di
Enrica Roddolo
Parla Luis de Léon Barga scrittore e storico giornalista di Efe che ha insegnato a Letizia il mestiere di giornalista: «Re Felipe è ben consigliato e ha una moglie che conosce i meccanismi delle società in cui viviamo»
Un minuto di silenzio ha aperto oggi la sessione plenaria del Parlamento europeo per i 40 anni dell’adesione di Madrid all’Ue. Alla presenza di re Felipe VI, arrivato ieri con la regina Letizia sul luogo del disastro ferroviario di Adamuz (Cordova).
«E la regina Letizia fra i bambini feriti dal disastro ferroviario in Spagna, sul luogo dell’incidente di Adamuz è stata una figura chiave nella gestione del lutto pubblico e dell’empatia istituzionale», spiega raggiunto dal Corriere, Luis de León Barga scrittore e storico giornalista dell’agenzia Efe che ha insegnato alla giovane Letizia il mestiere di giornalista, prima delle nozze reali con Felipe. «Sì, per un anno sono stato il suo caporedattore. E in queste ore Letizia ha assunto un ruolo particolarmente visibile di fronte ai media: un intervento breve il suo, ma accuratamente costruito a fronte del tono più istituzionale e contenuto di re Felipe VI. La regina introduce un registro emotivo si dice “visibilmente commossa”, parla di “assistere, accompagnare, aiutare, soccorrere” spostando l’attenzione dal fatto politico alla sofferenza concreta delle persone. E crea un legame emotivo con i cittadini, umanizza l’istituzione. Re Felipe è ben consigliato e ha una moglie che conosce in prima persona i meccanismi delle società in cui viviamo».
Merito della precedente esperienza della regina di Spagna come giornalista?
«Certo, la regina ha capacità di sintesi e nell’uso di frasi che funzionano bene come titoli, rafforzando così il suo impatto mediatico. Inoltre, Letizia dimostra una notevole capacità di leggere il contesto emotivo. Interrompe l’agenda ufficiale, ascolta la radio, si tiene informata e verbalizza la sua preoccupazione in tempo reale. Tutto ciò proietta un’immagine di coinvolgimento attivo, non solo protocollare».
La regina Letizia e re Felipe VI hanno visitato i feriti ricoverati all’ospedale Reina Sofia di Cordova, hanno parlato con la stampa, rassicurato le famiglie dei feriti, tra i quali almeno 4 bambini e 12 persone in terapia intensiva, sopravvissuti al terribile incidente costato la vita a 42 persone. Un cambio di passo, l’istituzione che si fa vicina alla gente?
«La visita all’ospedale ha rappresentato la speranza e l’efficacia del sistema sanitario. E questo modello era già stato visto in tragedie precedenti, come l’incidente di Angrois nel 2013, dove la sua presenza fisica, il lutto rigoroso e il contatto diretto con le vittime e i vicini hanno consolidato un’immagine di impegno costante nel tempo. La coerenza tra passato e presente rafforza la sua credibilità comunicativa. E poi un anno fa la regina nel fango della Dana che ha distrutto Valencia …come per la tragedia della Dana la visita di ieri ha seguito lo stesso modello di presenza fisica, parole misurate e gesti simbolici di conforto. Non si tratta tanto di “fare qualcosa” in termini pratici, quanto di mettere in scena il lutto, la coesione e la resilienza nazionale».
I reali in visita fra i treni deragliati hanno voluto incontrare il giovane Julio, di appena 16 anni ribattezzato dai sopravvissuti ángel de los vagones, l’angelo dei vagoni che si è subito precipitato dentro alla carcassa del treno per soccorrere tanti feriti salvandone la vita.
«Congratulandosi pubblicamente con un ragazzo di 16 anni come Julio, i re non solo hanno riconosciuto il suo coraggio, ma hanno anche proiettato un’immagine di vicinanza intergenerazionale e di sostegno alla cittadinanza attiva».
I giovani, nei sondaggi sulla monarchia sono anche tradizionalmente i più scettici verso l’istituzione. Dunque che messaggio ha lanciato ieri il Re che ha scelto come motto Servicio, compromiso y deber, 50 anni dopo il Franchismo, celebrati giusto a novembre?
«La visita del Re è stata un gesto di legittimazione istituzionale e di sostegno emotivo, più che un intervento politico diretto. Ha spostato l’attenzione dall’incidente in sé – le sue cause o possibili negligenze – verso l’efficace risposta dello Stato. La frase pronunciata dal Re ad Adamuz, “Un Paese mostra il suo livello e la sua forza nel modo in cui gestisce le emergenze”, riassume il messaggio: non si valuta ciò che è accaduto, ma come si è reagito. Ciò contribuisce a dare un senso di controllo istituzionale e rafforza la fiducia dei cittadini nei servizi pubblici».
21 gennaio 2026 ( modifica il 21 gennaio 2026 | 13:58)
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