi), cliente libertino di Walter. E via discorrendo. 

Nel gioco delle coppie si confrontano tre generazioni ugualmente confuse, in cerca di libertà, ancora in difficoltà quando si tratta di amori fluidi. Gli uomini sono edipici, irrisolti: inseguono la donna ideale pensando alla mamma, sono tendenzialmente traditori e cacciatori, benché dolci e fragili. La coralità aiuta il film a spiegare le ali fra luoghi comuni ma favorisce un eccesso di dialogo a scapito dell’azione. Nessuno si vuole prendere la colpa di dare un taglio netto a un amore stressato, anche quando sembra necessario. La pausa di riflessione diventa un escamotage per scavalcare la crisi e arrivare al cambiamento più desiderato che cercato. La trama un po’ scarrucola in quell’intricato parentado che sembra una maglia all’uncinetto. La regia di Christian Marazziti è sufficientemente mossa, ma tutta appoggiata sulla recitazione volutamente alienata di attori che con la rom-com hanno confidenza e sanno come generare buon umore. Nel ricco parterre sono da citare anche Simona Marchini, Lucia Ocone, Ricky Memphis, Eleonora Puglia. Il migliore? Il bofonchiante Marco Giallini, un attore che ha trovato il punto di connessione tra palco e realtà e a cui ormai non serve la voce per farci capire l’antifona (e travestito da Hulk è una divertente pacchianata). 

PRENDIAMOCI UNA PAUSA di Christian Marazziti 
(Italia, 2026, durata 94’, Eagle Pictures) 

con Marco Giallini, Claudia Gerini, Paolo Calabresi, Fabio Volo, Ilenia Pastorelli, Aurora Giovinazzo, Ricky Memphis, Lucia Ocone, Alessandro Haber 
Giudizio: 3+ su 5 
Nelle sale