La sanità siciliana cammina sul filo del rasoio. Se da una parte i pronto soccorso si ritrovano cronicamente sovraffollati, dall’altra c’è una medicina territoriale che fatica a decollare: è il quadro allarmante che emerge da un appello indirizzato ai vertici della Regione, dal presidente Renato Schifani all’assessore alla Salute Daniela Faraoni, e ai sindaci dell’Isola firmato da cinque medici e docenti universitari, ai vertici delle Scuole di specializzazione in Igiene e medicina preventiva degli atenei dell’Isola, da Palermo a Catania, che mettono in guardia dal rischio di un nuovo collasso del Servizio sanitario regionale se non si interviene subito su prevenzione e territorio.

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Così, per arginare l’emergenza, viene sollecitato un potenziamento immediato delle campagne vaccinali contro i virus respiratori e una rapida attuazione delle strutture previste dal Pnrr, a partire da case e ospedali di comunità. “In Sicilia i principali indicatori epidemiologici descrivono un quadro di salute meno favorevole rispetto alla media nazionale, con un’aspettativa di vita media di circa 3 anni più bassa rispetto al Nord del Paese – scrivono i professori Claudio Costantino, Walter Mazzucco, Antonio Mistretta, Pasqualina Laganà e Vincenzo Restivo -. Inoltre, la Regione risulta in sofferenza nell’adempimento dei livelli essenziali di assistenza (Lea) dell’area della prevenzione e dell’area distrettuale (assistenza territoriale) e, anche per questa ragione, dal 2007 a tutt’oggi, permane in stato di Piano di rientro, subendo delle significative limitazioni nelle possibilità di dare risposte al bisogno di salute espresso dalle comunità”.

Il documento sottolinea dunque l’urgenza di integrare assistenza territoriale e domiciliare per garantire percorsi di cura continui e di prossimità, soprattutto ai cittadini più fragili, e invoca una maggiore sinergia tra sanità ed enti locali per superare un modello ancora troppo ospedalo-centrico e trasformarlo in un sistema più moderno ed efficiente. “In questo contesto, la Sicilia sta completando l’iter di realizzazione e attivazione delle case di comunità (strutture di assistenza primaria) e degli ospedali di comunità (strutture intermedie di assistenza e cura) – puntualizzano – previste dal Pnrr e da un decreto del Ministero della Salute e ulteriori sforzi sono necessari a riguardo della copertura e attivazione dei servizi di assistenza domiciliare integrata (Adi)”.

I professionisti spiegano inoltre che “i trend demografici ed epidemiologici sono noti e richiedono risposte di sistema e la collaborazione tra tutti gli attori del sistema socio-sanitario, così come ulteriormente evidenziatosi in occasione dell’emergenza pandemica causata dal Sars-Cov2. Ogni anno, l’incidenza delle malattie infettive a trasmissione respiratoria si caratterizza per un tipico e significativo incremento nelle stagioni più fredde. Tra gli agenti infettivi chiamati in causa, oltre che il virus influenzale e il Sars-Cov2, si annoverano anche altri virus respiratori stagionali (virus respiratorio sinciziale, Metapneumovirus, Rhinovirus, Adenovirus), la cui circolazione nella popolazione viene costantemente monitorata dal sistema di sorveglianza epidemiologica denominata RespiVirNet, coordinato dall’Istituto superiore di sanità. Alcuni di questi patogeni (influenza, Sars-Cov2 e virus respiratorio sinciziale), infatti, sono prevenibili attraverso le prestazioni offerte nel nostro Calendario di Immunizzazione Regionale”.

Qual è dunque la situazione a Palermo e in Sicilia? “Sebbene si stia progressivamente raggiungendo il picco stagionale di incidenza delle infezioni respiratorie – spiegano ancora – non è possibile abbassare la guardia: infatti, a partire da quando la curva epidemica inizierà la sua discesa, e sino alla fine dell’epidemia, si potranno registrare un numero di nuovi casi equivalenti a quelli che ci sono voluti per raggiungere al picco. È, quindi, fondamentale continuare a vaccinare la popolazione fragile contro influenza, oltre che contro le altre infezioni respiratorie vaccino-prevenibili, fino al termine indicato dalle autorità sanitarie, ovvero il 28 febbraio 2026. Tali vaccinazioni, efficaci già a partire da 7-10 giorni dopo la somministrazione, rappresentano l’unico strumento per limitare i contagi e le forme severe di malattie respiratorie. Tuttavia, non tutti i cittadini sono posti nelle condizioni di apprezzare l’importanza della prevenzione e, talora, messaggi fuorvianti diffusi tramite i mezzi di informazione e soprattutto i social media possono indurre i potenziali beneficiari a non aderire ai percorsi di prevenzione”.

