L’attore, protagonista della serie «The Beauty» che debutta il 22 gennaio su Disney+, racconta di un miliardario che crea un farmaco letale per essere belli

C’è un’ironia quasi profetica nel vedere Ashton Kutcher, attore, produttore e grande investitore in big tech come OpenAI, Anthropic, Airbnb e Uber, interpretare l’architetto di un impero fondato su uno dei mali del secolo, la vanità. In The Beauty, serie tv in 11 puntate firmata da Ryan Murphy che debutterà il 22 gennaio su Disney+, Kutcher veste i panni di Byron Forst, magnate tech che non vende software, ma perfezione fisica.
La serie è tratta dal fumetto Image Comics, creato da Jeremy Haun e Jason A. Hurley e si apre con una sfilata di moda a Parigi. Una modella, interpretata da Bella Hadid, impazzisce, diventa violenta, poi il suo corpo esplode. Sarà il primo di una serie di casi che porterà due agenti dell’FBI (Evan Peters e Rebecca Hall) a viaggiare per il mondo: dopo Parigi approderanno a Venezia, a Roma, a New York per venire a capo dell’epidemia che sta portando la morte fra esseri bellissimi. «Raccontiamo di un futuro che è lontano da noi soltanto cinque minuti — dice Kutcher, che è anche produttore esecutivo della serie —: farmaci contro il diabete presi per dimagrire, punturine, chirurgia, turismo cosmetico per tornare ad avere i capelli o una dentatura perfetta, tutto questo esiste già, come esistono aziende che cercano l’eterna giovinezza o multimilionari che finanziano elisir del genere. Pensate davvero che, se qualcuno trovasse una sostanza efficace, tutti aspetterebbero l’approvazione ufficiale dell’agenzia del farmaco? Oggi la gente è disposta a tutto per migliorare il proprio aspetto. La nostra serie gioca su questo bisogno».
Per lei cos’è la bellezza?
«La bellezza sta nell’essere favolosi progetti in divenire. La bellezza è potenzialità».
Come quelle che il suo aspetto fisico le ha dato ad inizio carriera.
«Io ho un fratello gemello, affetto da paralisi cerebrale. Siamo cresciuti insieme, stessa famiglia, stesso ambiente, stessa scuola. Poi io ho trovato lavoro come modello e sono iniziate le disparità. Mio fratello mi ha detto una delle cose più importanti di tutta la mia vita: “Ogni volta che sei dispiaciuto per me, mi fai sentire in difetto. Non farlo”. Ho imparato quel giorno che ognuno di noi ha solo una vita, un solo corpo, e quelli sono gli strumenti a disposizione, inutile cercare altro, inutile per me, inutile per mio fratello. Poi ogni essere umano a volte si sente bello, altre volte meno, e la percezione che abbiamo di noi stessi influisce su come ci vedono gli altri».
Questa percezione è condizionata anche dai social.
«Tanto da diventare un pericolo, anche mortale. Quanti suicidi ci sono già stati fra gli adolescenti a causa di un commento ad una foto? La corteccia prefrontale dei teenager non è abbastanza formata per regolare le loro emozioni, e le conseguenze possono essere letali».
Ora poi, a creare esseri perfetti con cui occorre confrontarsi, ci si mette anche l’intelligenza artificiale.
«L’intelligenza artificiale è solo uno strumento, un mezzo, con cui si possono fare anche cose meravigliose. Non serve demonizzarla. Succede ogni volta che arriva una nuova tecnologia e si fa un passo avanti nel progresso, con essa arriva la paura, ma la paura non serve».
Non è il suo primo ruolo da cattivo. Il primo nel 2022 con «Vengeance», ma la sua carriera da antagonista resta una rarità.
«Il fatto è che l’interpretazione di un villain è un falso problema, perché anche chi fa le peggiori schifezze, davvero, nel mondo reale, trova sempre un modo per giustificarle. Quindi dovevo solo trovare la giustificazione di Byron. Per lui c’è un fine nobile nelle sue azioni: vuole portare bellezza e perfezione nel mondo».
Sua moglie è interpretata da Isabella Rossellini. La differenza d’età fra i due è solo un’illusione?
«Byron sperimenta su se stesso i farmaci che vende, quindi è eternamente bello e giovane. Sua moglie è il suo contraltare. Lui è bellezza sintetica, lei è reale. Per me è stato un problema attaccarla come faccio nella serie».
Perché?
«Perché è una leggenda, una persona meravigliosa, sul set ne cercavo costantemente l’approvazione».
La serie è girata a Parigi, New York e in Italia, fra Venezia e Roma.
«Ogni volta che vengo in Europa mi rendo conto di quanto siano giovani gli Stati Uniti. Ogni edificio è una lezione di storia e umanità in grado di rendere meno assolute le nostre percezioni. Era fondamentale che una serie con un tema del genere si confrontasse con quegli scenari millenari come questi.



















































19 gennaio 2026