Il settore radiofonico italiano è in grande allarme. Oggi scadono i 60 giorni entro i quali il governo deve rispondere alla procedura di infrazione aperta dalla Commissione europea per non aver adottato misure sufficienti a eliminare le interferenze causate dalle emittenti Fm italiane nei confronti di stazioni radiofoniche in Croazia, Slovenia, Francia (Corsica) e Malta, Paesi cosiddetti radioelettricamente confinanti. Il timore è che, per eliminare le interferenze, il ministero delle Imprese e del made in Italy assuma misure generalizzate che danneggino un numero elevato di radio ponendo una seria minaccia sul settore.
Dove nasce il problema
Il problema è a livello internazionale: nel 1984 la conferenza internazionale di Ginevra pianificò lo spettro radio a livello europeo, per evitare appunto situazioni di interferenza. All’Italia furono assegnati poco più di 2 mila impianti Fm: un numero esiguo, se si considera che attualmente il catasto dell’Agcom per l’emittenza privata registra 13.788 impianti. Il divario si comprende se si considera lo sviluppo impetuoso (e in verità spesso disordinato) dagli anni 70 in poi che ha avuto il settore e che solo dopo la legge Mammì del 1990 si arrivò ad avere un quadro organico degli impianti pur non intervenendo poi per l’adeguamento internazionale.
La procedura di infrazione europea
Si arriva così ai giorni nostri: dal 2019 in poi non sono mancate riunioni dell’Italia con Croazia e Slovenia per risolvere i problemi di interferenze che questi Paesi lamentavano, ma senza risultati. Di qui la spinta perché la Commissione Ue intervenisse contro l’Italia così come avvenuto: la lettera di costituzione in mora è dello scorso 21 novembre e l’Italia dovrà fornire una risposta formale sulle contestazioni.
Marco Rossignoli, Aeranti Corallo
La posizione delle emittenti italiane
Marco Rossignoli, coordinatore dell’associazione di emittenti locali Aeranti Corallo, spiega che, nonostante la mancanza di coordinamento internazionale, «le emittenti italiane operano i propri impianti spesso da 30-50 anni, possiedono concessioni statali, pagano regolarmente canoni e tasse governative e lo Stato ha autorizzato negli anni innumerevoli passaggi di proprietà e volture in cui gli impianti sono dettagliati. Esiste una responsabilità giuridica, politica e morale dello Stato verso un settore che produce fatturato e occupazione. Smantellare questi impianti significherebbe mettere a repentaglio l’intero comparto radiofonico nazionale e locale».
Le proposte per eliminare le interferenze
Radio nazionali e locali, infatti, in questa vicenda si trovano sulla stessa barca e dallo scorso 30 dicembre, quando il ministero ha convocato una riunione per illustrare la procedura di infrazione, cercano di far passare la propria soluzione: affrontare il problema delle interferenze in maniera mirata. «C’è un diritto all’utilizzo delle frequenze da parte del nostro Paese che discende anche dalle norme internazionali e che tutti devono rispettare, al di là della conferenza di Ginevra», dice Rosario Alfredo Donato, direttore generale di Confindustria radio televisioni. «Non si può mettere in ginocchio un intero settore che non ha responsabilità sulla mancanza di registrazione degli impianti a livello europeo e che ha sempre fatto quanto di dovere in termini di adempimenti. A questo punto non resta che trovare una soluzione considerando e verificando le singole situazioni».
Rosario Donato, Crtv
2 mila impianti a rischio
L’allarme nasce dai numeri informali che sono circolati: sul banco degli imputati ci sarebbero 2 mila impianti, il 15% del totale. Il ministero non ha comunicato cosa intende fare ma, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, sarebbero due le iniziative principali: riduzione generalizzata della potenza degli impianti e disattivazione o rottamazione con incentivi. Questo insieme con un riordinamento generale dell’Fm e con una spinta verso il Dab+. La soluzione secondo Rossignoli sarebbe invece agire in maniera non generalizzata: intanto sapere quante e quali siano le situazioni interferenziali lamentate da Slovenia, Croazia, Francia (Corsica) e Malta e verificare se abbiano reale fondamento giuridico e tecnico (ovvero se abbiano realmente ragione a contestare l’Italia). Fatto questo, trovare la soluzione di compatibilizzazione caso per caso.
Le situazioni di interferenza, infatti, secondo alcune stime sarebbero poche centinaia, quindi intervenire su 2 mila impianti, secondo il coordinatore di Aeranti-Corallo, avrebbe un «effetto dirompente sul settore».
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