Le linee guida in campo alimentare non seguono il principio “one size fits all”, ovvero non sono uguali per tutti: ogni Paese sviluppa raccomandazioni su misura per la propria popolazione e per il proprio contesto specifico. Molti messaggi di base sono pressoché universali (ad esempio aumentare frutta e verdura e limitare zuccheri, sale e grassi saturi) ma le linee guida differiscono nelle priorità e nei valori in base alle esigenze di salute pubblica e alla cultura alimentare locale.
E’ questo l’approccio che guida una nota tecnica comparativa a cura del Dipartimento Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Salute Pubblica Veterinaria (Sanv) dell’Istituto Superiore di Sanità, che mette a confronto Italia e Stati Uniti. “Italia e Usa – sottolinea Laura Rossi, Direttrice del Reparto Alimentazione Nutrizione e Salute dell’Iss – condividono l’obiettivo di migliorare la qualità dell’alimentazione della popolazione, ma divergono su come raggiungerlo: gli Stati Uniti, alle prese con tassi elevati di obesità, puntano su un modello a più alto tenore proteico e a basso contenuto di carboidrati, dando spazio anche a cibi tipicamente americani (carne, latticini) purché integrati in un modello alimentare più sano; l’Italia, forte della dieta mediterranea, insiste su equilibrio e varietà (porzioni moderate, molta verdura e legumi, cereali prevalentemente integrali, olio d’oliva) e su una moderazione diffusa (meno zuccheri, sale, carni rosse), incorporando anche aspetti di stile di vita (acqua come bevanda principale, attività fisica quotidiana, convivialità nei pasti). Le differenze numeriche, ad esempio sul quantitativo di proteine o di carboidrati raccomandati, riflettono dunque esigenze diverse di garanzia della adeguatezza nutrizionale per la popolazione a cui si indirizzano”.
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Ecco i punti principali del documento, tra convergenze e punti di differenza Italia-Usa.
Tradizione mediterranea versus approccio real food
Le linee guida italiane per una sana alimentazione, sono saldamente ancorate al modello della dieta mediterranea, un patrimonio culturale con comprovati benefici per la salute e la sostenibilità. Esse enfatizzano abitudini alimentari tradizionali – ad esempio l’uso di olio d’oliva come grasso principale, il consumo abbondante di legumi, cereali integrali, frutta e verdura fresche – e includono riferimenti allo stile di vita (moderazione, attività fisica) e alla sostenibilità ambientale dell’alimentazione.
Gli Usa pongono invece l’accento sulla prevenzione delle patologie croniche e promuovono come messaggio centrale il consumo di “cibo vero” (“eat real food”), ovvero di alimenti poco processati e ad alta densità nutrizionale. Questo approccio, se da un lato riprende principi in parte sovrapponibili a quelli mediterranei (es. privilegiare cibi semplici e non raffinati), dall’altro se ne discosta introducendo una cornice narrativa diversa, che enfatizza la qualità degli alimenti e il grado di trasformazione come chiave per migliorare la salute pubblica.
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Proteine e fonti proteiche
L’approccio italiano, orientato alla protezione della salute, privilegia fonti vegetali, inserendo tra quelle animali pollame e pesce. L’approccio Usa è invece più orientato dalle disponibilità alimentari locali e dalle abitudini (tra cui il consumo di carne rossa e latticini). In generale, l’enfasi statunitense sulle proteine probabilmente risponde a una logica di sanità pubblica spingendo tanto sulle proteine a causa dell’altissimo tasso di sovrappeso e obesità e l’altissima prevalenza di diabete, situazione in cui ridurre i carboidrati compensando con più proteine può aiutare a migliorare il profilo metabolico.
Carboidrati e cereali
Negli Usa vi è una maggiore spinta sui cereali integrali, frutto di una maggiore necessità, visto l’elevato tasso di consumo di prodotti raffinati da parte della popolazione statunitense. Le linee guida italiane adottano un approccio più equilibrato e meno restrittivo verso i cereali raffinati: chiariscono che le farine bianche “non sono di per sé dannose” e suggeriscono semplicemente di assicurarsi che almeno il 50% dei cereali consumati sia integrale. Entrambi i Paesi concordano invece sulla necessità di limitare gli zuccheri semplici (in particolare le bevande zuccherate) e di aumentare il consumo di verdure, frutta e legumi come fonti di carboidrati di qualità.
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Grassi e condimenti
Le raccomandazioni in tema di grassi riflettono differenze culturali. L’Italia, coerentemente con il modello mediterraneo, promuove l’olio extravergine di oliva come grasso di condimento principale, sottolineandone i benefici in termini di acidi grassi monoinsaturi e composti bioattivi. Viene inoltre consigliato di limitare i grassi animali (burro, lardo) e i prodotti ad alto contenuto di grassi saturi, in linea con le evidenze internazionali. Le linee guida Usa condividono la necessità di ridurre i grassi saturi, ma tendono a parlare più in generale di “grassi sani”, includendo diverse opzioni di oli vegetali senza focalizzarsi su uno specifico alimento simbolo come l’olio d’oliva.
Alimenti ultraprocessati e cibi industriali
Un elemento di convergenza tra le linee guida è l’invito a limitare il consumo di prodotti ad alto grado di trasformazione industriale (snack dolci o salati, cibi pronti molto raffinati, bevande zuccherate). Le nuove indicazioni statunitensi insistono in modo esplicito su questo punto, inserendolo tra i principi chiave: viene fortemente incoraggiata la scelta di alimenti semplici e poco trasformati, limitando bibite zuccherate, snack confezionati e altri cibi ultraprocessati. Le linee guida italiane condividono la sostanza di questo messaggio, ad esempio raccomandano di moderare dolci, bevande zuccherate e cibi ricchi di sale o grassi, ma tendono a farlo in modo meno diretto, senza utilizzare il termine “ultraprocessato” nel documento ufficiale.
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Sostenibilità ambientale
Italia e Usa mostrano approcci molto diversi, in particolare sull’integrazione della sostenibilità ambientale e del contesto culturale nelle linee guida. Sul fronte ambientale, l’Italia ha incluso la sostenibilità tra i principi chiave delle proprie linee guida alimentari. Già nel documento del 2018, un intero capitolo era dedicato alla dieta sostenibile, con consigli pratici per ridurre l’impatto ambientale delle scelte alimentari (ad esempio privilegiare prodotti locali e stagionali, ridurre gli sprechi, moderare il consumo di carne e derivati per ragioni sia di salute che ecologiche). Le Linee Guida italiane riconoscono esplicitamente che un modello alimentare sano deve essere anche sostenibile per il pianeta, e la Dieta Mediterranea viene proposta anche come modello di riferimento ecocompatibile. Al contrario, nel documento statunitense la sostenibilità è praticamente assente e non si affronta in modo diretto il legame tra diete e impatto ambientale.
“Il confronto tra i due modelli – conclude Laura Rossi – sottolinea un punto cruciale: non esiste una “dieta valida per tutti”; esistono dei principi generali, ma le linee guida devono essere country-specific, ovvero pensate per la popolazione a cui si rivolgono, per rispondere in modo efficace a bisogni nutrizionali, abitudini alimentari e priorità di salute pubblica. Solo così possono diventare strumenti concreti per migliorare la salute e la sostenibilità”.