C’è stato un tempo in cui la scelta dell’amplificatore era un passaggio quasi obbligato, naturale: si entrava in negozio, si guardavano i watt, si fantasticava su testate e casse, e prima o poi – in un modo o nell’altro – si faceva il salto. Oggi, sempre più spesso, quel momento non arriva più. O meglio: arriva sotto forma di altro.
La redazione di accordo.it ha scelto di mettere in evidenza questo articolo perché succede con una frequenza ormai quotidiana: molti di noi, anche con anni di esperienza alle spalle, si ritrovano a dover rimettere tutto in discussione, non per capriccio o moda, ma per pura necessità. Case più piccole, volumi incompatibili con la vita domestica, sale prova sempre meno accessibili, concerti sporadici, budget ridotti. Il contesto è cambiato, e con lui il modo di porsi la domanda fondamentale: come continuo a suonare senza rinunciare a me stesso?
Il post di gunsmanu nasce esattamente da qui. Non da un confronto sterile tra analogico e digitale, né da una recensione fine a sé stessa, ma da una presa di coscienza che molti, oggi, riconoscono come propria. Vent’anni di chitarra sulle spalle, sogni valvolari coltivati a lungo, compromessi rimandati finché possibile. Poi la realtà che bussa alla porta e costringe a fare i conti con ciò che è davvero utilizzabile, prima ancora di ciò che è desiderabile.
È in questo spazio – sempre più affollato – che si colloca la sua esperienza: quella di chi non chiede “qual è il meglio in assoluto”, ma “cosa ha senso, oggi, per continuare a suonare”. Una domanda che non riguarda più solo i principianti, ma una generazione intera di chitarristi che si ritrova a scegliere non per ideologia, ma per sopravvivenza musicale.
Di seguito il post originale di gunsmanu:
Facciamo un gioco: tutti su le mani e, a ogni mia affermazione in cui vi ritrovate, le tirate giù.
CHI, AD OGGI, RIESCE A USARE UN VALVOLARE IN CASA CON POTENZA SUPERIORE A 5W A VOLUMI UMANI?
Giù la metà.
CHI RIESCE A USARE A PIENA POTENZA IL SUO VALVOLARE IN CONCERTO SENZA ESSERE PICCHIATO DAL BATTERISTA O DAL BASSISTA?
Un altro quarto è andato.
CHI NEL 2025 RIESCE ANCORA A SUONARE IN GIRO, SOPRATTUTTO?
Via ancora un po’.
Vediamo chi è rimasto: il turnista, chi abita in piena campagna e pochi eletti.
Tutto questo preambolo stupido serve a introdurre una considerazione personale alla fine di quest’anno, che coincide anche con i miei 20 anni di carriera chitarristica e da strimpellatore della domenica.
Vent’anni di chitarra e di GAS
Quando mi sono affacciato a questo mondo con la mia fedele Squier e il mio Stagg da 10w di pura zanzara fantasticando su acquisti mirabolanti senza un becco di un quattrino, non avrei mai immaginato quanto sarebbe stato tortuoso il viaggio per il Nirvana e la pace dei sensi da GAS.
Dopo quasi 7 anni senza un valvolare,avendolo venduto insieme a la maggior parte della mia strumentazione live per comprare casa e essendo rimasto orfano di gruppo, tramite un amico di un amico di un amico riesco a trovare il mio santo Graal degli amplificatori (Mesa Dual Rectifier) a un prezzo umano.
Vado a provarlo eccitato come un bamboccio, lo accendo, scaldo le valvole e…e…e… Delusione totale, perché partono una finale e una preamplificatrice facendo risultare insuonabile. Contatto un tecnico per chiedere un preventivo per cambiare tutte le valvole,ma qua l’ amara scoperta: almeno €500 solo di materiale, più la manodopera per il cambio e controllo totale della macchina.
Esticaxxi!
Lascio perdere anche perché le mie priorità cambiano nuovamente e vengo sfrattato dalla mia camera dei giochi per fare spazio alla cameretta della mia primogenita.
Cambio di rotta repentino perché rimango orfano di uno spazio per suonare.
La voglia di suonare è tanta ma la faccenda si complica: devo trovare qualcosa che non faccia casino, possibilmente portatile e stivabile in un pertugio dell’ armadio e soprattutto che mi soddisfi.
Unica soluzione ovvia il digitale.
Sono già stato avvezzo a questo tipo di strumentazione, ma l’ ho sempre visto come un back-up di emergenza (sia santificata la Zoom G3x che mi ha salvato da una serata dove il mio JCM800 aveva smesso di vivere).
Problema due, budget più che risicato.
Scarto a priori macchine che mi igolosiscono parecchio come il Kemper,line 6 helix et simila. Rischio il divorzio.
