PADOVA – È una malattia devastante per l’economia e per l’ambiente, come dimostrano i focolai negli allevamenti di pollame verificatisi negli anni scorsi. E le conseguenze potrebbero essere ancora più drammatiche qualora diventasse la causa di un’altra pandemia. Per evitare tutto ciò, quindi, sta per partire il nuovo piano vaccinale contro l’influenza aviaria (H5N1), contagiosissima e letale per gli uccelli, ma che può colpire pure i mammiferi, compresi gli esseri umani, come è avvenuto in rari casi negli Stati Uniti. Capofila dell’iniziativa nazionale è l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) di Legnaro (Padova) diretto dalla dottoressa Antonia Ricci, laboratorio di referenza europeo per l’aviaria.

APPROFONDIMENTI


La campagna inizierà in primavera nel Veneto, in Lombardia e in Emilia, e nella nostra regione riguarderà 136 allevamenti di tacchini da carne (circa 200 nelle 3 regioni) e 64 di galline ovaiole (163 il totale), situati nella zona di Verona, quella dove è presente il maggior numero di allevamenti presi di mira in passato dal virus, con oltre 4 milioni dosi che verranno iniettate ad altrettanti tacchini e a 14 milioni alle galline, con un’iniezione ai pulcini di un giorno e il richiamo dopo un mese. E a breve sarà avviata pure la formazione di squadre di persone preposte a tale compito. 
Il programma di prevenzione è stato presentato ieri a Padova dalla stessa Ricci e da Vincenzo Gottardo, consigliere provinciale con delega all’Agricoltura. 

Da ottobre a oggi in Italia si sono registrati 48 focolai di H5N1 nel pollame domestico, prevalentemente nel Nord Italia, e nel Veneto sono stati 9. Invece l’anno precedente se n’erano contati 56, di cui 25 nel Veneto (nessuno a Padova). Il virus non si trasmette mangiando la carne di animali infetti. 

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I NUMERI 

Punto di partenza è la decisione della Commissione Europea che ha autorizzato la vaccinazione come misura di controllo, e in Francia, dove è già stata sperimentata su oche e anatre, ha dato risultati positivi. Il Veneto è ad alto rischio essendo al centro delle rotte migratorie degli uccelli selvatici. Il provvedimento che interessa in prima istanza il territorio veronese, cuore pulsante del comparto agricolo regionale, avrà significativi impatti pure sulla provincia di Padova, inserita tra le zone a maggior rischio. I vaccini saranno inoculati da aprile, in modo da garantire la protezione degli animali entro ottobre.

Nel Veneto gli allevamenti sono 2.506 e al 31 dicembre del 2025 i capi presenti erano 48.642.882. Per quanto riguarda le galline da carne, gli allevamenti erano 921 e i capi 26.145.034, mentre gli “insediamenti” della galline ovaiole erano 521, con 14.802.259 animali. Nel territorio patavino, invece, sono attivi 43 allevamenti di tacchini con 640mila esemplari, e 153 di galline ovaiole, con 6,3 milioni di polli.

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COMMENTI

«Questa campagna vaccinale – ha osservato Antonia Ricci, che è anche presidente dell’Associazione Istituti Zooprofilattrici Sperimentali che fa capo al Ministero della Salute – è importante perché quella dell’aviaria non è più una questione sporadica come un tempo, quando avevamo una grossa epidemia ogni 10 anni a cui riuscivamo a far fronte con il metodo tradizionale, che purtroppo consiste nell’abbattimento di tutti gli animali presenti negli allevamenti colpiti.

Oggi non è più possibile perché i focolai sono a cadenza annuale, a volte devastanti come nel 2021-2022, e di conseguenza servono sistemi più moderni per ridurre l’impatto ambientale ed etico. La vaccinazione è una misura preventiva ed efficace, come hanno dimostrato le sperimentazioni fatte da noi nei laboratori di Legnaro. Siamo pronti, quindi ad applicarla su ampia scala per ridurre l’impatto della malattia, i focolai e di conseguenza i rischi per la popolazione. Noi da tempo abbiamo messo in atto una sorveglianza sul virus a livello internazionale, controllando le mutazioni che possono sempre avvenire: un monitoraggio indispensabile per essere sicuri che non faccia il “salto di specie” e diventi pericoloso per l’uomo».
«In Italia – ha evidenziato Gottardo – parte da Padova la vaccinazione contro l’aviaria che si basa sì sulla scoperta scientifica, ma anche sulla straordinaria capacità di attuazione che abbiamo sul nostro territorio, grazie alla rete che comprende enti, Ulss e categorie agricole».