Qualcuno volò sul nido del cuculo, il film di Milos Forman torna al cinema 50 anni dopo aver trionfato alla notte degli Oscar
“Cuckoo’s Nest” in americano significa “manicomio” e “cuckoo” sta per “pazzo”. C’è una nota filastrocca che ci riporta a questo nome: “Three geese in a flock, one flew East, one flew West, one flew over the cuckcoo’s nest” (“Uno stormo di tre oche, una volò ad est, una volò ad ovest, una volò sul nido del cuculo”) che introduce fin da subito un’idea di destino e di imprevedibilità, con la casualità della vita che porta qualcuno a diventare pazzo o ad essere considerato tale. Sono queste tre traiettorie diverse – con altrettante possibilità esistenziali e quel sottile slittamento tra ciò che è accettato e ciò che viene giudicato deviante – a costituire il cuore simbolico di Qualcuno volò sul nido del cuculo, il film che Miloš Forman nel 1975 trasformò in capolavoro partendo dall’omonimo romanzo di Ken Kesey pubblicato nel 1962 e di cui si innamorò Kirk Douglas, che ne acquisì i diritti cinematografici.
La pellicola – che fu poi prodotta dal figlio, Michael Douglas – festeggia i suoi 50 anni tornando al cinema restaurato in 4K dal 12 al 14 gennaio con LuckyRed – nel 1976 conquistò ben cinque premi Oscar — Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore e Attrice Protagonista (a Jack Nicholson e Louise Fletcher) e Miglior Sceneggiatura Non Originale (Lawrence Hauben e Bo Goldman). Non succedeva dal 1934 con Accadde una notte di Frank Capra e non succederà di nuovo fino al 1991 con Il silenzio degli innocenti. — entrando nel ristretto canone dei film capaci di incidere profondamente nell’immaginario collettivo. Oggi, mezzo secolo dopo, il film continua a interrogare il nostro rapporto con la libertà, il potere e la normalità.
Qualcuno volò sul nido del cuculo – Libro
Qualcuno volò sul nido del cuculo, trama del film
Il “nido del cuculo” è l’ospedale psichiatrico statale di Salem, dove nel 1963 arriva Randle Patrick McMurphy (un magnetico Jack Nicholson). È un uomo già incarcerato per comportamento antisociale e aggressioni, trasferito in manicomio affinché gli specialisti stabiliscano se sia realmente affetto da una patologia mentale o se stia simulando la follia per evitare il carcere. Fin dal suo ingresso, McMurphy rompe l’equilibrio apparente dell’istituto: il suo atteggiamento provocatorio, ironico e anticonformista si scontra con la disciplina ferrea imposta dalla caposala Miss Ratched (Louise Fletcher), incarnazione glaciale di un potere che si esercita attraverso il controllo e la repressione.
McMurphy diventa il catalizzatore di un risveglio collettivo. I degenti, uomini fragili e rassegnati, iniziano a riappropriarsi lentamente di un’energia vitale che sembrava perduta. Tra loro, Danny DeVito nel suo primo ruolo di rilievo (il piccolo e sorridente Martini), Christopher Lloyd (il maniacale Taber), Brad Dourif al suo esordio (il tenero e balbuziente Billy Bibbit), Vincent Schiavelli (il bizzarro Frederickson).