In una torrida serata di luglio guardo un video di questo aggeggino che sembra poco più che un giocattolo: il Sonicake Pocket Master.
Sulla carta sembra avere tutto ciò che mi serve: carica ir,ha una buona selezione di ampli ed effetti e per qualche magia nera ha anche la possibilità di caricare profili nam. Il tutto per la modica cifra di €45 in sconto. Proviamoci, mi dico, male che vada lo rendo.
Appena arrivato sembra proprio la classica “cinesata”, chassis in plastica, due bottoni, un encoder per navigare nei menu, due usb-c per ricaricare e collegare, in e out.
Stop.
All’ interno ha una buona selezione di ampli, casse ed effetti, niente di strabiliante ma molto ben fatti. C’è tutto quello che serve per coprire più o meno tutti i generi.
Oltre a questo abbiamo anche metronomo, looper ed editor da cellulare che lo fanno il perfetto alleato per suonare, studiare e registrare al volo grazie alla possibilità di collegarlo al computer o al cellulare e utilizzarlo anche come piccola scheda audio e soprattutto funziona a batteria ricaricabile come un cellulare con una durata dignitosa.
Veniamo all’ atto pratico: come suona. Tenendo in considerazione il prezzo è un piccolo miracolo, paragonandolo alle ciofeche economiche che ho avuto all’ inizio della mia carriera (Zoom G1, per esempio, una cosa agghiacciante), direi molto più che bene come inizio.
Per me il test migliore per capire se questo aggeggio suona bene, come anche altri digitali, è uno solo: il crunch. Quel bel suono croccante delle finali in saturazione, dinamico e mutevole, quando picchi come un fabbro è cattivo ma se accarezzi le corde è quasi un pulito. Sono sempre stato skillato a creare suoni High gain o estremamente puliti,ma sul crunch non ho mai trovato un digitale economico che mi soddisfi. Anche qua non ci siamo ancora completamente ma siamo a un buon 85/100.
Capitolo NAM e IR
Il pocket master permette di caricare 5 IR di terze parti e 5 profili NAM. Ha due principali difetti,il profilo deve risultare completo cioè contenere sia la profilazione dell’ ampli che della cassa in un unico pacchetto. Non si possono utilizzare profili NAM con solo ampli e IR insieme. Secondo difetto è che alcuni profili risultano eccessivamente compressi e dal volume estremamente basso.
Purtroppo bisogna scegliere con cura per poter ottenere il suono che si vuole. Attualmente io ne uso 5 principalmente: per i puliti un Deluxe reverb, JMP per i crunch, per i distorti un Bad Cat Lynx (piacevole scoperta), un Mesa Dual Rectifier (ovviamente) e un Fortin Meshuggah. E qui voi mi direte: “Ok carino, ma limitato,c ome fai a usarlo decentemente? Puoi usare solo un preset per volta, non ha neanche un footswitch per il cambio canale.”
Qui signori la svolta della portabilità e della praticità a basso prezzo, l’aggeggino riesco a portarlo anche in sala prove e mi sbilancio dicendo che lo porterei anche in live.
Ho recuperato dal mio cassetto un altro evergreen,il sempre fidato Zoom MS50g per completare il parco effetti, un alimentatore Mosky economico e un clone preamp del Sunn model T, un distorsore/fuzz. Purtroppo non ho mai sopportato i fuzz replicati dal digitale.
Da AliExpress ho preso una pedaliera midi Chocolate Plus che permette sia il cambio preset che l’ attivazione dei singoli effetti via MIDI bluetooth (ovviamente programmandolo),una DI passiva e delle cuffie KZ EDX Pro. Spesa totale meno di €50 con gli sconti.
Assemblato tutto su una Nano+ comprata su vinted praticamente nuova a €20.
Tutta questa manfrina per dire cosa: penso proprio che non tornerò più indietro all’ analogico e soprattutto al valvolare. Non linciatemi, questo ragionamento arriva con una consapevolezza della dura realtà. Ho sempre pensato che la botta di un buon ampli non si possa mai battere e lo penso tuttora, ma devo scontrarmi con l’atto pratico, quando e come posso usare tutto ciò?
Ovviamente mi sono costruito con gli anni il mio suono, prima copiando dai grandi e poi pian piano ricercando quello che mi si addice di più al mio modo di suonare. Che sia il Sonicake oppure un Quad Cortex, so già dove cercare, so quali ampli usare, quali effetti e casse.
PER ORA mi sento soddisfatto, giusto un po’ limitato per ovvie ragioni del Pocket Master,ma il tempo per suonare è poco al momento. Quando i tempi saranno favorevoli (e la moglie di buon umore), farò sicuramente un upgrade con qualcosa di più completo.
Che la forza(e la GAS) sia con voi