Quando un virus ci colpisce non è protagonista assoluto degli effetti che si ripercuotono sul nostro organismo. Semmai è quest’ultimo a fare la differenza nel determinare se quel virus ci causerà o meno una malattia e quanto sarà grave. Un gruppo di ricercatori statunitensi è partito da un ’naso in vitro’ per arrivare a questa scoperta. In pratica ha creato un tessuto nasale umano coltivato in laboratorio giungendo alla conclusione che, quando il rinovirus, causa più frequente del raffreddore, infetta la mucosa delle vie nasali, le cellule collaborano per combatterlo attivando un arsenale di difese antivirali. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Cell Press Blue.

Una ricerca “particolarmente interessante”, così la definisce l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco. E spiega perché: “Ci mostra quanto possa essere utile utilizzare nelle sperimentazioni i cosiddetti ’organoidi’, ovvero tessuti complessi coltivati in laboratorio che simulano il funzionamento reale dei nostri organi. In questo caso parliamo della mucosa, ossia il rivestimento interno del nostro naso. Da sempre si è saputo che la mucosa nasale rappresentasse il primo filtro alle infezioni. Questo studio ci spiega come”.

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Cellule di difesa

Sono le guardiane della nostra salute. In questo caso, spiegano i ricercatori, “le cellule del naso collaborano per proteggerci dal raffreddore comune e suggeriscono che le difese del nostro organismo contro il rinovirus, non il virus stesso, in genere predicono se prenderemo o meno un raffreddore, nonché la gravità dei nostri sintomi”.

“Essendo la causa principale del raffreddore comune e una delle principali dei problemi respiratori nelle persone colpite da asma e altre patologie polmonari croniche, i rinovirus sono molto importanti per la salute umana – spiega Ellen Foxman, della Yale School of Medicine, autrice senior dello studio. Questa ricerca ci ha permesso di osservare la mucosa nasale umana e di vedere cosa accade durante le infezioni da rinovirus, sia a livello cellulare che molecolare”.

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Il naso in provetta

Il team Usa è partito creando un tessuto nasale umano coltivato in laboratorio, appunto un naso in provetta. Hanno coltivato cellule staminali nasali umane per quattro settimane, esponendone la superficie superiore all’aria. Un procedimento che porta a un risultato preciso: in queste condizioni le cellule staminali si sono differenziate in un tessuto che conteneva molti dei tipi cellulari che si trovano nelle vie nasali umane e nel rivestimento delle vie aeree polmonari, comprese le cellule che producono muco e quelle dotate di ciglia, strutture mobili simili a peli che spazzano via il muco dai polmoni.

“Questo modello riflette le risposte del corpo umano in modo molto più accurato rispetto alle linee cellulari convenzionali utilizzate per la ricerca virologica – ha sottolineato Foxman – . Visto che il rinovirus causa malattie negli esseri umani ma non in altri animali, i modelli organo tipici dei tessuti umani sono particolarmente preziosi per studiare questo virus”.

Le risposte di migliaia di cellule

Il ’naso in vitro’ si è rivelato un modello vincente perché ha permesso al team di esaminare le risposte coordinate di migliaia di singole cellule contemporaneamente e di testare come esse cambiassero quando i sensori cellulari che rilevano il rinovirus venivano bloccati. Così facendo è venuto a galla il meccanismo difensivo che tiene a bada le infezioni da rinovirus, coordinato dagli interferoni, proteine che bloccano l’ingresso e la replicazione dei virus. Ciò che gli scienziati hanno osservato è un vero e proprio scudo contro il rinovirus. Succede questo: dopo averne rilevato la presenza, le cellule del rivestimento nasale producono interferoni, che inducono una difesa antivirale coordinata delle cellule infette e di quelle vicine, rendendo l’ambiente inospitale per la replicazione virale.

Se gli interferoni agiscono abbastanza rapidamente, il virus non può diffondersi. E quando i ricercatori durante l’esperimento hanno impedito questa risposta, il virus ha infettato rapidamente molte più cellule, causando danni e, in alcuni casi, la morte degli organoidi infetti. A tale proposito, Bao Wang della Yale School of Medicine e primo autore dello studio, afferma: “I nostri esperimenti dimostrano quanto sia fondamentale ed efficace una rapida risposta all’interferone nel controllo dell’infezione da rinovirus, anche in assenza di cellule del sistema immunitario”.

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I campanelli d’allarme

Ma lo studio ha evidenziato anche altre risposte al rinovirus, risposte che si attivano quando aumenta la replicazione virale. Un esempio: il rinovirus può azionare un diverso sistema di rilevamento che induce le cellule infette e non infette a produrre sinergicamente muco in eccesso, aumentare l’infiammazione e qualche volta provocare problemi respiratori nei polmoni. “Tutto ciò potrebbe rappresentare un valido obiettivo per intervenire sull’infezione da rinovirus e promuovere una sana risposta antivirale, affermano i ricercatori”, chiarisce Foxman. Un punto debole però questa sperimentazione ce l’ha. Sono gli stessi ricercatori a riconoscerlo.

“Gli organoidi utilizzati contengono un numero limitato di tipi cellulari rispetto a quelli presenti nell’organismo – precisano -. Questo perché in quest’ultimo un’infezione attrae altre cellule, comprese quelle del sistema immunitario, per unirsi alla difesa contro l’infezione da rinovirus”. E concludono: “Comprendere come altri tipi cellulari e fattori ambientali nelle vie nasali e nelle vie aeree calibrino la risposta dell’organismo all’infezione da rinovirus è un l’importante passo avanti che abbiamo compiuto con il nostro lavoro”

Nel naso un sistema di difesa indipendente

Secondo l’epidemiologo Lopalco una delle novità rivelate dallo studio Usa, “è che la difesa rappresentata dalla mucosa nasale è completamente indipendente dal sistema immunitario, visto che nel ’naso in provetta’ non sono presenti cellule del sistema immune”. E prosegue: “I ricercatori hanno infettato questo organoide con un rinovirus, un patogeno che comunemente causa raffreddore, ma che in rari casi può anche infettare le basse vie aeree provocando una malattia più grave. La scoperta più importante che ne deriva è che le cellule nasali hanno bloccato, o comunque ridotto la duplicazione del virus, grazie alla produzione di una sostanza, l’interferone, ben nota come potente antivirale”.

Lopalco va al punto: “Dunque, la gravità di un’infezione virale viene determinata fin dal suo primo incontro con il nostro organismo”. E conclude: “Già nel naso, a seconda di come le nostre cellule siano in grado di reagire localmente, si decide se il virus verrà inattivato completamente, oppure riuscirà a propagarsi e a causare un’infezione più o meno grave”.