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Gian Guido Vecchi

Il monito verso le scelte della politica estera messe in atto dal presidente Usa: «Rinunciamo alla guerra come strumento per interessi nazionali miopi»

Tre cardinali di primo piano della Chiesa americana, gli arcivescovi di Chicago, Washington e Newark, tutti vicini alle posizioni di Leone XIV, hanno diffuso un comunicato congiunto, rilanciato dai media vaticani, che critica con durezza la politica estera dell’amministrazione Trump: «Il ruolo morale del nostro Paese nell’affrontare il male nel mondo, nel sostenere il diritto alla vita e alla dignità umana e nel sostenere la libertà religiosa è sotto esame. E la costruzione di una pace giusta e sostenibile, così cruciale per il benessere dell’umanità ora e in futuro, viene ridotta a categorie partigiane che incoraggiano la polarizzazione e politiche distruttive».

I cardinali Cupich, McElroy e Tobin

Nel testo, intitolato «tracciare una visione morale della politica estera americana», i cardinali Blase Cupich (Chicago), Robert McElroy (Washington) e Joseph Tobin (Newark) premettono che «nel 2026 gli Stati Uniti sono entrati nel dibattito più profondo e acceso sulla base morale delle azioni dell’America nel mondo dalla fine della Guerra Fredda». E fanno notare: «Gli eventi in Venezuela, Ucraina e Groenlandia hanno sollevato questioni fondamentali sull’uso della forza militare e sul significato della pace. I diritti sovrani delle nazioni all’autodeterminazione appaiono fin troppo fragili in un mondo di conflitti sempre più intensi. Il bilanciamento tra interesse nazionale e bene comune viene inquadrato in termini fortemente polarizzati». I cardinali citano le parole rivolte il 9 gennaio da Papa Prevost al Corpo diplomatico: «Nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui. Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé ma mediante le armi, quale condizione per affermazione di un proprio dominio».




















































Il comunicato

Il comunicato dei tre cardinali non la manda a dire: «Come pastori e cittadini, abbracciamo questa visione per l’istituzione di una politica estera veramente morale per la nostra nazione. Cerchiamo di costruire una pace veramente giusta e duratura, quella pace che Gesù ha proclamato nel Vangelo. Rinunciamo alla guerra come strumento per interessi nazionali miopi e proclamiamo che l’azione militare deve essere vista solo come ultima risorsa in situazioni estreme, non come strumento normale della politica nazionale. Cerchiamo una politica estera che rispetti e promuova il diritto alla vita umana, la libertà religiosa e il miglioramento della dignità umana in tutto il mondo, specialmente attraverso l’assistenza economica». La confusione è netta: «Il dibattito nella nostra nazione sul fondamento morale della politica americana è afflitto da polarizzazione, faziosità e interessi economici e sociali ristretti. Papa Leone ci ha fornito il prisma attraverso il quale elevarlo a un livello molto più alto. Nei prossimi mesi predicheremo, insegneremo e promuoveremo affinché questo livello più alto diventi possibile».

Il cardinale Cupich ha commentato: «Come pastori incaricati dell’insegnamento del nostro popolo, non possiamo restare inerti mentre vengono prese decisioni che condannano milioni di persone a una vita intrappolata in modo permanente ai margini dell’esistenza. Papa Leone ci ha dato una chiara indicazione e dobbiamo applicare i suoi insegnamenti alla condotta della nostra nazione e dei suoi leader». E Il cardinale McElroy: «La dottrina sociale cattolica testimonia che quando l’interesse nazionale, inteso in senso stretto, esclude l’imperativo morale della solidarietà tra le nazioni e la dignità della persona umana, provoca immense sofferenze al mondo e un attacco catastrofico alla pace giusta che giova a ogni nazione ed è volontà di Dio. Nel nostro attuale dibattito nazionale sui contorni fondamentali della politica estera americana, ignoriamo questa realtà a scapito dei veri interessi del nostro Paese e delle migliori tradizioni di questa terra che amiamo». Lapidario il cardinale Tobin: «L’escalation delle minacce e dei conflitti armati rischia di distruggere le relazioni internazionali e di precipitare il mondo in sofferenze incalcolabili».

«La Chiesta è dalla parte dei migranti»

Già a ottobre, il cardinale di Chicago, la diocesi del Papa, aveva registrato un messaggio molto critico sulla politica anti immigrarti del presidente americano e le retate degli agenti dell’ICE: «Le famiglie vengono separate. I bambini sono lasciati nella paura e le comunità sono sconvolte dalle retate e dalle detenzioni degli immigrati. Queste azioni feriscono l’anima della nostra città. Vorrei essere chiaro. La Chiesa è dalla parte dei migranti».


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19 gennaio 2026