di
Andrea Nicastro

Nel direttivo annunciato dalla Casa Bianca, sei americani. Il ruolo «controverso» dell’ex premier britannico: altri cinque i membri non esecutivi

Visto che l’ha creato Donald Trump, non poteva che essere, parole sue, il «Consiglio più grande e prestigioso mai assemblato in qualunque tempo e in qualunque luogo». Di certo avrà uno compito difficilissimo: costruire la pace tra israeliani e palestinesi

Il «Board of peace» è nato nella notte con un comunicato della Casa Bianca. Per il momento ci sono solo alcuni nomi. I più rilevanti sono quelli dei «fondatori del comitato esecutivo», sei americani, un britannico. Sono il segretario di Stato Marco Rubio, i due inviati speciali per le crisi Steve Witkoff e Jared Kushner, il consigliere per la sicurezza nazionale Robert Gabriel, il presidente della Banca Mondiale Ajay Banga e il finanziere Marc Rowan, patrimonio personale appena sotto i 10 miliardi di dollari. E l’ex premier britannico Tony Blair.



















































Nella pattuglia dei «fondatori» ci sono quindi due funzionari statunitensi in servizio, due amici personali del presidente Trump, un genero, un funzionario internazionale (di origine indiana ma passaporto Usa) e un europeo amico dell’America

L’impronta trumpiana è massiccia così come l’assenza di personalità arabe. Anche se la presidenza turca ha annunciato che c’è stato un «invito» da parte del presidente Usa al suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, a far parte del Board, entrando nel gruppo dei «membri fondatori» (ha scritto Burhanettin Duran, direttore delle comunicazioni della Repubblica Turc). Senza compiti esecutivi sono invece stati per il momento indicati anche cinque membri del Consiglio di pace allargato. Tra loro alcuni rappresentanti regionali e le prime due donne: il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, il diplomatico del Qatar Ali Al Thawadi, la ministra degli Emirati Arabi Uniti Reem Al-Hashimy, il miliardario israelo-cipriota Yakir Gabay e la diplomatica olandese Sigrid Kaag, capace di parlare arabo e con una lunga esperienza nell’area con le Nazioni Unite.

È possibile che durante il World Economic Forum di Davos, della settimana prossima, Donald Trump annunci gli altri nomi del «Board of peace» di cui lui, ovviamente, sarà il presidente. La sensazione è che si tratterà soprattutto di rappresentanze politiche che andranno ad aggiungersi ai membri «fondatori». Gli aspetti operativi rimarranno però in mano ai sette membri appena annunciati. L’Italia si è detta disponibile a partecipare.

Che peso effettivo avranno l’Arabia Saudita, la Turchia, l’Egitto, il Qatar e altri Paesi necessari alla stabilizzazione dell’area? È una domanda fondamentale per valutare le possibilità di successo dell’iniziativa. In Medio Oriente si parla già di «iniziativa coloniale». Non un bel biglietto da visita per ottenere la collaborazione di tutti.

Il nome più controverso che Trump ha voluto imporre anche contro il parere negativo di molti Paesi islamici è quello del britannico Tony Blair. In Medio Oriente l’ex premier è ricordato soprattutto per il suo appoggio all’invasione americana dell’Iraq del 2003. Per giustificarla, appurò una commissione parlamentare londinese anni dopo, aveva alterato i fatti. 

Blair sapeva che non esistevano prove sufficienti a supporto dell’accusa che Saddam Hussein avesse armi di distruzione di massa, ma decise di seguire gli Stati Uniti nella politica di «esportazione della democrazia». «È stata la decisione più difficile dei miei dieci anni da premier, ne accetto la responsabilità, riconosco che i risultati si rivelarono più ostili e sanguinosi di quello che avremmo immaginato, la realtà sul terreno si rivelò diversa da quella che ci aspettavamo».

Quel fallimento tende ad oscurare altri aspetti del curriculum di Blair. L’ex premier conosce bene la regione perché per quasi dieci anni è stato inviato per la pace del cosiddetto Onu, Unione europea, Usa e Russia. Solo a leggere i nomi del Quartetto si capisce quanto sia distante quell’era politica dove Washington e Mosca lavoravano assieme a organizzazioni sovranazionali. 

Oggi la visione del mondo di Trump non prevede alcun organismo sovranazionale di mediazione tra potenze nazionali. Alcuni dei consiglieri cooptati da Trump hanno maturato esperienza nelle Nazioni Unite, ma partecipano in rappresentanza dei loro Paesi. Blair è stato anche capace di porre fine alla guerra tra cattolici e protestanti in Irlanda del Nord e a far uscire la sinistra europea dagli schemi della lotta di classe con la sua celebre Terza via.

Il «Consiglio di pace» ha il compito di applicare il Piano in 20 punti alla base della tregua a Gaza. La Fase 1 ha permesso la liberazione degli ostaggi, il rallentamento degli attacchi israeliani e l’aumento degli aiuti umanitari ai due milioni di gazawi intrappolati nella Striscia. Nella Fase 2 il «Board of peace» dovrebbe supervisionare gli ambiziosi obiettivi ancora da realizzare. 

Primo, smilitarizzare la Striscia che vuol dire sia togliere le armi ad Hamas sia far ritirare l’esercito israeliano. Secondo, avviare la ricostruzione. Terzo, individuare la soluzione politica del conflitto.

Le incognite e le difficoltà sono infinite a partire dallo status finale di Gaza: protettorato americano, territorio occupato da Israele o Stato sovrano assieme alla Cisgiordania?

Strumenti a disposizione del «Consiglio di pace» saranno il governo provvisorio di Gaza e una Forza militare di stabilizzazione. Il primo esiste già sulla carta. Sono stati lasciati trapelare alcuni nomi (tutti palestinesi) e l’anello di congiunzione tra «Consiglio» e governo provvisorio sarà il bulgaro Nickolay Mladenov. Ex ministro, Mladenov vanta una buona esperienza di area essendo stato inviato per le Nazioni Unite in Medio Oriente. Sarà lui ad entrare e uscire da Gaza. Avrà una poltrona nel «Consiglio di pace».

Il secondo strumento per realizzare la pace trumpiana, quello militare, è a sua volta fumoso. Voci raccolte dal Corriere in ambienti diplomatici spiegano che il nodo è l’opposizione di Tel Aviv alla presenza di truppe turche a Gaza. Allo stesso tempo, però, senza la Turchia che ha un esercito forte e preparato, gli altri contingenti di area musulmana sarebbero restii ad impegnarsi. Intanto la Casa Bianca ha messo a capo del contingente in via di formazione Jasper Jeffers, maggior generale dell’esercito statunitense.
Il generale Jeffers avrà da lavorare. Dall’inizio della tregua sono stati uccisi da attacchi israeliani circa 450 palestinesi e da attacchi di Hamas tre soldati di Tel Aviv.

17 gennaio 2026 ( modifica il 17 gennaio 2026 | 12:54)