Cosa serve dunque? “Al contempo, le cronicità rappresentano il maggior carico di malattia in una popolazione sempre più anziana, che necessita di assistenza frequente e continuativa, e, pertanto, di una presa in carico a livello domiciliare e comunitario, riducendo al dovuto il ricovero nelle strutture ospedaliere – continuano i professori -. Il combinato disposto di quanto prima richiamato, in assenza di percorsi di prevenzione performanti e della funzione di ‘filtro’, che è demandata all’assistenza territoriale, ripropone sistematicamente il fenomeno del sovraffollamento dei pronto soccorso e, conseguentemente, dei presidi ospedalieri, che invece dovrebbero prioritariamente essere dedicati alla cura delle acuzie e, in taluni casi, delle post-acuzie. La prevenzione, tramite le vaccinazioni nel caso delle malattie respiratorie vaccino prevenibili e l’approccio di comunità, attraverso il dispiegamento dei nuovi modelli organizzativi di presa in carico nel territorio – dalle case di comunità agli ospedali di comunità, senza dimenticare l’importanza dell’assistenza domiciliare, sotto il coordinamento delle Centrali operative territoriali – rappresentano le necessarie risposte al bisogno di salute espresso dalla popolazione e, in particolare, dalle persone fragili”.

Infine l’appello: “È certamente importante portare a compimento l’adeguamento della rete ospedaliera, riservando in questo contesto le giuste attenzioni anche alla lungo-degenza e alla riabilitazione, ma è altrettanto prioritario che, oltre a dedicare ogni possibile sforzo al miglioramento delle coperture vaccinali e, più in generale a favorire l’accesso ai percorsi di prevenzione, si portino a compimento tutti gli interventi strutturali previsti dalla normativa nazionale e finanziati dal Pnrr e dal Dm, mettendo in condizione le organizzazioni sanitarie, e con esse i professionisti sanitari, di offrire alla cittadinanza, e in particolare alle categorie più fragili della popolazione, le risposte appropriate nei setting assistenziali adeguati, ovvero a partire dal livello territoriale, favorendo al contempo una piena integrazione socio-sanitaria”.

I professori, in chiusura, non nascondono le loro preoccupazioni. “Pur apprezzando l’impegno a oggi profuso, non possiamo esimerci dall’esprimere preoccupazione. Nel rappresentare la piena disponibilità alla collaborazione – concludono – rivolgiamo un accorato appello affinché si continui ad assicurare ogni possibile sforzo per migliorare le coperture vaccinali nei soggetti fragili, oltre che nelle categorie contemplate dal piano nazionale della prevenzione vaccinale, nonché per procedere, nel più breve tempo possibile, al potenziamento dell’offerta dei servizi sanitari nel territorio, dall’Adi alle case della salute, che potranno garantire assistenza e cure continuative e di prossimità, agli ospedali di comunità, che potranno offrire 800 ulteriori posti letto destinati all’erogazione di interventi sanitari a bassa intensità clinica, ma che necessitano di assistenza sanitaria continuativa non erogabile a domicilio. E’ indispensabile consolidare la sinergia tra il Servizio sanitario regionale e gli enti locali, le comunità e tutti i portatori di interesse, in ottica di una presa in carico socio-sanitaria dei bisogni espressi dalla popolazione”.

A firmare la lettera sono stati Claudio Costantino, presidente della Sezione siciliana della Società italiana di Igiene, Medicina preventiva e Sanità pubblica (S.It.I.), professore associato di Igiene generale e applicata all’Università degli studi di Palermo; Walter Mazzucco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva e coordinatore del Master in Organizzazione e Management strutture e servizi sanitari (OrMaSSS) dell’Università degli studi di Palermo; Antonio Mistretta, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università degli studi di Catania; Pasqualina Laganà, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università degli studi di Messina; e Vincenzo Restivo, coordinatore della scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università degli studi di Enna “Kore”.