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Alfio Sciacca, inviato a La Spezia
I compagni del ragazzo vittima dell’accoltellamento a La Spezia: girava spesso con le lame in tasca. L’aggressione in due tempi
Non si è limitato a sferrare il fendente che ha ucciso Abanoub. Lo ha prima inseguito nel corridoio, lo ha colpito e poi ha continuato a corrergli dietro. Fin quasi all’interno della classe dove Abu cercava rifugio. Dopo il primo colpo non era ancora appagata la voglia di «dare una lezione» a quel compagno di scuola che, ai suoi occhi, gli insidiava la fidanzata. Forse pensava di affondare ancora la lama.
Accoltellamento a La Spezia: cosa è successo
Solo alla vista di un insegnante e di altri compagni ha realizzato. Ma non è finita lì. Ancora con il coltello in mano si è incamminato per raggiunge l’aula della fidanzata. Forse le ha detto qualcosa. Poi è tornato indietro e ha incrociato l’insegnante. Non c’è alcun prof eroe a disarmarlo. È stato lui stesso a consegnare, docilmente, la lama insanguinata. Stando bene attento a porgerla dal manico.
Poi un tempo sospeso. Rimane immobile seduto al banchetto dei bidelli. Mentre braccava il presunto rivale aveva il volto deformato da quella che molti testimoni hanno definito «una risata». Anche dopo è rimasto impassibile, mentre un prof tentava disperatamente di dare aiuto al povero Abu, cercando di fermare l’emoragia. E lui lì seduto. Sempre con quel ghigno in viso. Forse solo una maschera per nascondere la vertigine di quei momenti.
Lo studente accoltellato
Tutto avviene intorno alle 11.45 al secondo piano dell’istituto tecnico Einaudi-Chiodo. Qualche ragazza scappa in strada attaccandosi al cellulare per chiamare i genitori, molti restano nei corridoi. Si interrogano l’un l’altro. C’è chi racconta e chi vuole sapere. Il passaparola corre veloce. Nelle chat ogni «raga» dice la sua. Con un comune denominatore: Atif Zouhair non era nuovo all’uso dei coltelli. Molte voci sono da verificare, ma una è certa. Tempo fa, ma davanti a scuola, aveva minacciato sempre con una lama un ragazzo albanese. Pare che per questo fosse stato sospeso.
Il professionale Enaudi-Chiodo è un melting pot di nazionalità. Scuola multietnica che, a detta degli insegnanti, è «un esempio di integrazione e tolleranza». Non la pensano allo stesso modo tanti studenti che lo frequentano. In questo contesto collocano i racconti sul giovane assassino che, secondo loro, «erano noti anche a qualche insegnante», che forse li ha sottovalutati. Anche il ministero vuole vederci chiaro, infatti manderà gli ispettori. «Chiedete a quella prof cosa aveva detto Atif appena qualche mese fa». Puntano il dito su un’insegnante, ne fanno il nome. Quindi il racconto: «Lei fece un incontro con i ragazzi e chiese a ognuno di esprimere un sogno. Quando fu il turno di Atif, lui se ne uscì così: “mi piacerebbe vedere che emozione si prova a uccidere una persona”. Dopo una roba del genere lei non ha fatto nulla».
Non è tutto. «Per un periodo — proseguono gli studenti— Atif andava in giro chiedendo cosa succede in Italia ad uno che ammazza una persona». Inutile sollecitare una replica alla prof in questione o ad altri docenti che in questi giorni sembrano preoccupati solo di difendere il buon nome della scuola.
Su quel ragazzo che i più cauti definiscono «quantomeno problematico» vengono raccontate storie al limite dell’inverosimile. Qualcuno dice che a volte la lama la usava contro se stesso, tagliandosi. Forse quello che è successo sta portando alcuni studenti a esagerare. I loro racconti stridono con la descrizione che di Atif fanno dirigenti e insegnanti del professionale. Per loro, come hanno riferito anche agli inquirenti, era «uno studente modello, con rendimento scolastico superiore alla media che non aveva mai avuto nemmeno una nota di demerito». Forse la verità sta nel mezzo.
Chi è veramente questo ragazzo arrivato dal Marocco dieci anni fa che viveva con i genitori in un basso di Arcola lo diranno le indagini. La polizia, però, quelle chat le sta esaminando. Oltre a interrogare diversi studenti. Molti hanno confermato anche agli inquirenti che Atif era un tipo «molto strano che in passato era venuto a scuola armato di coltello».
Proprio in una chat si fa riferimento persino ad un post in cui lui mostra una pistola. Circostanza che la polizia sta cercando di verificare. Partendo dalla perquisizione nell’abitazione in cui Atif viveva assieme ad altri quattro fratelli. Fatto che salta fuori dal verbale di perquisizione. In casa comunque non è stata trovata alcuna arma.
18 gennaio 2026 ( modifica il 18 gennaio 2026 | 10:13)
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