di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Dopo 13 anni di stallo, il primo bando nazionale per guide turistiche promuove meno dell’1% dei candidati iniziali (quasi 30 mila). Numeri, ricorsi e proteste riaprono il dibattito su accesso alla professione e riforma del settore. Mitur: esame «serio e rigoroso»

Dopo tredici anni di attesa, rinvii, ricorsi e riforme annunciate, lo Stato italiano ha finalmente rimesso mano al dossier delle guide turistiche. Un dossier ampio, che riguarda accesso alla professione, formazione, contrasto all’abusivismo e uso delle competenze nel turismo che cambia. Il suo tassello più visibile — e decisivo — è il primo bando nazionale di abilitazione.

Lo ha fatto in grande stile. La prova preselettiva si è tenuta nel novembre scorso in 8 sedi sparse per il Paese, con 12 mila candidati arrivati da ogni regione (su 29.228 iscritti iniziali). Un’operazione imponente e organizzativamente complessa, pensata per rimediare a oltre un decennio di vuoto normativo.  La struttura della prova — 80 quesiti a risposta multipla in 90 minuti, con una soglia di idoneità fissata a 25 punti — ricalcava secondo le intenzioni del ministero, modelli già adottati in passato a livello regionale. Il risultato, però, è di quelli che fanno rumore: alla prova preselettiva di novembre hanno superato il turno solo in 230.



















































I numeri

Il magro dato, come ha ricostruito Leonardo Bison sul Fatto Quotidiano, sulla base degli atti ufficiali (il ministero non aveva diffuso i numeri), diventa ancora più drastico se si guarda nel dettaglio. A sostenere effettivamente la prova sono stati 12.191 candidati: i promossi rappresentano così lo 0,7% del totale degli iscritti e appena l’1,8% di chi ha davvero svolto il test

La posizione del ministero

Per il ministero del Turismo, però, il problema non sembra stare nell’impianto del bando. Interpellato dal Corriere, il Mitur ha rivendicato la scelta di un esame «serio e rigoroso», respingendo le critiche sull’eccessiva selettività. Dopo anni di polemiche su concorsi poco stringenti e sul peso delle raccomandazioni, sostiene il ministero, è singolare che oggi si contesti una prova proprio perché severa. Alcuni aspetti potranno essere perfezionati, ma la valutazione secondo il ministero andrà fatta al termine dell’intera procedura. L’obiettivo del ministero  resta uno: «garantire professionisti qualificati, tutelare i turisti ed far emergere il sommerso».

Una storia che comincia lontano nel tempo…

Per capire come si sia arrivati a questo punto bisogna allargare lo sguardo. Dal 2013, prendendo atto della direttiva Bolkestein sulla concorrenza, l’Italia ha archiviato la storica abilitazione a guida turistica su base provinciale o regionale, valida — come ricordano le sentenze europee — in tutta l’Unione. Ma per costruire un sistema nazionale sono serviti oltre dieci anni, tra pronunce del Consiglio di Stato, ricorsi amministrativi e, infine, il Pnrr che ha imposto al governo di intervenire. Nel frattempo il turismo cresceva, si moltiplicavano le piattaforme digitali, aumentavano le visite informali. La cornice pubblica, invece, restava ferma.

Il paradosso è che la domanda di regole era altissima. Prima ancora della prova di novembre, il bando aveva raccolto circa 26.700 domande in appena quattro settimane, quasi mille al giorno, ben oltre le attese dello stesso ministero. Un dato che racconta un settore ampio, in fermento, in attesa da anni di un sistema nazionale chiaro e stabile. Non esattamente una platea distratta o improvvisata.

Un iter accidentato

Eppure l’iter dell’esame di abilitazione è stato accidentato sin dall’inizio. Nel maggio del 2025 il Tar del Lazio aveva sospeso temporaneamente il bando, accogliendo un ricorso contro alcune parti della procedura. La macchina si era fermata, salvo poi ripartire, dopo il rigetto dell’istanza. A dicembre, l’Associazione Nazionale Guide Turistiche (Angt) aveva ribadito una posizione già portata ai tavoli ministeriali: a favore di un esame nazionale con criteri omogenei su tutto il territorio, ma con una parte riservata alla conoscenza di uno specifico ambito regionale, così da consentire ai futuri professionisti di esercitare con competenza e serenità. 

La prova scritta è stata comunque fissata al 18 novembre 2025, in otto città, con una struttura a quiz a risposta multipla su un ventaglio vastissimo di materie: storia dell’arte, archeologia, geografia turistica, legislazione dei beni culturali, nozioni scientifiche e tecniche.

Il rischio, segnalato da molti operatori del settore, era che un filtro così impostato premiasse più la capacità di affrontare un test enciclopedico che l’esperienza sul campo. E se su quasi 30 mila candidati ne sono passati solo 230, non si è davanti a una semplice selezione severa: si è davanti a un imbuto estremo che produce un numero di nuove guide ben lontano dalle esigenze reali del mercato.

L’abusivismo

Oggi, le guide turistiche attive registrate nel nuovo portale del ministero sono circa 14 mila. A fronte di circa 130 milioni di arrivi turistici all’anno, la sproporzione è evidente. È anche per questo che migliaia di persone già oggi esercitano con abilitazioni conseguite in altri Paesi Ue, come accompagnatori turistici o con altri titoli, talvolta forzando i confini della normativa. In questo contesto, il rischio di abusivismo — segnalato da tempo dalle associazioni di categoria — torna inevitabilmente al centro.

Nel frattempo la riforma procede con un regime transitorio: fino alla fine del 2025 le guide già abilitate potevano continuare a esercitare secondo le regole precedenti, ma dal 2026 l’iscrizione all’elenco nazionale e il superamento dell’esame diventeranno obbligatori. Parallelamente, il ministero ha diffuso anche nuove indicazioni operative su come riconoscere una guida autorizzata e quali documenti debbano essere esibiti, con l’obiettivo dichiarato di contrastare l’abusivismo.

Guide influencer… ma gratis

C’è però un altro capitolo di questo stesso dossier che rende il quadro ancora più paradossale. Nelle stesse settimane in cui il ministero rivendica la severità del bando di abilitazione, ha pubblicato un avviso rivolto alle guide già iscritte all’elenco nazionale. Non è un concorso né una selezione, ma una procedura di adesione aperta: le guide sono invitate a diventare content creator istituzionali, producendo video e contenuti digitali per la promozione di territori, itinerari ed esperienze italiane sui canali ufficiali dello Stato, a partire da italia.it e dal Tourism Digital Hub.

Secondo l’avviso, però, non sono previsti compensi, rimborsi o contributi. I contenuti vengono ceduti gratuitamente al ministero, che ne acquisisce i diritti d’uso senza limiti temporali o territoriali. In cambio, le guide ottengono visibilità istituzionale.

È una costante tutta italiana: costruire un sistema richiede anni, ricorsi e selezioni durissime. Per chiedere lavoro gratuito, invece, basta un secondo.

Chiedi agli esperti

21 gennaio 2026 ( modifica il 21 gennaio 2026 | 12:53)