La boccuccia serrata, lo sguardo corrucciato e naturalmente altezzoso. E poi quella tintarella, perenne, che spiccava dai completi candidi. Dario Ballantini nei panni di Valentino scomparso il 19 gennaio a 93 anni – non solo era credibile, ma in tanti – da quando nel 1998, durante “Striscia la Notizia” ha dato vita alla celebre maschera dello stilista –  lo hanno proprio scambiato per lui.

Un nome fra tutti? 
«Calvin Klein, era venuto proprio a salutarmi. Ma la più clamorosa è stata un’attrice di Bollywood che, a Cannes, volle fare un servizio fotografico con me: non siamo riusciti a farle credere che io non fossi lui e quindi si è portata a casa, in India, una serie di scatti con me, il finto Valentino, spacciandolo per quello vero».
Come è nata questa maschera?
«L’idea è venuta in un momento di crisi a Striscia, in cui i miei personaggi in studio non funzionavano. Con gli autori abbiamo deciso di crearne uno che potesse andare in mezzo alla gente, durante gli eventi. C’era l’alta moda e così ci venne in mente di fare Valentino. Da lì è uscita anche la mia parte comica, di improvvisazione, andando a pescare un suo eventuale lato ironico. Quella intuizione è diventata anche  un nuovo tipo di televisione, quella della comicità in strada, truccati. Prima non c’era». 



















































 Come era stata la reazione del grande stilista? 
«Forse inizialmente era un po’ infastidito, ma poi ha apprezzato molto. Tra l’altro era anche un amante dell’arte e gli avevano parlato di me anche dal punto di vista artistico (Ballantini dipinge, ndr.). In seguito aveva apprezzato: diceva  che gli somigliavo molto da giovane».
Vi siete mai incontrati? 
«Ci siamo incontrati, ahimé, una sola volta e, ironia della sorte, ero truccato da Valentino, sì, ma Valentino Rossi. Eravamo alla prima di un film internazionale , mi ha dato una bella pacca sulla spalla e mi ha congedato vincendo lui la sfida».
Ricordi legati a quel personaggio?
«Sono moltissimi, come le volte che ho dovuto prendere aerei mentre ero ancora truccato da lui. O tutte le volte che sono stato scambiato per lui. Ricordo poi i tanti sketch con gli stilisti mentre vestivo i suoi panni: Cavalli, Fiorucci… Armani poi, quanto se la rideva, abbiamo fatto tanti sketch».
Con quel personaggio riconquistò la fama.
«Gli devo tutto. Mi viene in mente un’importante frase che scrisse Roberto d’Agostino appena debuttai con questo personaggio: è nata una nuova maschera della commedia dell’arte. E’ stato un onore interpretare Valentino nella chiave di questo stilista un po’ prezzemolino, fissato con la perfezione, ma che anche grazie alla sua puzza sotto il naso aveva conquistato una  grandezza mondiale. Perfino il Times  fece una pagina sul fenomeno di questa imitazione».
Davvero gli deve tutto?
«Sono andato in onda nei suoi panni la prima volta nel gennaio 1998 e dall’indomani tutti coloro che prima titubavano sulla mia carriera si sperticavano a dire che avevo fatto una cosa grandiosa, mettendomi di colpo dalle stalle alle stelle. Questo non me lo scorderò mai».
Tornerà a indossare quella maschera?
«Nei miei spettacoli dal vivo magari gli farò fare un saluto». 

19 gennaio 2026 ( modifica il 19 gennaio 2026 | 22:44)